mercoledì 29 giugno 2016

10 TECNICHE AUTO-AIUTO PER LE MAMME CON DEPRESSIONE POST PARTO

La Depressione post parto è una condizione di malessere psicologico che colpisce circa il 10% delle neomamme con sintomi gravi e persistenti (es. mancanza di interesse e sentimenti negativi verso il neonato, senso di inadeguatezza e paura di fargli del male, ritiro sociale, disturbi del sonno e dell’alimentazione, disturbi somatici, ecc…) che possono interferire con le capacità della mamma di prendersi cura del proprio bambino.
La Depressione post parto si manifesta nelle settimane successive al parto e si sviluppa gradualmente in un periodo di diversi mesi. Dunque se i sintomi persistono per più di due settimane, minando il benessere psicofisico della neomamma e del proprio bimbo, si ritiene necessario l’intervento di uno psicoterapeuta.
Prendersi cura di sè quando si ha una depressione post parto è la cosa migliore che una donna possa fare per ridurne i sintomi. È opportuno adottare dei cambiamenti nel proprio stile di vita:
  1. Riposare il più possibile facendo dei brevi sonnellini durante il giorno quando il bambino dorme. Poco sonno non fa che peggiorare la depressione.
  2. Manenere una dieta equilibrata; mangiare tanta frutta e verdura.
  3. Dedicare del tempo a sè stesse ogni giorno per rilassarsi e prendersi una pausa dai doveri di mamma.
  4. Parlare dei propri sentimenti e stati d’animo con una persona fidata, familiare o amico, che sia disposta ad ascoltare senza giudizio e ad offrire rassicurazione e sostegno emotivo.
  5. Scrivere un diario giornaliero dei propri pensieri e sentimenti. 
  6. Trovare persone che possano aiutarvi con la cura dei figli, i lavori domestici, le commissioni e qualsiasi altro aiuto che permetterà di riposarvi e godervi al massimo la maternità.
  7. Mantenere stretti i legami con familiari e amici. La Depressione porta la neomamma a chiudersi in sè stessa e ad evitare le relazioni! L’isolamento aggrava ancora di più lo stato depressivo, per tale motivo è fondamentale accogliere la vicinanza dei propri cari e lasciarsi supportare da essi.
  8. Fare tante passeggiate all’aria aperta con il piccolo.
  9. Esporsi alla luce del sole per almeno 15 minuti al giorno. La luce solare è un antidepressivo naturale!
  10. Non siate troppo dure con voi stesse. Non esistono persone perfette e dunque non aspettatevi la perfezione da voi!non stressatevi troppo, fate solo ciò che riuscite a fare e rimandate le cose inutili!

Se sei una neomamma e stai vivendo i sintomi della depressione post parto ed hai bisogno di aiuto puoi fissare un appuntamento contattandomi al numero 3333072104.

Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta
Calvi Risorta (CE) , Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)  
                                 


venerdì 24 giugno 2016

BABY BLUES E DEPRESSIONE POST PARTO

Baby Blues Dott.ssa Rita Manzo psicologa psicoterapeuta Caserta Napoli

Prima del parto la futura mamma si ritrova spesso a fantasticare sull’evento della nascita, preparandosi a vivere sentimenti estremamente positivi e momenti felici da condividere con il partner, gli amici e la propria famiglia. Molto spesso però, tali aspettative sono disattese e ci si ritrova a vivere dopo il parto uno stato di malessere psicologico. Tale condizione di disagio interiore interessa circa l’80% delle neomamme e prende il nome di BABY BLUES.
I sintomi del baby blues sono:
  • Sbalzi d’umore
  • Ansia
  • Paura di non essere in grado di prestare cure adeguate al bimbo
  • Disturbi del sonno
  • Tristezza
  • Crisi di pianto
  • Impazienza
  • Irritabilità
  • Alterazioni dell’appetito
  • Difficoltà di concentrazione.

