sabato 6 dicembre 2014

AMAXOFOBIA: LA PAURA DI GUIDARE

Con il termine amaxofobia ci si riferisce alla paura marcata e persistente di guidare un'autovettura, soprattutto in situazioni specifiche come il guidare da soli, l’essere in mezzo al traffico o in coda, il guidare su un ponte o all’interno di una galleria. Tale paura può essere collegata ad alcune possibili conseguenze dell’atto di guidare, ad esempio si può temere di guidare per la preoccupazione di essere investiti da altri veicoli sulla strada, oppure di perdere il controllo del mezzo, di farsi prendere dal panico.
Chi soffre di questa particolare fobia tende ad evitare la guida o comunque ad effettuare spostamenti molto ridotti e con molto disagio o con l'ansia di avere sintomi di panico, spesso chiedendo la presenza con sé di un compagno per alleggerire la tensione.
A manifestare questa fobia sono soprattutto donne, o persone che tendono ad essere poco flessibili e perfezioniste, che mostrano un forte bisogno di controllare la realtà circostante. Tali persone spesso dopo aver preso la patente la chiudono in un cassetto, oppure si mettono alla guida vivendo tale situazione con molto disagio. Spesso sono costrette a chiedere aiuto a un familiare o a un amico se hanno bisogno di spostarsi in macchina. Il più delle volte ciò accade perché guidare è un’attività che non può essere totalmente controllata, molti sono infatti i rischi e gli imprevisti che la strada nasconde e che non dipendono sempre dagli automobilisti, così come l’automobile non risulta essere un mezzo completamente gestibile in tutto.
Il voler controllare in modo assoluto tutte le variabili che interessano la guida rende l'atto del guidare poco spontaneo se non impossibile. Nelle persone che soffrono di questa fobia, il mettersi alla guida provoca un’immediata risposta ansiosa, che nei casi più gravi può anche prendere la forma di un attacco di panico. Tale ansia può manifestarsi anche con sintomi fisici, come l’aumento del battito cardiaco, dispnea, svenimento e sensazione di svenire.
Sovente la paura di guidare si presenta conseguentemente ad una situazione traumatica vissuta in connessione alla guida, come ad esempio un forte stress psicologico, oppure un incidente vissuto in prima persona, o anche un incidente del quale si è stato testimone.
Qualunque sia il motivo di tale fobia, la mente ha associato una risposta di paura o terrore alla guida, così ogni volta che ci si mette al volante si attiva e si fortifica sempre più la stessa risposta di ansia o di paura con il risultato di aumentare la paura di guidare.
Per coloro che vivono la paura di guidare alcune situazioni sono particolarmente ansiogene, tra queste guidare nel traffico, oppure in autostrade e grandi strade a scorrimento veloce, guidare in galleria.
La paura di guidare può presentarsi da sola, oppure associata ad altre paure, ad esempio quella di allontanarsi, o di causare incidenti mortali, o di perdere il controllo nel traffico.
La paura di guidare e di allontanarsi sono spesso intimamente connesse: non si prende la macchina semplicemente perché si ha paura di allontanarsi, e non ci si allontana perché non si riesce a prendere la macchina. In questi casi il raggio di movimento della persona si restringe con il tempo fino a ridursi ai minimi termini, evitando in maniera sempre più categorica lo stimolo ansiogeno o qualsiasi cosa lo evochi. L’evitamento della situazione ansiogena sebbene dia una sicurezza momentanea chiaramente non rappresenta una soluzione ma anzi aumenta ancora di più lo stato ansioso del soggetto in relazione allo stimolo ansiogeno.
A volte la paura di guidare si associa alla claustrofobia ovvero alla fobia di ritrovarsi in un luogo chiuso.
COME SI PUÒ SUPERARE LA FOBIA DI GUIDARE?
La paura di guidare fa sentire fisicamente e psicologicamente male chi si mette al volante: paura, angoscia, ansia, mal di testa e di stomaco, dispnea, accelerazione del battito cardiaco, sensazione di svenimento. Per questo è importante affrontare e superare questo problema. Prendersi cura dei primi segnali di agitazione, accogliere il senso di agitazione, chiedersi cosa ci stanno segnalando rappresenta il primo passo per prendersi cura di sè e prevenire così lo sviluppo di una fobia. Bisogna innanzitutto concentrarsi non tanto sul controllo del veicolo e della strada, ma sui pensieri ansiogeni alla base della fobia, essi rivelano la vera natura del problema.
Ci si può inoltre rimettere alla guida cominciando  insieme ad una persona di fiducia con piccoli percorsi in zone con strade ampie e poco trafficate debole, per riacquisire sicurezza. In seguito si potrà passare ad una zona più trafficata. Man mano che si affrontano le proprie paure e si acquisisce sicurezza, si sarà sempre più capaci di guidare senza aiuti.
Se l’amaxofobia interferisce significativamente con il funzionamento personale e causa disagio, è consigliabile chiedere aiuto ad uno psicologo per non condannarsi a sopportare delle limitazioni che sono invece tranquillamente superabili con un intervento adatto.

