sabato 18 febbraio 2017

BULIMIA SESSUALE

Il termine bulimia sessuale si riferisce alla compulsione nel ricercare un gran numero di incontri sessuali. Sono stata intervistata sull'argomento dalla giornalista Barbara Gabbrielli per il settimanale "Confidenze" n°8 del 15/02/2017 e propongo qui il box dal titolo: "Compulsione pericolosa" abbinato alla testimonianza dal titolo " Ho fatto sesso con più di 50 uomini". Subito dopo le risposte integrali all'intervista.

1)Tanti uomini, uno dietro l'altro: che cosa significa questa bulimia sessuale?
1) Il termine bulimia sessuale si riferisce alla compulsione nel ricercare un gran numero di incontri sessuali. Tale compulsione non deriva da un reale desiderio sessuale, che anzi è quasi sempre assente, ma dal bisogno di trovare un canale alternativo per spegnere un’angosciante frustrazione di fondo subita in altri campi (familiare, sociale, lavorativo, affettivo…) che non si riesce ad affrontare diversamente a livello psichico.
2) Si può configurare come disturbo sessuale?
2) Si, può essere configurato come un disturbo sessuale e talvolta coesiste con il DOC (Disturbo Ossessivo-Compulsivo) oppure può essere un’evoluzione della Bulimia Nervosa.
3) Che tipo di vuoto va a colmare? E ci riesce?
3) La ricerca compulsiva di partner sessuali cerca di soddisfare alcuni bisogni, non appagati in altro modo, tra questi il bisogno di autostima, di potere, quello di sentirsi femminile, apprezzata, considerata, desiderata, accettata, di piacersi e di piacere. L’euforia iniziale di un nuovo incontro regala l’illusione che tutte le frustrazioni esperite svaniscano all’istante, ma ci si rende conto ben presto che non è così e si ripiomba, con forti sensi di colpa, in uno stato di angoscia.
4) Dobbiamo assecondare questa tendenza o fare qualcosa per interromperla? e come?
4) I sintomi della bulimia sessuale presentano un incremento nei momenti di maggiore depressione e sconforto. Assecondare questa tendenza può risultare dannoso in quanto come predetto essa non procura un reale benessere, ma alla lunga mina l’autostima e danneggia la salute psico-fisica. Purtroppo molte persone non si rendono conto di avere un problema e scambiano i propri atti sessuali compulsivi per “mentalità aperta” e disinibizione. Il primo passo da fare per interrompere tale tendenza patologica è quello di capire che si ha un problema, accettarlo e chiedere l’aiuto di uno psicologo che aiuti a capire quali sono le reali cause che si celano dietro al disturbo e a risolverlo per ritornare a viversi a pieno una serena femminilità ed una sana sessualità.

Se hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero 3333072104
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)

venerdì 3 febbraio 2017

TERAPIA DI COPPIA CASERTA



Se vi trovate qui nel mio blog a leggere un post sulla terapia di coppia molto probabilmente è perché attraversate un brutto momento per la vostra relazione e state valutando le possibili soluzioni al problema. Solo una piccola percentuale delle coppie che vivono un periodo difficile cerca un aiuto professionale e generalmente ciò avviene solo quando vi è già una  notevole compromissione del rapporto. Questo accade principalmente per alcuni pregiudizi e idee sbagliate sulla terapia di coppia. Da ciò nasce l’idea di scrivere un post per dare informazioni utili a tutti coloro che intendono intraprendere questo percorso.
Quali sono i benefici della psicoterapia di coppia?

1)   Aiuta a migliorare la comunicazione di coppia e a renderla più efficace.
La maggior parte dei conflitti nella relazione è causata da uno stile di comunicazione disfunzionale, talvolta abusivo e svalutante nei confronti del partner e che ha come unico risultato quello di inasprire il rapporto. A volte si inizia una gara, persa per entrambi in partenza, “a chi alza di più la voce” arrivando al punto di non riuscire ad ascoltare più nemmeno se stessi. Il terapeuta insegna a comunicare in maniera più sana ed educa ad un ascolto attivo ed empatico; inoltre aiuta a distinguere i tipi di comunicazione efficaci da quelli che invece portano direttamente al conflitto.