Tali sintomi si manifestano subito dopo il parto e sono di natura transitoria, in genere regrediscono spontaneamente entro 2-3 settimane.
Le cause del baby blues sono molteplici:
  • stress psicofisico causato dal parto
  • sconvolgimenti ormonali conseguenti al parto
  • emozioni legate all’esperienza del parto
  • differenza tra il bambino che si era immaginato e la realtà
  • nuovo status: si passa dall’essere figlia all’essere madre
  • ansia legata all’assunzione di responsabilità nei confronti del neonato
  • oggettive difficoltà nel prendersi cura del neonato
  • preoccupazione per il proprio aspetto, percezione di essere grassa e poco attraente.
Il baby blues è una condizione normale della nuova maternità. Di solito con l’assestamento ormonale, l’appoggio e l’aiuto della famiglia e tanto riposo si avrà un ritorno alla normalità entro due settimane, senza la necessità di un intervento specialistico.
Se i sintomi non scompaiono dopo poche settimane o addirittura peggiorano si può avere la DEPRESSIONE POST PARTO, i cui sintomi sono molto più gravi e persistenti rispetto al baby blues. 

La depressione post parto colpisce circa il 10% delle neomamme. Si manifesta nelle settimane successive al parto e si sviluppa gradualmente in un periodo di diversi mesi.
I sintomi della depressione post parto (DPP) sono:
  • mancanza di interesse e sentimenti negativi verso il neonato
  • sensazione di inadeguatezza nei confronti del bambino e paura di fargli del male o di restare da sola con lui
  • sensi di colpa, indegnità, inutilità e vergogna
  • pensieri ricorrenti di morte o suicidio
  • disturbi del sonno: dormire di più o di meno rispetto al solito
  • disturbi dell’appetito: mangiare di più o di meno rispetto al solito
  • sentimenti di rabbia o irritabilità
  • irrequietezza
  • umore depresso, tristezza e sopraffazione
  • preoccupazioni eccessive, ansia e/o panico
  • crisi di pianto frequenti
  • mancanza di energie e motivazione
  • difficoltà di concentrazione
  • difficoltà nel prendere decisioni
  • difficoltà di memoria
  • perdita di interesse per le attività che prima davano piacere
  • perdita del desiderio sessuale
  • ritiro sociale
  • disturbi somatici come mal di testa, mal di stomaco, dolori articolari, dolori muscolari, disturbi digestivi ecc..).
Le cause della depressione post parto.
Non possiamo ricondurre la depressione post parto ad una singola causa. Possono contribuire allo sviluppo della patologia:
  • cambiamenti ormonali: dopo il parto le donne subiscono un forte calo dei livelli di estrogeni e di progesterone. Anche i livelli di ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea possono diminuire drasticamente, portando stanchezza e depressione.
  • Sensazione di stanchezza dopo il parto a causa della costante deprivazione di sonno e dei ritmi imposti dal bambino
  • Familiarità: Le donne con una storia familiare di depressione hanno più probabilità di soffrirne
  • Fattori stressanti: La gravidanza e il parto sono esperienze stressanti che già da sole possono determinare una depressione post parto. A ciò spesso si aggiungono altri fattori stressanti come ad esempio, la perdita di una persona cara o difficoltà a lavoro che rendono la persona ancora più vulnerabile.
  • Fattori sociali: la giovane età, l’inesperienza, la solitudine, le condizioni economiche precarie, i conflitti coniugali e la mancanza di aiuto e sostegno da parte di familiari e  amici amplificano la probabilità di sviluppare una depressione post parto.
  • Gravidanza non pianificata o non desiderata
  • Problemi con una precedente gravidanza o il parto.

Il trattamento per le neomamme

La DPP può interferire con la capacità della neomamma di prendersi cura del suo bambino, pertanto se i sintomi sono invalidanti o persistono oltre le due settimane e la madre ha la percezione di poter far del male a se stessa o al bambino è importante chiedere subito l’intervento di uno psicoterapeuta. Può essere utile una terapia di coppia quando vi sono delle difficoltà coniugali che impediscono ai genitori di rispondere adeguatamente alle esigenze del bambino, o quando la neomamma sente di non avere in casa un valido sostegno da parte del partner.