                                                         Dott.ssa Rita Manzo

venerdì 5 dicembre 2014

SHOPPING NATALIZIO: COME SCONFIGGERE L’IMPULSO DI COMPRARE


 Il Natale è finalmente alle porte e come ogni anno in questo periodo si comincia già a pensare ai vari regali da fare ad amici,  familiari e perché no anche a qualcosa da concedere a noi stessi.
Si sa che il Natale è una festa molto sentita e partecipata nei paesi cristiani, ma da qualche anno a questa parte tale festa è diventata sinonimo di consumismo sfrenato. Ci preoccupiamo di pensare al regalo giusto da fare alle persone sperando che esso piaccia e possibilmente di non essere criticati. L’idea di fondo è quella di rendere tutto perfetto, di sentirci meno soli, di sentire più vicine le persone a cui vogliamo bene e di allontanare problemi e frustrazioni. Il rischio è quello di investire emotivamente troppo nel Natale, sperando che questo periodo possa farci dimenticare di tutto ciò che non va, ma spesso il risultato non è quello sperato ed accade che durante le feste, o appena finite, le difficoltà non risolte si ripresentino portando problemi di ansia, depressione e la sensazione di solitudine.
Molte persone in questo periodo spendono di più e il rischio a cui si espongono è che lo shopping diventi “compulsivo”. Spesso si acquista compulsivamente semplicemente per colmare un vuoto, ma ci si rende conto ben presto che sebbene sia una gratificazione momentanea esso non risolvere affatto il problema, anzi spesso ne porta altri come conseguenza degli acquisti sfrenati!
Un modo efficace  per contrastare lo shopping natalizio non è quello di cercare di resistere a ciò che si desidera ma è quello di essere grati per ciò che si ha, concentrandosi non tanto sull’aspetto consumistico e superficiale del Natale ma su quello più intimo e profondo, riportando dunque questi momenti di festa ad una riunione affettiva con amici e familiari, scegliendo con cura le persone con cui stare e insieme a loro dove stare, e ricordando che non servono grandi regali per colpire una persona che ci vuole bene davvero, basta anche un piccolo pensiero dato con amore.
                                    Dott.ssa Rita Manzo

sabato 22 novembre 2014

mercoledì 9 ottobre 2013

DISTURBO DI SOMATIZZAZIONE

Il disturbo di somatizzazione è una sindrome cronica che si manifesta con sintomi somatici (cioè fisici) che non hanno cause di tipo organico, ma che sono associati ad un disagio psicologico e sociale e sono comunque tali da indurre il paziente ad assumere farmaci, a consultare medici e ad alterare il proprio stile di vita.
Il termine “somatizzazione”, dunque,  indica il processo che porta ad esprimere un disagio psicologico mediante la comparsa di sintomi fisici, in assenza di patologie organiche.