2)   Aiuta la coppia ad identificare le problematiche che saranno al centro del trattamento (es. difficoltà sessuali, gelosia ecc...) e a risolverle in modo produttivo attraverso la modifica dei pensieri e dei comportamenti disfunzionali rivolti verso l’altro. Il terapeuta aiuterà ognuno dei partner a comprendere il proprio ruolo nelle interazioni disfunzionali. Affinché una terapia sia efficace entrambi i partner devono essere disposti a mettersi in gioco, a cambiare, a concentrarsi sui propri atteggiamenti che contribuiscono a creare i problemi di coppia e a cambiarli, senza pretendere di cambiare gli atteggiamenti del proprio partner. Ciò aiuterà entrambi a cambiare il loro modo di percepire il rapporto e l’altro.

3)   Aiuta i coniugi a condividere tra loro pensieri ed emozioni che diversamente avrebbero avuto paura ad esprimere, diminuendo così l’evitamento emotivo e favorendo l’empatia della coppia, una maggiore vicinanza e la risoluzione dei conflitti.
4)   Aiuta la coppia a vedere il rapporto in maniera più obiettiva, a smettere di attribuire colpe al partner e iniziare a guardare a ciò che accade alla coppia come il frutto di qualcosa creato da pensieri, comportamenti e azioni di entrambi i partner.
5)   Valorizza i punti di forza nel rapporto e li utilizza per affrontare e superare positivamente i momenti di difficoltà.
Quali sono le situazioni in cui è utile chiedere aiuto?

1)   Quando si avverte di non riuscire più a comunicare in maniera sana all’interno del rapporto.
2)   Quando uno o entrambi i partner si impegnano in una relazione extraconiugale.
3)   Quando i partner decidono di restare insieme “per il bene dei figli”. Se ci sono problemi importanti tra loro il legame diventerà estremamente dannoso anche per il figli. Solo se la coppia è in grado di risolvere i suoi problemi creando un legame sano genererà un naturale benessere ed equilibrio per tutti i membri della famiglia.
4)   Quando in casa sembra di essere più dei coinquilini che una coppia vera e propria e il rapporto manca di comunicazione e intimità.
5)   Quando i partner sono consapevoli di avere un problema tra di loro ma non sanno come affrontarlo.
6)   Quando all’interno della coppia si vivono disagi derivanti da varie problematiche: sesso, infedeltà, legami con la famiglia di origine, problemi di salute cronici, sterilità, uso di sostanze, gioco d’azzardo, conflitti frequenti ecc. ...
7)   Appena ci si rende conto di avere un problema di coppia che non si riesce a risolvere da soli è bene chiedere l’intervento di un professionista prima che il problema si cronicizzi.
Cosa fare se il proprio partner è contrario alla terapia?

Qualche volta in terapia arriva una coppia in cui uno dei due è trascinato dall’altro e mostra sin da subito un atteggiamento ostile nei confronti della situazione terapeutica; ciò accade per vari motivi, un po’ per scarse o false informazioni su come si svolgono le sedute, un po’ per la paura di essere giudicati o di essere fraintesi, oppure semplicemente per l’idea che “i panni sporchi si lavano in famiglia”, o ancora perché non si ha fiducia nell’esito della terapia. Il fatto che queste persone, pur avendo delle resistenze, decidano ugualmente di iniziare un percorso terapeutico, regala alla coppia una chance e consente al partner dubbioso di farsi un’idea più realistica riguardo alla terapia e di lavorare all’interno della relazione terapeutica in maniera più produttiva e positiva. Se invece uno dei partner non vuole proprio saperne di iniziare una terapia è possibile intraprendere un percorso terapeutico individuale:
- focalizzato sulla relazione se ci sono piccole incomprensioni,
- focalizzata su se stessi e sul proprio benessere se non c’è volontà da parte dell’altro di collaborare per la risoluzione delle problematiche di coppia.
Come scegliere il giusto psicoterapeuta?

Nel caso della terapia di coppia è importante scegliere un professionista che sia specializzato nelle dinamiche di coppia. Di questo se ne occupa la psicoterapia sistemico-relazionale che è la terapia designata per difficoltà coniugali. Lo psicoterapeuta sistemico-relazionale, per la sua attenzione alle relazioni tra persone, è il professionista più indicato per affrontare le problematiche personali e interpersonali dell’individuo, della coppia e della famiglia.