Se sei una neomamma e stai vivendo i sintomi della depressione post parto ed hai bisogno di aiuto puoi fissare un appuntamento contattarmi al numero 3333072104


Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta
Calvi Risorta (CE) - Santa Maria Capua Vetere (CE) – Napoli (NA)

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martedì 7 giugno 2016

COME COMUNICARE LA SEPARAZIONE AI PROPRI FIGLI


La separazione è un evento molto doloroso ed estremamente delicato che desta ancora più angoscia e preoccupazioni quando si hanno dei figli. La paura più grande per i genitori è quella di turbarli con la notizia della separazione, di rompere il loro equilibrio interiore, lasciando delle ferite che non si rimargineranno mai. Sempre più spesso ricevo allo studio uno o entrambi i genitori che mi chiedono quale sia il modo migliore per affrontare l’argomento con i propri figli e quando sia il momento giusto per parlare con loro della separazione al fine di rendere la notizia “accettabile” ed evitare di traumatizzarli. Affrontare l’argomento nel modo giusto con i propri bambini non garantisce che essi non subiranno un trauma, ma ne riduce sicuramente le probabilità; ci tengo anche a precisare che non necessariamente la separazione rappresenta un evento traumatico per i bambini, spesso essi vengono infatti danneggiati più da famiglie “unite” in conflitto tra loro, che da famiglie “separate”.




Quando parlare della separazione ai figli?
E’ fondamentale che la decisione della separazione venga comunicata ai bambini solo quando si è effettivamente sicuri di tale scelta per evitare di destabilizzare i bambini comunicandogli una cosa e poi facendo tutt’altro. Dunque, fino a quando si è ancora nella fase di provare a recuperare il rapporto e non si è ancora sicuri che la separazione sia la scelta giusta da prendere è bene mantenere la massima riservatezza. E’ bene scegliere un momento della giornata in cui il bambino è calmo e sereno per renderlo emotivamente più predisposto ad elaborare le parole di mamma e papà.



Come parlare della separazione ai figli?
E’ importante che la coppia genitoriale concordi insieme cosa dire ai figli e quale sia il modo e il momento giusto per farlo. L’annuncio inoltre va fatto nel modo più sereno possibile, evitando recriminazioni, rancori, offese, screzi reciproci davanti ai figli. Se tutto ciò non è possibile è bene rivolgersi ad uno psicologo, o uno psicoterapeuta sistemico-relazionale che possa aiutare la coppia a gestire le difficoltà, raggiungere un punto d’incontro e a trattare l’evento con i figli con maggiore serenità.
Per rendere il discorso comprensibile è bene utilizzare parole adeguate all’età del bambino. I genitori devono spiegare ai propri figli che pur volendosi bene non vanno più d’accordo e, per capirsi e andare d’accordo, hanno necessità di vivere in due case separate. Va spiegato ai figli che l’amore tra due persone adulte talvolta non dura per sempre, a volte si trasforma. Lo scopo di tale discorso è quello di annullare la fantasia del bambino che ciò che sta accadendo sia colpa sua. I figli vanno sempre rassicurati sul fatto che l’affetto che si prova per loro rimarrà invariato e che essi potranno sempre contare su entrambi i genitori. Bisogna essere in sintonia con le loro emozioni, ascoltarli con attenzione, riconoscendo e accettando i loro sentimenti, rispondere alle loro domande e ai loro dubbi in modo appropriato, riducendo così il rischio di traumi. E’ necessario che i genitori utilizzino strategie che gli consentano di rimanere in contatto emotivo con i loro bambini nei giorni e nelle settimane successive seguenti il racconto.

Quali sono gli errori gravi assolutamente da evitare?
Spesso le angosce del bambino non dipendono tanto dalla separazione in sé quanto piuttosto dal modo in cui i genitori gestiscono la separazione. Le cose che assolutamente bisogna evitare sono:
-litigare in presenza dei figli,
-screditare l’altro genitore,
-mettere in discussione il valore dell’altro genitore,
-tentare di tirare il bambino dalla propria parte, magari corrompendolo con regali, per cercare di fargli prendere le distanze dall’altro genitore
-ricattare il bambino quando va via con l’altro genitore,
-raccontare al bambino di tradimenti o altri torti subiti da parte dell’altro genitore.
Tali  pressioni psicologiche vengono vissute dal bambino come una violenza. Per preservare la sua integrità è necessario fare in modo che egli non risenta troppo della nuova condizione familiare. Pertanto è necessario tra genitori mantenere un atteggiamento quanto più possibile cordiale, parlarsi con tono gentile, cooperare e relazionarsi in maniera civile e serena per il bene del bambino.


Se sei un genitore o una coppia che sta attraversando questa fase e vuoi saperne di più o hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero 3333072104.

Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale

martedì 3 novembre 2015

QUALI SONO I SEGRETI PER ESSERE UNA COPPIA FELICE?