I criteri diagnostici per il Disturbo di Somatizzazione secondo il DSM-IV-TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition) sono i seguenti:
  1. Una storia, cominciata prima dei 30 anni, di molteplici lamentele fisiche che si manifestano lungo un periodo di numerosi anni, e che conducono alla ricerca di trattamento o portano a significative menomazioni nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.
  2. Tutti i criteri seguenti debbono essere riscontrabili, nel senso che i singoli sintomi debbono comparire in qualche momento nel corso del disturbo:
    1. quattro sintomi dolorosi: una storia di dolore riferita ad almeno quattro localizzazioni o funzioni (per es. testa, addome, schiena, articolazioni, arti, torace, retto, dolori mestruali, dolore nel rapporto sessuale o durante la minzione);
    2. due sintomi gastro-intestinali: una storia di almeno due sintomi gastro-intestinali in aggiunta al dolore (per es. nausea, meteorismo, vomito al di fuori della gravidanza, diarrea, oppure intolleranza a numerosi cibi diversi);
    3. un sintomo sessuale: una storia di almeno un sintomo sessuale o riproduttivo in aggiunta al dolore (per es. indifferenza sessuale, disfunzioni dell’erezione o dell’eiaculazione, cicli mestruali irregolari, eccessivo sanguinamento mestruale, vomito durante la gravidanza);
    4. un sintomo pseudo-neurologico: una storia di almeno un sintomo o deficit che fa pensare ad una condizione neurologica non limitata al dolore (sintomi di conversione, come alterazioni della coordinazione o dell’equilibrio, paralisi o ipostenia localizzate, difficoltà a deglutire o nodo alla gola, mancamenti, afonia, ritenzione urinaria, allucinazioni, perdita della sensibilità tattile o dolorifica, diplopia, cecità, sordità, convulsioni, sintomi dissociativi come amnesia, oppure perdita di coscienza con modalità diverse dai mancamenti).
  3. L’uno o l’altro di 1. e 2.:
    1. dopo le appropriate indagini, ciascuno dei sintomi del Criterio B non può essere esaurientemente spiegato con una condizione medica generale conosciuta o con gli effetti diretti di una sostanza (per es. una droga di abuso, o un medicinale);
    2. quando vi è una condizione medica generale collegata, le lamentele fisiche o la menomazione sociale o lavorativa che ne deriva risultano sproporzionate rispetto a quanto ci si dovrebbe aspettare dalla storia, dall’esame fisico e dai reperti di laboratorio.
  4. I sintomi non sono prodotti intenzionalmente o simulati (come nel Disturbo Fittizio o nella Simulazione).
Il Disturbo di Somatizzazione è diagnosticato prevalentemente nelle donne, ha un andamento clinico di tipo cronico, con ricorrenti ospedalizzazioni per osservazioni, visite mediche, test diagnostici. Raramente passa un anno senza che il soggetto cerchi qualche tipo di attenzione medica motivata con sintomi somatici. L’esordio si manifesta prima dei 30 anni, i sintomi in genere compaiono durante l’adolescenza e, intorno ai 25 anni spesso è possibile fare una diagnosi completa del disturbo. I sintomi più comuni sono gastro-intestinali, specie nausea e vomito, difficoltà a deglutire, dolori agli arti, dispnea indipendente da sforzo, amnesie, disturbi mestruali. E’ comune la convinzione di essere stati malati per la maggior parte della propria vita.
I soggetti di solito descrivono i loro malanni in termini coloriti, esagerati, ma spesso incoerenti o non supportati da dati concreti e specifici.
E’ da specificare che i sintomi lamentati dal paziente (crampo, sensazione di gonfiore, di rigidità, nausea ecc) non sono affatto immaginari, è solo che non corrispondono ad un problema che origina dalla zona a cui è riferito il sintomo (ad esempio intestino, stomaco, ecc.), ma origina invece dal sistema nervoso.
Il Disturbo di Somatizzazione  può essere complicato dalle innumerevoli visite, trattamenti ed interventi a cui l’individuo si sottopone, quasi sempre senza successo, per alleviare il proprio malessere; spesso richiedono il trattamento anche a numerosi medici contemporaneamente; l’invasività e spesso l’inutilità di questi interventi possono seriamente peggiorare il quadro e danneggiare in maniera irreversibile gli organi oggetto degli interventi; allo stesso modo l’eccesso di farmaci può portare ad un quadro di dipendenza.
Il quadro sintomatologico è spesso poco specifico e può sovrapporsi a una quantità di condizioni mediche generali. Tre caratteristiche depongono per una puntuale diagnosi di tale disturbo:
1) coinvolgimento di molteplici apparati;
2) esordio precoce e decorso cronico senza lo sviluppo di segni fisici;
3) assenza delle alterazioni di laboratorio che sono caratteristiche della condizione medica ipotizzabile.
I soggetti presentano lamentele fisiche ricorrenti per quasi tutta la vita, indipendentemente dalla condizioni fisiche del momento.
Umore depresso e sintomi ansiosi possono costituire la ragione per cui questi pazienti giungono in terapia. Talvolta è presente anche un comportamento impulsivo, antisociale.
Nonostante la difficoltà che spesso i pazienti con Disturbo di Somatizzazione hanno nel vedere e accettare una relazione tra i loro sintomi fisici e i loro problemi psicologici, un supporto psicoterapeutico è utile innanzitutto in quanto è stato dimostrato che tale percorso può riuscire a diminuire le loro spese per la salute anche del 50%, soprattutto per il decremento delle spese di ospedalizzazione, senza che risulti abbassato il loro grado di funzionamento o quello di soddisfazione per le cure ricevute. Attraverso la psicoterapia possono inoltre essere aiutati a gestire i loro sintomi e talora ad eliminarli.