-La terapia di coppia è un percorso duro e intenso che per risultare efficace va affrontato in maniera realistica, senza fretta, con tanta pazienza e grande impegno. Ci vuole tempo infatti per abbandonare le vecchie abitudini, dannose per il rapporto, e impararne altre più efficaci e funzionali al benessere di coppia. Se si ha pazienza e voglia di ritrovarsi ne varrà la pena!


Se il tuo rapporto è in crisi e hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero 3333072104
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale

Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)

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mercoledì 28 dicembre 2016

TENTAZIONI: COME RESISTERE

Per tutti noi è estremamente difficile resistere alle tentazioni e spesso queste ci inducono in errore. Sono stata intervistata sull'argomento dalla giornalista Barbara Gabrielli per il settimanale "Starbene" n°2 del 2/01/2017 e propongo qui l'articolo dal titolo: Tentazioni piccola scuola di resistenza. Subito dopo le risposte integrali all'intervista.



Quando siamo a dieta e un’amica ci propone una fettina della nostra torta preferita è estremamente difficile resistere a quella diabolica tentazione. Questo accade perché il pensiero di lasciarsi avvolgere dal piacere di una appetitosa fettina ci fa sentire bene e ci dona felicità. La tentazione, di qualunque natura sia, è allettante poiché dona una immediata gratificazione. Il piacere che deriva da un bisogno gratificato (mangiare la fetta di torta) ne rende più difficile la resistenza in futuro. Da un punto di vista evolutivo le cose piacevoli hanno per noi la priorità perché ci tengono in vita; il nostro cervello tende a registrare e a considerare importanti le azioni che compiamo con frequenza, con il risultato di aumentare ancora di più il desiderio per la cosa proibita (più mangio dolci più ne voglio). Naturalmente il piacere dura solo qualche momento per poi lasciare spazio a inquietanti sensi di colpa, tristezza e insoddisfazione per l’essere stati incapaci di mantenere il controllo. La tentazione, infatti, spinge a soddisfare i nostri desideri a breve termine senza pensare alle conseguenze. Quando ci rendiamo conto di aver trasgredito spesso ci mortifichiamo e ci imponiamo di non sbagliare più, oppure ci consoliamo con il pensiero che “...non è importante se ogni tanto capita”, atteggiamenti errati che col tempo ci conducono a perdere totalmente il controllo della situazione.
Precipitare in un momento di debolezza è facile, molto più difficile può essere affrontarne le conseguenze. Ecco perché davanti alle tentazioni cerchiamo di resistere, ma come ho detto non è affatto semplice. Tuttavia abbiamo una risorsa che ci permette di gestire le tentazioni, l’autocontrollo, ovvero la capacità di tenere a freno gli impulsi (fame, sesso, voglia di spendere...), L’autocontrollo è una risorsa necessaria per resistere alle tentazioni ed è strettamente correlato alla forza di volontà e all’autodisciplina. Un autocontrollo efficace è collegato alla felicità e al successo nella vita. Le persone che hanno un basso autocontrollo invece, rendono meno e sono maggiormente a rischio di sviluppare dipendenze ed essere infelici. L’autocontrollo può essere allenato, proprio come un muscolo.
Ecco qualche consiglio pratico per rispondere alle tentazioni ed aumentare così il proprio autocontrollo:
1)      Concentrati su ciò che devi fare, non su ciò che non devi fare. Invece di importi di non dover mangiare la fetta di torta riferisci a te stesso che stai seguendo un’alimentazione sana; invece di dire a te stesso che non devi mangiare le unghie, afferma che le stai lasciando crescere.  Se si cerca di sopprimere certi pensieri essi possono rinforzarsi ancora di più con il risultato di fare pensieri indesiderati più forti; è utile invece sostituire i pensieri opprimenti (non devo mangiare la torta) con altri di natura positiva (sto seguendo una sana alimentazione). Con il tempo il tuo nuovo modo di pensare diventerà la strada più facile da seguire.
2)      Identifica i tuoi bisogni reali. Molto spesso dietro alle nostre tentazioni si nascondono bisogni diversi. E’ importante capire qual è la reale motivazione che ci spinge a compiere un’azione, cosa ci manca realmente e che ci fa sentire insoddisfatti. Ad esempio si potrebbe essere tentati di fare una scorpacciata di dolciumi quando si è depressi perché non abbiamo trovato l’anima gemella, ma non sono i dolci che desideriamo veramente. Invece di abbuffarsi si può trovare una soluzione alla mancanza di un compagno, dunque uscire di più, organizzare feste, iscriversi ad associazioni, in palestra ecc... Quando avremo raggiunto la consapevolezza reale di ciò che ci fa sentire insoddisfatti, potremo soddisfare i nostri bisogni in maniera più sana.
3)     Utilizza la procrastinazione (rimandare un’azione). Quando si rimanda una tentazione, si invia al cervello il messaggio che quella non è una situazione di vita o di morte e dunque il desiderio per la tentazione stessa cala. Se sei di fronte a una tentazione, ad esempio mangiare o meno quella fetta di torta, comprare o meno l’ennesimo paio di scarpe pur essendo al verde, non reprimere il bisogno ma prenditi del tempo, rimanda la tentazione per una decina di minuti e nel frattempo dedicati ad altro, distraiti. Ciò calmerà il desiderio e lo renderà più gestibile.
4)      Utilizza la tecnica del Se-Allora. Nei giorni in cui sei maggiormente stanco o nervoso è molto difficile tenere a bada le tentazioni. In queste situazioni è possibile sostituire un’azione negativa con un’altra meno dannosa. Ad esempio: “se ho voglia di mangiare una fetta di torta allora mangio una mela”. Questa tecnica risulta ancora più efficace se la situazione sostitutiva ci dona un piacere equivalente rispetto al desiderio originario.
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)
per info. 3333072104