Le relazioni sentimentali sono fondamentali per la nostra felicità e benessere. Eppure sempre più frequentemente capita che i matrimoni termino con un travagliato divorzio. Da ciò si evince che non è facile mantenere un sano equilibrio di coppia perché non è semplice gestire i rapporti. Ci sono sicuramente degli accorgimenti che si possono adottare per mantenere il rapporto di coppia in buone condizioni:
1) Parlare apertamente: Alla base si una relazione sana c’è sempre una buona capacità di comunicazione.
E’ importante comprendere le parole del proprio partner per evitare fraintendimenti e cercare sempre di essere empatici, ovvero di mettersi nei panni dell’altro, capire il punto di vista dell’altro ed evitare giudizi gratuiti. Sbagliare è umano perché tutti abbiamo dei difetti; l’errore più grande che si possa fare è quello di evitare questioni. Quando il partner fa o dice qualcosa che non ci pace o ci ferisce è giusto parlargliene subito. Evitare chiarimenti genera solo rancori… e ciò mi porta al punto numero 2!
2) Saper litigare: I disaccordi in una coppia sono comuni e soprattutto funzionali al benessere e alla crescita della coppia, purchè si sappia litigare! Le coppie che utilizzano un comportamento distruttivo durante le discussioni (come urlare, criticare l’altro, interrompere bruscamente la discussione) sono più soggetti alla rottura del rapporto rispetto a chi utilizza uno stile di confronto più costruttivo! Esempi di strategie costruttive per la risoluzione delle controversie comprendono il tentativo di scoprire esattamente cosa sente il vostro partner, ascoltando il suo punto di vista.
3) Mantenere alto l’interesse nella coppia: Tra i bambini, le carriere e gli impegni esterni, può essere difficile rimanere in contatto con il vostro partner e mantenere viva la coppia. E’ importante rompere la routine e sperimentare cose nuove!


QUANDO UNA COPPIA DEVE CHIEDERE AIUTO!

Ogni relazione ha degli alti e bassi, ma alcuni fattori hanno più probabilità rispetto ad altri di diventare un ostacolo per il rapporto! Ad esempio problemi economici e scarsa fiducia nel partner possono creare conflitti ricorrenti. Lo psicologo può aiutare le coppie a migliorare la comunicazione e l’ascolto e a trovare dei modi sani per andare oltre il conflitto.

       Dott.ssa Rita Manzo, Psicologa e Psicoterapeuta

giovedì 24 settembre 2015

SUPERARE LA MORTE DEL MARITO

La morte del proprio compagno di vita è tra le perdite più dolorose che si possano vivere nella propria vita. Come affrontare il lutto? Sono stata intervistata sull'argomento dalla giornalista Barbara Gabbrielli per il settimanale "Confidenze" n°39 - 29/09/2015 e propongo qui l'articolo dal titolo "Superare la morte del marito".

Dott.ssa Rita Manzo

martedì 15 settembre 2015

DEPRESSIONE: SEGNI, SINTOMI, CAUSE, FORME, CURA

Capita a tutti nella vita di vivere dei momenti che ci fanno provare tristezza. Tali momenti vanno e vengono nella vita di ognuno di noi, alternandosi a momenti più o meno sereni. La tristezza è un calo d’umore passeggero, una normale reazione emotiva a situazioni di perdita, delusione, sconfitta, lotte. Talvolta nel linguaggio comune viene utilizzato impropriamente il termine “depressione” per spiegare come ci si sente in questi momenti della vita, ma sono due cose diverse.
La depressione è un disturbo dell’umore e si distingue dalla normale tristezza in quanto abbraccia tutti i settori della vita del soggetto, interferendo con la capacità di lavorare, studiare, mangiare, dormire e divertirsi. La depressione è una condizione psicologica che influisce negativamente sull’umore, sul pensiero, sul comportamento, con perdita totale per gli interessi o le gioia della vita; porta spesso delle alterazioni del sonno, dell’appetito e del desiderio sessuale. I sentimenti di impotenza, disperazione e inutilità sono intensi e implacabili, si presentano con modalità pervasiva, quindi per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno. Il depresso non riesce più a provare interesse e piacere nelle attività che prima gli interessavano, ha sempre pensieri negativi, è spesso irritabile e sempre stanco, sia mentalmente che fisicamente. Comprendere i segni, i sintomi, le cause e il trattamento della depressione è il primo passo per superare il problema.