                                       Dott.ssa Rita Manzo                           

giovedì 26 settembre 2013

PSICOPATOFOBIA - PAURA DI IMPAZZIRE

Uno dei peggiori sintomi delle crisi d’ansia e degli attacchi di panico è la paura di impazzire o di perdere il controllo, di contrarre una grave malattia mentale, vi è il timore che il cervello non funzioni più correttamente. Talvolta le persone con una crisi d’ansia possono sentirsi come se fossero sul punto di perdere la testa. Tutto ciò può essere incredibilmente debilitante, il soggetto è portato a pensare che gli stia accadendo qualcosa di terribile, o di poter perdere il controllo e commettere qualcosa di grave, irreversibile, mettendo a repentaglio la sua vita o quella di altre persone. 
Il non sentire più di avere il controllo di mente e corpo, il forte senso di irrealtà, la sensazione di estraneità dal corpo e da ciò che lo circonda, il vedere offuscato, le palpitazioni, i brividi, sono tutti sintomi dell’ansia che possono stordire a tal punto da far credere al soggetto di non essere in grado di riprendere il controllo della situazione e di stare quindi impazzendo. Ma tutto ciò è solo un brutto scherzo dell’ansia e in nessun caso questa paura indica che la persona stia realmente impazzendo. Tali sensazioni  spaventano in maniera eccessiva  le persone che le esperiscono, ma sapere che si tratta di ansia e nient’altro, per quanto spaventosa possa essere, può essere di grande aiuto a chi ne soffre. Le persone non "diventano pazze" improvvisamente e il solo fatto di analizzare la propria sanità mentale è già un indice di normalità. Questa fobia è di per sé paradossale, dato che nelle gravi malattie mentali temute, quali ad esempio le psicosi, uno dei sintomi principali è proprio la mancanza di insight, cioè di consapevolezza della malattia. Gli psicotici non hanno potere sui loro episodi psicotici che possono durare per giorni o addirittura settimane, periodo durante il quale non vi è la percezione di perdita del controllo. Così, anche se l'ansia può far sentire la persona “come se” stesse impazzendo, resta comunque una sensazione che non ha nulla a che vedere con un vero episodio psicotico. 
A volte la paura di impazzire è momentanea, ma ci sono casi in cui diventa quasi un’ossessione. Solitamente le persone mettono in atto dei meccanismi per cercare di ridurre il problema come ad esempio l’evitamento di tutte le situazioni ad “alto rischio” di panico, ciò però può produrre una riduzione progressiva delle normali attività nel quotidiano, iniziando da quelle che comportano l’esposizione diretta con i luoghi o le situazioni potenzialmente pericolosi, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a periodi più o meno lunghi di vero e proprio ritiro sociale e isolamento da qualunque contatto interpersonale. Questi meccanismi non permettono alla persona che manifesta tale problematica di viversi la vita serenamente. Uno dei rimedi più efficaci per superare la paura di impazzire è cercare di parlare e condividere questo stato d’animo, le sensazioni che si provano e i sintomi. Per essere supportati nel modo migliore sarebbe utile cercare aiuto rivolgendosi ad uno psicologo specializzato in psicoterapia.
                                                Dott.ssa Rita Manzo

martedì 24 settembre 2013

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO


Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni.
Le ossessioni sono pensieri, immagini mentali o impulsi persistenti, intrusivi ed indesiderati, che si manifestano ripetutamente nella mente e che la persona fatica a controllare ma che, in assenza di ansia, giudica come infondati ed insensati. La persona tenta di ignorare o di sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni, comportamenti ripetuti, rituali.
Le compulsioni, dette anche rituali o cerimoniali, sono comportamenti ripetitivi (ad esempio lavarsi le mani, controllare se il gas o la porta di casa è chiusa, riordinare oggetti), ma anche azioni mentali (ad esempio contare, pregare, ripetere formule, ecc.) che vengono attuate dalla persona allo scopo di ridurre l’ansia, il senso di disagio psicologico provocato dai pensieri ossessivi che generalmente le precedono. Spesso, alla loro mancata esecuzione, viene associato il timore che possa succedere qualcosa di brutto a se stessi o alle persone care.
I pensieri intrusivi si manifestano più volte nel corso della giornata.
Chi soffre di tale disturbo spesso mette in atto delle condotte protettive come l'evitamento di certe situazioni ritenute "pericolose" che, a lungo andare, causano limitazioni sia nella vita lavorativa che sociale che affettiva.
Chi soffre di DOC percepisce la stranezza dei suoi comportamenti e non prova alcun piacere a compiere i rituali (es. lavarsi le mani) ma li ritiene necessari al fine di mettere a tacere i pensieri assillanti che gli affiorano alla mente.