giovedì 6 ottobre 2016

SE IL PARTNER SVOLGE UN LAVORO PERICOLOSO

Ci sono persone che affrontano il rischio tutti i giorni, per lavoro. Ma come vivono i  loro partner? Sono stata intervistata sull'argomento dalla giornalista Barbara Gabbrielli per il settimanale "Starbene" n°42 del 10/10/2016 e propongo qui l'articolo dal titolo "Se il pericolo è il suo mestiere".







Un lavoro pericoloso è quello che mette in pericolo la sicurezza o la vita di una persona. In questa categoria ci sono vigili del fuoco, agenti di polizia, tecnici dell'alta tensione, inviati di guerra... Vivere la vita accanto ad un uomo che svolge un lavoro pericoloso è destabilizzante perché ci si ritrova quotidianamente a fare i conti con la paura di perdere tutto da un momento all’altro, le certezze, il futuro, i progetti, l’unità familiare, il proprio compagno di vita, la salute... tutto viene messo in discussione. L’ansia diviene una costante della vita e può manifestarsi con disturbi del sonno e dell’appetito, difficoltà di concentrazione, irritabilità, inquietudine, ritiro sociale ma anche con sintomi somatici quali tachicardia, palpitazioni, sudorazione marcata, nausea, sbalzi di temperatura, senso di vertigine o di sbandamento, ecc. ... 
Questo stato di preoccupazione penetra nella coscienza e si accentua in determinate situazioni: ad esempio se non si può o non si riesce a raggiungere telefonicamente il proprio compagno a lavoro, o quando non sono chiari i rischi ai quali il proprio compagno è sottoposto, oppure quando gli viene affidata una nuova mansione della quale non si sa nulla, quando per motivi lavorativi sarà lontano da casa per un lungo periodo, o ancora quando si parla di storie traumatiche tra amici o in tv. 
In una coppia che vive quotidianamente elevati livelli di stress sono molti gli atteggiamenti che possono mettere a repentaglio la stabilità del rapporto. Il primo da evitare è quello di chiusura: quando nella coppia, per scongiurare il litigio e le incomprensioni, non si condividono emozioni, ansie, passioni, desideri, ci si ritrova a non riconoscere più l’altro e a vivere nel tempo come perfetti estranei, alimentando così il senso di solitudine. Il saper comunicare è un elemento fondamentale che sta alla base di una sana relazione. La coppia che non comunica o che lo fa in maniera inappropriata alimenta i conflitti e le incomprensioni e ne rende sempre più difficile la risoluzione. Gestire le preoccupazioni in maniera sbagliata, cioè permettendo alle emozioni negative (rabbia, paura, frustrazione, angoscia...) di prendere il sopravvento, col tempo logora il rapporto di coppia.  Altro aspetto è la non accettazione del lavoro del partner che può portare a litigi insani e frequenti, fatti di continue recriminazioni e accuse, in particolare quella di essere egoista e non pensare sufficientemente alla serenità familiare. Talvolta le insicurezze e le pressioni da parte della donna sono tali da spingere l’uomo a cambiare lavoro, sottolineando così una mancanza di stima e accettazione dei bisogni del marito. Una carriera è per la vita e, costringere una persona a fare un lavoro che non la rende felice, solo per placare angosce, paure e frustrazioni personali, influisce negativamente anche sul benessere e la stabilità della coppia. 
Come comportarsi con i bambini?