QUALI SONO I SEGNI E I SINTOMI DELLA DEPRESSIONE?
La depressione varia da persona a persona, ma ci sono alcuni segni e sintomi comuni. Alcuni di questi sintomi possono far parte normalmente della vita di una persona, ma più sintomi hai, più forti sono, più durano a lungo, e più è probabile che si abbia a che fare con la depressione. I segni e i sintomi più comuni della depressione includono:
-perdita di interesse, di gioia e di piacere nelle attività quotidiane, come ad esempio i vecchi hobby, le attività sociali, il sesso, il cibo;
-perdita o aumento di peso;
-sentimenti di impotenza e disperazione;
-disturbi del sonno, quali l’insonnia, e in particolare la difficoltà ad addormentarsi la sera e il risveglio  nelle prime ore del mattino, oppure l’ipersonnia, ovvero la propensione a dormire troppo;
-rabbia o irritabilità;
-difficoltà a concentrarsi;
-sentimenti di inutilità o sensi di colpa;
-perdita di energia: tutte le attività diventano più pesanti, stancanti e ci si impiega più tempo per portarle a termine;
-aumento di disturbi fisici come mal di testa, dolori di stomaco, dolori alle ossa, dolori muscolari;
-comportamenti pericolosi o di evasione quali l’abuso di sostanze, il gioco d’azzardo compulsivo, la guida spericolata ecc..

QUALI SONO LE CAUSE E I FATTORI DI RISCHIO DELLA DEPRESSIONE?
La depressione è causata da una combinazione di fattori biologici, psicologici, sociali.
Di seguito elencherò alcuni fattori che possono essere causa di depressione:
-Familiarità. C’è sempre una predisposizione ereditaria alla depressione, che può manifestarsi poi in seguito ad un evento scatenante.
-Personalità del soggetto. Alcuni tratti di personalità, quali il pessimismo, la passività, la bassa autostima, forte dipendenza dagli altri, possono predisporre alla depressione
-Altri disturbi psicologici. Disturbi d’ansia invalidanti quali il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da attacchi di panico o il disturbo post-traumatico da stress, ma anche altre problematiche psicologiche già persistenti nel soggetto possono sfociare in una depressione.
-Problemi di salute e dolori cronici. Gravi patologie fisiche (es. i tumori) possono portare la persona a soffrire di depressione che, a sua volta, può peggiorare il decorso clinico della patologia fisica.
Altri fattori di rischio possono rendere più vulnerabili alla depressione, soprattutto se la persona non ha un’adeguata rete di sostegno come familiari o amici che possano supportarla; tali fattori di rischio sono:
-perdere una persona cara
-problemi di coppia
-problemi di lavoro o disoccupazione
-problemi economici
-solitudine e mancanza di sostegno sociale
-trauma infantile o abuso
-esperienze di vita stressanti
-cambiamenti importanti nello stile di vita
-abuso di alcool e droghe

FORME DEPRESSIVE
Esistono diversi tipi di disturbo depressivo:
-Disturbo depressivo maggiore: impedisce alla persona di adempiere normalmente alle sue funzioni. E’ caratterizzato da sintomi che impediscono di lavorare, studiare, dormire e mangiare;persino le attività che prima risultavano piacevoli perdono di significato.
-Disturbo distimico: è un disturbo meno grave ma di maggiore durata, i suoi sintomi, infatti, durano almeno due anni. Non è invalidante ma può impedire al paziente di adempiere normalmente alle sue funzioni o di sentirsi bene.
-Depressione psicotica: si verifica quando un disturbo depressivo grave è accompagnato da una qualche forma di psicosi.
-Depressione post-partum: dopo il parto  la donna può sperimentare un disturbo depressivo grave che appare durante il primo mese dopo la nascita del bambino.
-Disturbo affettivo stagionale: è caratterizzato dalla comparsa del disturbo depressivo durante i mesi invernali, quando diminuisce la luce solare. Questa forma depressiva in genere si attenua durante i mesi primaverili ed estivi.
-Disturbo bipolare: è caratterizzato dalla manifestazione di cambiamenti di stato d’animo estremi e repentini, da un umore estremamente euforico ad uno estremamente depresso.