I criteri diagnostici per il DOC secondo il DSM-IV-TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders)  sono i seguenti:
  1. Ossessioni o compulsioni.
Ossessioni come definite da 1., 2., 3. e 4.:
    1. pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti, in qualche momento nel corso del disturbo, come intrusivi o inappropriati e che causano ansia o disagio marcati
    2. i pensieri, gli impulsi, o le immagini non sono semplicemente eccessive preoccupazioni per i problemi della vita reale
    3. la persona tenta di ignorare o di sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni
    4. la persona riconosce che i pensieri, gli impulsi, o le immagini ossessivi sono un prodotto della propria mente (e non imposti dall’esterno come nell’inserzione del pensiero).
Compulsioni come definite da 1. e 2.:
    1. comportamenti ripetitivi (per es., lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (per es., pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta ad un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente
    2. i comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre il disagio o a prevenire alcuni eventi o situazioni temuti; comunque questi comportamenti o azioni mentali non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare o a prevenire, oppure sono chiaramente eccessivi.
  1. In qualche momento nel corso del disturbo la persona ha riconosciuto che le ossessioni o le compulsioni sono eccessive o irragionevoli.
    Nota: Questo non si applica ai bambini.
  2. Le ossessioni o compulsioni causano disagio marcato, fanno consumare tempo (più di 1 ora al giorno) o interferiscono significativamente con le normali abitudini della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali usuali.
  3. Se è presente un altro disturbo in Asse I, il contenuto delle ossessioni o delle compulsioni non è limitato ad esso (per es., preoccupazione per il cibo in presenza di un Disturbo dell’Alimentazione ; tirarsi i capelli in presenza di Tricotillomania; preoccupazione per il proprio aspetto nel Disturbo da Dismorfismo Corporeo ; preoccupazione riguardante le sostanze nei Disturbi Correlati a Sostanze ; preoccupazione di avere una grave malattia in presenza di Ipocondria; preoccupazione riguardante desideri o fantasie sessuali in presenza di una Parafilia; o ruminazioni di colpa in presenza di un Disturbo Depressivo  Maggiore, Episodio Singolo o Ricorrente).
  4. Il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale.
Specificare se:
     Con Scarso Insight: se per la maggior parte del tempo, durante l’episodio attuale, la persona non riconosce che le ossessioni e compulsioni sono eccessive o irragionevoli.


Il DOC interessa circa il 3% della popolazione. Può manifestarsi sia negli uomini che nelle donne. Può esordire nell'infanzia, nell'adolescenza o nella prima età adulta, ma compare con maggiore frequenza nei maschi  tra i 6 e i 15 anni e nelle donne tra i 20 e i 29 anni. I primi sintomi si manifestano nella maggior parte dei casi prima dei 25 anni (il 15% ha esordio intorno ai 10 anni) e in bassissima percentuale dopo i 40 anni. Almeno l'80% dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni, meno del 20% ha solo ossessioni o solo compulsioni.
Spesso il DOC viene diagnosticato e trattato in ritardo poichè chi ne soffre ha la tendenza a tenere nascosto il problema a causa del senso di vergogna che prova o per il timore di essere considerato pazzo.

Il DOC si presenta sotto svariate forme e spesso cambia volto nel corso degli anni. Ad es. una persona può avere per 4-5 anni il timore di essere contaminato per poi passare a un'altra preoccupazione altrettanto stressante, come il timore di far male a qualcuno a causa della propria irresponsabilità.
Se il disturbo ossessivo compulsivo non viene curato, generalmente tende a cronicizzare e ad aggravarsi progressivamente.


Manifestazioni e disturbi associati   Frequentemente sono presenti condotte di evitamento delle situazioni che riguardano il contenuto delle ossessioni, come lo sporco e la contaminazione. Sono comuni preoccupazioni ipocondriache, sensi di colpa, disturbi del sonno. Può esservi abuso di alcool o di farmaci.

Tra i disturbi correlati al DOC troviamo il disturbo del controllo degli impulsi (cleptomania, tricotillomania, piromania, gioco d’azzardo patologico), i disturbi sessuali (parafilie: esibizionismo, voyeurismo, feticismo), i disturbi dell’alimentazione (anoressia, bulimia), i disturbi da tic, i disturbi dissociativi, disturbi d’ansia e dell’umore.

                                            Dott.ssa Rita Manzo

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