I bambini molto piccoli (età prescolare e primi anni età scolare), pur facendosi un’idea di quanto pericoloso sia il lavoro del proprio genitore, non comprendono chiaramente il tipo di pericolo che egli deve affrontare. Tuttavia se non li si aiuta a capire, essi potrebbero dare spazio alle loro fantasie e credere che qualcosa di ancora più pericoloso potrebbe accadere. Il primo passo è scoprire cosa pensa il piccolo del lavoro del papà e quali sono le sue preoccupazioni in merito. E’ importante incoraggiare i bambini ad esprimere le loro emozioni, ad esternare il loro stato d’animo anche chiedendo apertamente come si sentono. Bisogna dimostrargli che si è pronti ad ascoltare tutto ciò che hanno da dire, senza pensare di dover necessariamente fornire risposte o soluzioni, o spiegare tutto nei dettagli. Se il caso lo richiede rispondere alle loro domande onestamente, utilizzando parole che possano capire. E’ possibile aiutarli dicendo loro cosa si sa della situazione. Si può rassicurare il bambino ricordandogli che il papà è addestrato per stare attento e farà tutto il possibile per rimanere al sicuro e anche se il lavoro del papà è rischioso vale sempre la pena inseguire i propri sogni. Alcuni bambini, soprattutto i più piccoli, trovano più facile parlare mentre stanno giocando con i giocattoli oppure esprimere ciò che sentono attraverso il disegno e il gioco. E’ importante che essi sappiano che possono condividere tutti i loro sentimenti circa il lavoro pericoloso dei genitori. Va sottolineato che i bambini, anche quelli più piccoli, sono in grado di percepire le preoccupazioni e le paure dei genitori, quindi è necessario essere onesti con loro, con parole che possano comprendere, come ci si sente e come si sta cercando di affrontare in positivo le proprie emozioni, elencando le cose che vi stanno dando conforto.
E’ utile mettere in atto delle strategie per vivere serenamente accanto ad un uomo che svolge un lavoro pericoloso. Pertanto è necessario:
-Sviluppare tecniche di gestione dello stress: ovvero, praticare tutte quelle attività che permettono di scaricare lo stress, ad esempio fare jogging, scrivere un diario che racchiuda emozioni, ansie e preoccupazioni legate alla quotidianità,  parlare con gli amici, fare un bagno rilassante, praticare lo yoga e la meditazione... 
-Passare del tempo di qualità con il proprio compagno quando si è insieme. Assicurarsi che i giorni di riposo siano divertenti e rilassanti. Si potrebbe programmare di andare insieme a cena fuori, fare un massaggio di coppia, un percorso in una spa, oppure andare a vedere un film. L’obiettivo è quello di liberarsi dallo stress da lavoro il più possibile, di fortificare il legame di coppia creando complicità, migliorando così anche la qualità della vita familiare.
-Conoscere il lavoro del proprio compagno in maniera approfondita per non allarmarsi anche quando non ce n’è bisogno. Ad esempio ci si potrebbe informare sui dispositivi di protezione individuale, armi, strumenti, attrezzature a sua disposizione che gli garantiscono di svolgere il lavoro in estrema sicurezza.
-Ascoltare i bisogni dell’altro e utilizzare uno stile di comunicazione sano. Alla base di una relazione sana c’è sempre una buona capacità di comunicare. E’ importante comprendersi per evitare fraintendimenti, essere empatici, ovvero mettersi nei panni dell’altro, eliminando giudizi gratuiti. Evitare battaglie inutili quando si è insieme.
-Crearsi una rete sociale con cui poter parlare ed esprimere i propri sentimenti, ad esempio ci si potrebbe iscrivere ad una delle associazioni presenti sul territorio, oppure trovare su internet dei forum di persone che condividono le stesse problematiche.
-Cercare un aiuto professionale quando i livelli di ansia diventano ingestibili o quando si avverte che il rapporto si sta logorando. Per una coppia non è semplice affrontare in maniera costruttiva i problemi che l’affliggono in quanto spesso ci si lascia travolgere dal malessere e non si riesce ad uscirne. In questi casi uno psicoterapeuta familiare può aiutare le coppie a migliorare la comunicazione e l’ascolto e a trovare dei modi sani per andare oltre il conflitto.
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico Relazionale
Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)
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martedì 20 settembre 2016