CURA DELLA DEPRESSIONE

Sentirsi impotente e senza speranza è uno dei sintomi della depressione, ma è solo una percezione del soggetto e non la realtà della situazione. Riuscire a parlare con qualcuno di come ci si sente può essere un valido aiuto. Se il sostegno di amici e familiari, e i cambiamenti nello stile di vita non sono sufficienti, è importante cercare l’aiuto di un professionista. Il trattamento della depressione varia in base al tipo di depressione e alla sua gravità. Generalmente i principali strumenti di terapia con cui è possibile trattare la depressione sono la psicoterapia e i farmaci, che possono essere utilizzati singolarmente o insieme. Quando la depressione non è molto grave è possibile trattare il paziente solo con la psicoterapia. Se invece si palesa l’impossibilità di parlare con lui, allora bisogna cominciare da subito anche con i farmaci. La psicoterapia consente di comprendere le cause della depressione e i fattori di mantenimento del problema e di individuare, dunque, le strategie più appropriate per l’intervento terapeutico. 
                         Dott.ssa Rita Manzo

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venerdì 4 settembre 2015

TRICOTILLOMANIA: AIUTO, MI STRAPPO I CAPELLI!


La tricotillomania viene inclusa nel Manuale dei Disturbi Mentali tra i disturbi del controllo degli impulsi, ed è caratterizzata dal ricorrente impulso a strapparsi peli o capelli per piacere, gratificazione o alleviamento della tensione, in alcuni casi fino alla loro ingestione (tricofagia).
Come si manifesta?
La persona con tricotillomania avverte un estremo bisogno di strapparsi i capelli in risposta ad uno stato di tensione emotiva e, immediatamente dopo lo strappo, è pervasa da una sensazione di piacere, soddisfazione e sollievo. Dopo un po’ di tempo, però, prova un forte senso di disagio e di colpa per il fatto  che l’incapacità di fermare la pratica di estirpazione frequente di capelli e peli causa alopecia (perdita di capelli) e ciò rappresenta un serio disagio relazionale, sociale e lavorativo.
E’ importante non confondere la tricotillomania con il vizio di toccarsi spesso i capelli o di giocherellarci.
In genere, i soggetti affetti da tricotillomania hanno delle aree di estirpazione preferite, come la testa, tuttavia l'atto patologico può essere orientato ad estirpare anche sopracciglia, ciglia, barba ed altri peli del corpo, compresi quelli che ricoprono addome, gambe, braccia, ascelle o zona pubica.

I criteri diagnostici per la tricotillomania secondo il DSM-IV-TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders , Fourth Edition, Text Revision) sono i seguenti:
A.  Ricorrente strappamento dei propri capelli che causa una notevole perdita di capelli.
B.  Un senso crescente di tensione immediatamente prima di strapparsi i capelli o quando si tenta di resistere al comportamento.
C.  Piacere, gratificazione, o sollievo durante lo strappamento dei capelli.
D. L’anomalia non è meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale e non è dovuta ad una condizione medica generale (per esempio, una condizione dermatologica).
E. L’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento.

