martedì 30 agosto 2016

CRISI DI COPPIA: ECCO PERCHÉ IL TUO RAPPORTO NON FUNZIONA PIÙ


Litigate sempre più spesso, anche per motivi futili?
Siete al punto in cui non litigate proprio più?
Desiderate starvene per conto vostro?
Vi infastidisce ogni cosa che dice o che fa?
Avete perso la stima e/o la fiducia nel vostro partner o viceversa?
I momenti di intimità e di condivisione sono ormai un lontano ricordo?
L’insoddisfazione, la rabbia e la frustrazione hanno preso il controllo della relazione?
Avete la sensazione di essere ad un punto di non ritorno nel vostro rapporto?
Se la risposta alla maggior parte delle domande precedenti è SI molto probabilmente la vostra coppia è in crisi!
Capita spesso che una coppia, soprattutto dopo anni passati insieme, viva un periodo di crisi! La coppia è un’entità che nasce dall’unione di due persone, quindi di due teste, due modi di fare e di essere che per amore e obiettivi comuni trovano dei punti d’incontro. Si sa però che l’amore è dinamico, passa attraverso delle fasi ed anche le persone lo sono, quindi nel tempo si cambia, ed è naturale che anche il rapporto cambi! Quando tale cambiamento riguarda un solo partner, oppure quando la coppia si cristallizza e si culla nei vecchi modelli di comportamento appresi, cronicizza e finisce nella monotonia e nell’insoddisfazione di una coppia che nulla di nuovo può dare al singolo. La crisi è la fase in cui uno o entrambi i partners manifestano la propria insoddisfazione e mettono in discussione il rapporto.
La crisi spinge a trovare nuove modalità di comportamento, nuove competenze che consentiranno alla coppia di raggiungere una nuova stabilità. Dunque essa può essere vista come un’evoluzione della coppia e quindi, nonostante generi confusione, ansia, paura, non è negativa in sé, in quanto rappresenta un’opportunità per fortificare il rapporto.  

QUALI SONO LE CAUSE CHE POSSONO GENERARE UNA CRISI?
Sono molte le cause per le quali una coppia può entrare in crisi. Le principali sono le seguenti:
1) SCARSA COMUNICAZIONE. Il saper comunicare è un elemento fondamentale che sta alla base di una sana relazione.
La coppia che non comunica o che lo fa in maniera inappropriata alimenta i conflitti e ne rende sempre più difficile la risoluzione. Basti pensare a quando entrambi i partner per far valere le proprie ragioni iniziano ad urlarsi contro e alla fine la voce di uno copre quella dell’altro e viceversa, con il risultato che il conflitto si inasprisce senza che si arrivi ad una conclusione.
2) MANCATO SVINCOLO DALLA FAMIGLIA D’ORIGINE DA PARTE DI UNO DEI DUE PARTNER. Capita spesso che uno dei due partner non si sia completamente svincolato dalla famiglia d’origine. Spesso accade perché il figlio che va via di casa manifesta ancora un bisogno di protezione e supporto da parte della propria famiglia. Il mancato svincolo risulta evidente da atteggiamenti del tipo: “non possiamo andare in vacanza altrimenti mamma dice che spendiamo troppi soldi!”. Spesso capita anche che vi sia una massiccia intromissione della famiglia di origine nella vita di coppia; questo capita o perché la coppia è troppo giovane o perché è vincolata economicamente alla famiglia di origine, e quindi è costretta a sottostare alle sue regole. Tutto ciò può essere un valido elemento che contribuisce a mettere in crisi la coppia.
3) EVENTI ESTREMAMENTE STRESSANTI. Eventi imprevisti, eccessivamente stressanti o traumatici, come ad esempio un lutto in famiglia, la nascita di un figlio con handicap, un aborto, difficoltà economiche ecc. ... possono minare la serenità della coppia che talvolta non riesce ad affrontare e superare la situazione.
4) ROTTURA DEL PATTO IMPLICITO. La coppia si sceglie in base a delle affinità e resta insieme  a patto di alcune condizioni non esplicitate ma date per scontate. Ci si aspetta che il partner si comporti sempre in un certo modo, quello in cui noi lo conosciamo. Se tali aspettative vengono tradite il partner rimarrà deluso e la coppia entrerà in crisi. Pensiamo al caso di una coppia dove entrambi i partners sono lavoratori con lo stesso orario lavorativo, al rientro a casa l’uomo si distende sul divano di casa ed accende il televisore, mentre la moglie si sarebbe aspetta che lui l’avesse aiutata nelle faccende di casa e nell'accudimento dei figli.
5) EVOLUZIONE DI UNO SOLO DEI DUE PARTNERS. Abbiamo detto che la coppia è dinamica e che anche l’essere umano lo è; Nel tempo, in base alle esperienze vissute, alle relazioni  e agli eventi, cambiano i suoi bisogni individuali ed egli acquisisce una maturità ed una consapevolezza delle cose diversa. Se tale cambiamento interessa un solo partner o avviene in momenti differenti all’interno della coppia, uno dei due potrebbe cambiare in maniera tale da non essere più riconosciuto dall’altro e i due partners potrebbero riscontrare delle difficoltà nel comprendersi e di conseguenza entrare in crisi.
6) DISPARITÀ ALL’INTERNO DELLA COPPIA.
Avviene quando si instaura una relazione complementare disfunzionale, ovvero una relazione in cui l’attribuzione dei ruoli all’interno della coppia è rigida: un partner, solitamente quello dalla personalità più forte, è sempre in posizione up (“su”, “di vantaggio”, ovvero in una posizione direttiva), mentre l’altro è sempre in una posizione down (“giù”, “di svantaggio”, ovvero in posizione di accettazione e subordinazione emotiva), ed entrambi contribuiscono ad una condizione di disparità all’interno della coppia. Se un qualsiasi evento spingerà il partner in posizione down a ridefinire la propria identità e a rivalutare la propria posizione all’interno della coppia, la crisi è in agguato. Talvolta in una coppia può instaurarsi invece una relazione simmetrica patologica, ovvero una condizione in cui la tendenza a porsi in una condizione di parità è rifiutata da uno dei due partners che tenderà a mettersi in maniera forzata in una posizione up (io sono migliore... più intelligente... più ricco... più ...di te), screditando l’altro partner il quale, a sua volta, per difesa, tenderà a sminuire l’altro per ripristinare una condizione di parità; il risultato è la tendenza a vivere continui litigi per l’affermazione della propria identità con il rischio di una rottura definitiva.
7) ROUTINE E MONOTONIA. Un rapporto sano è dinamico e in continua crescita e crescere, spesso, significa scoprire nuove cose. Ecco perché la mancanza di interessi e la ripetizione monotona delle stesse cose nello stesso identico modo ogni giorno soffoca il rapporto e affievolisce i sentimenti.
8) DIFFERENZE NEL MODO DI AGIRE DEI DUE PARTNERS. Spesso il modo di agire differente dei partners, ad esempio per quanto riguarda la gestione della casa, l’educazione dei figli, la gestione dei conflitti, oppure delle relazioni,  può acuire i dissapori all’interno di una coppia se non si trovano dei punti d’incontro.
Forse sarete sorpresi nel constatare che tra le cause più comuni della rottura di un rapporto io non abbia elencato il tradimento o il calo del desiderio sessuale, tuttavia ritengo che queste non siano delle cause che generano una crisi quanto piuttosto dei segnali che ci indicano che la crisi è già in atto. Ma di questo parlerò in maniera più approfondita nei prossimi articoli.