ATYCHIPHOBIA: PAURA DI SBAGLIARE


Tutti vivono almeno una volta nella vita la paura di sbagliare. Ci si chiede spesso se un esame per il quale si è studiato andrà bene, se si è o meno all’altezza di svolgere un determinato lavoro, se si riuscirà a fare quel discorso in pubblico, se sia il caso o meno di aprire quella nuova attività, ecc. ... Una ragionevole quantità di dubbio sulla buona riuscita di alcuni progetti è normale e presente nella maggior parte delle persone.  Quando però la paura di sbagliare diventa bloccante si parla di ATYCHIPHOBIA. Il termine si riferisce alla paura spropositata, ingiustificata e persistente di fallire.
Tale paura rappresenta un forte ostacolo nella vita di chi la esperisce perchè può condizionarla, impedirle di andare avanti, di agire, di evolvere, con il rischio di perdere grandi opportunità lungo la strada. In genere si ha un blocco nell’agire perché ci si prospetta già delle conseguenze negative, come ad esempio la paura di rendersi ridicoli agli occhi degli altri in caso di fallimento. L’atychiphobia è dunque strettamente collegata alla paura del giudizio degli altri, ma anche da una scarsa fiducia nelle proprie capacità ed una ipercriticità in tutto ciò che si fa perché, come si sa, il giudice interiore è quello più severo. Tali aspetti portano nel tempo ad un auto-sabotaggio costante fatto di tanti “non posso”, “non ci riuscirò mai”, “non ho il tempo”, “non sarò mai abbastanza capace”, “non ho i soldi”, “non è il momento”, “poi lo farò”, ecc. ... con il risultato di procrastinare, cioè di rimandare o addirittura di rinunciare nel tempo alle cose che si vorrebbero fare.
LE CAUSE DELLA PAURA ECCESSIVA DI SBAGLIARE
La paura del fallimento può essere collegata a molte cause, e più in particolare:
- uno stile educativo ipercritico dei genitori durante l’infanzia:
L’autostima è strettamente legata alle relazioni instaurate con le figure di riferimento durante l’infanzia (genitori, nonni ... ). Uno stile educativo ipercritico del genitore, pronto cioè a sottolineare tutti gli errori del bambino, a biasimarlo, a svalutare costantemente il suo operato, a ridicolizzarlo e umiliarlo, a non lodarlo per gli aspetti positivi, mina l’autostima del bambino e lo induce a crescere con elevati livelli di ansia e la costante paura di sbagliare.
- aver vissuto un evento traumatico o imbarazzante in passato: un fallimento vissuto con estremo imbarazzo nel passato alimenta la paura di fallire in altre esperienze, anche anni dopo.
COME SI AFFRONTA LA PAURA DI SBAGLIARE
La paura eccessiva di sbagliare nasce da una insana convinzione radicata nel tempo che commettere un errore sia molto grave. Dunque il primo punto dal quale bisogna partire è che il fallimento fa parte della vita di ognuno di noi; tutti sbagliamo, lo facciamo in continuazione e questo non è assolutamente un aspetto negativo, poiché è proprio grazie agli errori commessi che cresciamo, miglioriamo, apprendiamo. Pensiamo a quante volte siamo caduti dalla bici prima di imparare a stare in equilibrio, o a quanti errori grammaticali abbiamo commesso prima di imparare a scrivere ... e potrei continuare all’infinito con esempi che ci spingono a riflettere sul fatto che è impossibile vivere una vita senza commettere errori.
Quindi  basta rinunce, esse lasciano sempre spazio al rimpianto che è molto peggio del fallimento perche è più angosciante e i suoi effetti durano molto più a lungo. Rompete la campana di vetro in cui siete ingabbiati e abbiate il coraggio di sperimentare la realizzazione dei vostri obiettivi senza lasciarvi scoraggiare dagli sbagli; piuttosto considerate gli errori commessi come una preziosa esperienza, accettateli e imparate da essi per prevenirli e fare meglio la prossima volta. Se il vostro obiettivo vi sembra troppo impegnativo da realizzare fate piccoli passetti alla volta così non vi  sentirete sopraffatti e renderete il vostro obiettivo più gestibile; ciò vi consentirà di procedere in avanti e rinforzare la fiducia in voi stessi. Se ritenete che la paura di sbagliare stia deteriorando giorno dopo giorno la qualità della vostra vita e vi sentite sopraffatti, sarà prezioso il sostegno di uno psicologo che vi aiuterà a comprendere la natura delle vostre paure e a trovare strategie efficaci per affrontarle.
Per qualsiasi informazione è possibile contattarmi al numero 3333072104
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale

lunedì 5 settembre 2016

LA TUA COPPIA È IN CRISI? SCOPRI QUALI SONO I SEGNALI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

Un rapporto di coppia quasi mai si spegne da un giorno all’altro. Ci sono nel tempo dei segnali che preannunciano l’imminente crisi. Riconoscere prontamente tali segnali permette di intervenire prima che la coppia si perda. Individuarli non è difficile; vediamo insieme quali sono i sintomi più comuni che indicano che la coppia è in crisi:

1 LITIGARE DI FREQUENTE O NON LITIGARE AFFATTO: i litigi “sani”, ovvero quelli in cui si utilizza una comunicazione funzionale alla risoluzione del problema, sono dei momenti essenziali, oserei dire vitali, per il  benessere della coppia perché consentono, attraverso l’evoluzione che ne consegue, un costante equilibrio tra i partner.
I litigi “insani”, invece, non sono funzionali al benessere della coppia in quanto sono caratterizzati da una comunicazione disfunzionale ricca di continui insulti e accuse, critiche sprezzanti anche per piccoli problemi quotidiani, mancanza di rispetto sempre più marcata, mancato riconoscimento o assunzione di responsabilità circa i propri errori. Quando i litigi diventano ridondanti, ovvero si ripetono apparentemente per le stesse cause senza trovare un punto d’incontro, diventano asfissianti e tale forma di comunicazione patologica impedisce l’evoluzione del rapporto. In questo caso potrebbe essere utile l’assistenza di un terapeuta familiare, per aiutare a trovare soluzioni ai problemi che non sembrano andare via. Anche il lasciar correre, il far finta che vada tutto bene per evitare il conflitto, col tempo oltre ad acuire il risentimento impoverisce il rapporto e può generare una frattura.

2 CERCARE DI CAMBIARE L’ALTRO: un altro sintomo che indica una crisi imminente è cercare costantemente di cambiare il proprio partner sia nei pensieri che nel comportamento.
La coppia è in continuo cambiamento. All’inizio del rapporto tutti mostriamo il meglio di noi, inoltre l’innamoramento ci rende ciechi, ci spinge a vedere solo gli aspetti positivi dell’altra persona (gentilezza, bellezza, fascino, status sociale, sicurezza di sé ecc…)  mentre gli altri passano in secondo piano. Successivamente, spenta l’infatuazione iniziale, emergono tutti gli aspetti del partner che non piacciono e che si desidera cambiare! Come dice un famoso detto popolare: prima i confetti e poi i difetti! Il desiderio di cambiare alcuni aspetti del partner, seppur con un intento di migliorarlo, sottolinea il fatto di non accettarlo così com’è e quindi di non stimarlo. Tutto ciò mette a repentaglio la stabilità del rapporto.

3 PASSARE POCO TEMPO INSIEME: è importante all’interno della coppia  mantenere i propri spazi, ma quando si cerca di evadere dal rapporto impegnandosi in attività solitarie o nel proprio lavoro per la maggior parte del tempo libero invece di passare del tempo di qualità con il proprio partner, allora bisogna fermarsi a riflettere!
Talvolta, pur passando ore e ore insieme sotto lo stesso tetto, si esperisce un senso di solitudine perché non c’è condivisione tra i partner, i quali, piuttosto che impegnarsi in conversazioni significative sui propri pensieri e sentimenti, o in attività piacevoli da condividere durante la giornata come passeggiate, sport, intimità, ecc. ... ci si dedica all’esecuzione di commissioni di routine, alle faccende domestiche, a guardare programmi in TV per ore o comunque a tutte quelle attività che alimentano i silenzi,  talvolta per la paura di rispolverare questioni sepolte o per evitare di parlare di come vanno le cose nel rapporto. Si finisce così per vivere con un estraneo di cui non si conosce più nulla! Un rapporto ha bisogno di essere alimentato ogni giorno! Quando non si sente il desiderio di stare nella coppia, di viverla, il rapporto è in crisi.