La tricotillomania, se protratta nel tempo, può causare danni irreversibili, tali da rendere i bulbi piliferi atrofici. La funzionalità del follicolo, in alcuni casi, non può essere ripristinata. Tirare costantemente i capelli, inoltre, può causare escoriazioni, dermatiti o altri danni alla cute, comprese le infezioni, localizzate al cuoio capelluto o alla specifica area interessata dal disturbo.
Sulla  cute del tricotillomane sono visibili delle chiazze dove mancano peli o capelli, in modo analogo a quanto accade con alcune forme di alopecia areata.
L’alopecia da tricotillomania può essere indefinita o nettamente demarcata, con peli assenti, fusti spezzati e peli che ricrescono di diverse lunghezze. Il risultato sarà un aspetto irregolare e non uniforme della chioma. I capelli vengono strappati, più frequentemente, nelle aree  frontoparietali, caratteristicamente dalla periferia verso il centro. Se si passa la mano sopra le lesioni, si avverte una sensazione simile a quella che si ha passandola sopra la barba.
Alcune persone che hanno la tricotillomania sono pienamente consapevoli del fatto che si stanno estirpando i capelli e possono anche elaborare particolari rituali, scegliendo luogo e momento adatti per procedere in solitudine. Talvolta si soffermano ad esaminare i capelli estirpati, osservandone la forma, la dimensione del bulbo ecc. oppure li dispongono in ordine su una superficie sulla base di criteri soggettivi. Spesso, dopo aver messo in atto il comportamento patologico, il tricotillomane è solito giocare con i capelli estirpati (ad esempio arricciandoli attorno alle dita) oppure morderli e metterli in bocca, oppure sfregare i capelli strappati sul viso o sulle labbra.
Altre persone strappano i propri capelli inconsciamente, mentre sono impegnate in altre attività. In questo caso i capelli vengono tirati maggiormente quando il soggetto è sotto stress o quando ha dei problemi emotivi.
Il disturbo può subire delle evoluzioni e dei cambiamenti, la zona di strappamento dei capelli o dei peli può variare nel tempo, per esempio i soggetti possono iniziare a strapparsi i capelli ma poi passare alle sopracciglia, alle ciglia e viceversa; inoltre il fenomeno può essere transitorio, episodico o continuo e la sua intensità può variare.
Generalmente la tricotillomania va di pari passo con altri disturbi, quelli più comuni sono ansia e depressione. Abbiamo detto che molte persone colpite da tricotillomania possono provare una sensazione di vergogna, umiliazione e imbarazzo a causa della loro condizione, e dall’aspetto estetico che ne risulta; tutto ciò ha come conseguenza più immediata la chiusura nei rapporti sociali e un calo dell’autostima e del funzionamento sociale. L'imbarazzo causato dalla perdita di capelli può indurre il tricotillomane a nascondere il problema, mascherando le zone glabre indossando ciglia finte, parrucche, cappelli, foulard o realizzando con i capelli rimasti un'acconciatura per mascherare le zone glabre. Anche le situazioni di intimità vengono evitate per paura di essere scoperti. Tutto ciò comporta una serie di sofferenze che conducono il soggetto a soffrire di depressione e ansia. La ripetitività, la ritualità e la natura compulsiva dell’atto di strapparsi i capelli inoltre, porta a considerare la tricotillomania come una variante del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC); tuttavia la fenomenologia clinica e il trattamento della tricotillomania sono diversi da quelli del DOC.

CAUSE ED ESORDIO
La causa della tricotillomania non è stata ancora definita chiaramente, ma è da individuare in una combinazione di fattori genetici, ormonali, ambientali e psicologici. Per molti pazienti stapparsi i capelli rappresenta un modo per affrontare le emozioni negative o le situazioni di disagio come stress, frustrazione, ansia, tensione, solitudine, assicurandosi, con tale comportamento patologico, sollievo e soddisfazione.
La tricotillomania interessa circa il 4% della popolazione e sembra essere più frequente tra le donne rispetto agli uomini. Tra i bambini, invece, il disturbo colpisce più i maschietti delle femminucce.
Sebbene il fenomeno possa aver inizio a qualsiasi età, la maggior parte delle persone comincia a strapparsi i capelli durante la prima infanzia, dopo i due anni di età (prima dei due anni non è possibile in quanto è ancora precaria la coordinazione motoria e ciò non consente di arrivare fino allo ‘strappo’ vero e proprio) e/o durante l’adolescenza, soprattutto nel periodo che coincide con la pubertà.

TRATTAMENTO
La tricotillomania può avere un grande impatto sulla vita del paziente. Se nei bambini al di sotto dei sei anni di età il disturbo tende ad essere lieve e a scomparire spontaneamente anche senza trattamento, negli adulti il trattamento è necessario e talvolta difficile da trattare  dato che l'insorgenza di tricotillomania può essere secondaria ad altri disturbi psichiatrici. E’ importante diagnosticare precocemente il disturbo in modo che esso non diventi troppo invadente nella vita del soggetto e che possa essere trattato con la psicoterapia. Se il disturbo si radica profondamente nella vita del soggetto senza che esso riceva un aiuto terapeutico può diventare molto invalidante, soprattutto nelle relazioni sociali per i motivi sopra citati.
Attraverso una psicoterapia è in genere possibile curare questo disturbo, innanzitutto mettendo il soggetto di fronte al problema che spesso viene da lui minimizzato o negato e aiutarlo a riconoscere i pensieri, i sentimenti e i fattori scatenanti associati all'atto di tirarsi i capelli. L'obiettivo della terapia è di sostituire le azioni patologiche messe in atto dal soggetto con reazioni alternative e positive. 
                       Dott.ssa Rita Manzo


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