4 DIMINUZIONE DEL DESIDERIO SESSUALE: Una buona intesa sessuale è il collante che tiene unita la coppia e la rende viva, complice, passionale, coinvolta, sana e capace di condividere.
E’ un’attività divertente che rende speciale il legame. Se ci sono degli attriti all’interno del rapporto il primo aspetto a farne le spese è proprio il desiderio sessuale. Questo perché riesce sicuramente difficile condividere l’intimità con una persona con cui si vive una situazione di tensione, di freddezza emotiva, di mancata condivisione della quotidianità. Come anzidetto, se giorno dopo giorno si condividono sempre meno aspetti della quotidianità con il proprio partner, ci si ritrova a convivere con un estraneo. La mancanza di sessualità all’interno di un rapporto di coppia è un segnale inequivocabile che nella coppia c’è qualcosa che non va e tale aspetto va sicuramente indagato.

5 TRADIMENTO DEL PARTNER: Il tradimento è uno degli eventi più dolorosi che possano essere vissuti in una relazione. Esso viene spesso erroneamente  considerato come una delle principali cause scatenanti la crisi di coppia, ovvero il punto di partenza da cui nasce una crisi. Ciò non è corretto! Il tradimento nasce quando i partner vivono già delle problematiche, talvolta personali non elaborate in precedenza, oppure di coppia come difficoltà di comunicazione, segni di stanchezza, appiattimento, calo del desiderio sessuale, scarsa condivisione, instabilità, perdita di fiducia, rancore; pertanto il tradimento più che una causa può essere considerato un segnale che la coppia è già in crisi.
La domanda che mi viene fatta più frequentemente dai clienti che hanno subito un tradimento è: “PERCHE’?”, perché si tradisce? Non vi è una risposta univoca a tale domanda. Sono molti i motivi che spingono all’infedeltà. Nella maggior parte dei casi si tradisce perché il rapporto di coppia non assolve più al soddisfacimento dei propri bisogni personali (ad es. il bisogno di essere stimati e amati, il bisogno di ricevere attenzioni, di essere “visti” ecc. ...); quando ciò accade è facile cercare sostegno altrove. Già guardarsi intorno con il desiderio di evadere dal rapporto di coppia può essere considerato un campanello d’allarme. La mancata condivisione tra i partner alimenta un senso di solitudine che costituisce un terreno fertile per l’infedeltà; infatti, a differenza di quanto si pensi, la maggior parte dei tradimenti in coppie stabili non nascono allo scopo di soddisfare i propri impulsi sessuali, ma da un desiderio di amicizia, un bisogno di essere apprezzati e compresi. L’infedeltà di coppia, seppur vissuta dai partner con sentimenti molto forti quali rabbia, delusione, tristezza, angoscia, disperazione, non va letto esclusivamente in chiave negativa; infatti una terapia di coppia può aiutare i partner a ricostruire un dialogo costruttivo tra loro, a individuare e farsi carico delle reciproche colpe, gestire in chiave positiva le emozioni negative, esprimere i propri bisogni e cogliere quelli dell’altro per ricucire il rapporto e ritrovare la complicità.


Se ti sei imbattuto in questo post e hai riscontrato questi segnali nel rapporto con il tuo partner, anche la tua coppia molto probabilmente è in crisi. Se state vivendo un brutto periodo che non riuscite a superare e avvertite che vi state allontanando sempre di più e che qualsiasi tentativo di recuperare il rapporto è inutile se non addirittura dannoso, non perdete tempo prezioso, chiedete aiuto ad uno psicoterapeuta esperto nelle dinamiche di coppia prima che sia troppo tardi.  Se il tuo partner non vuole intraprendere una terapia o avete già deciso di interrompere la relazione può esserti utile anche una terapia individuale come processo di crescita personale che ti aiuterà a capire gli errori commessi per evitare di ripeterli in una relazione futura.

Se hai bisogno di un consulto puoi contattarmi al numero 3333072104

Dott.ssa Rita Manzo

Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale

Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)


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