PERCHÉ È IMPORTANTE LA TERAPIA DI COPPIA?

Tutte le coppie attraversano periodi di crisi che, nella maggior parte dei casi, si gestiscono e superano in maniera autonoma. Quando la coppia tenta in vari modi di ricucire un rapporto senza alcun risultato o spesso con il risultato di inasprire ancora di più i rapporti, può essere estremamente utile cercare l’aiuto di uno psicoterapeuta esperto in relazioni. La terapia di coppia oltre ad essere un punto d’incontro neutrale in cui entrambi i partners possono esprimere le proprie preoccupazioni e  imparare a gestire le emozioni negative utilizzandole in chiave positiva, permette di rivedere il modo in cui si sta gestendo la crisi e di trovare soluzioni alternative più adeguate. Il percorso terapeutico aiuta anche a trovare le risorse e le competenze necessarie per gestire  le crisi successive e fortificare il rapporto.

Se il tuo rapporto è in crisi e hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero 3333072104
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)

venerdì 29 luglio 2016

IL DISAGIO PSICOLOGICO NELLA MENOPAUSA E LA GESTIONE DEI SINTOMI


CHE COS’E’ LA MENOPAUSA
La menopausa è una fase naturale del ciclo di vita biologico della donna che avviene mediamente tra i 45 e i 55 anni e si riferisce alla fine dell’attività ovarica: le ovaie della donna iniziano a produrre meno estrogeni e progesterone e cessano la maturazione e il rilascio di ovuli. Da ciò ne consegue la perdita del ciclo mestruale e della possibilità di concepire per il resto della vita. Durante la menopausa il corpo della donna subisce molti cambiamenti fisici e psicologici.

Sintomi fisici della menopausa: calo del livello di estrogeni con conseguente riduzione del flusso mestruale e vampate di calore, sudorazione notturna, battito cardiaco irregolare, insonnia, mal di testa, perdita di urina, secchezza vaginale, infezioni, rapporti sessuali dolorosi, dolori articolari, rilassamento dei tessuti, in molti casi aumento di peso.

Sintomi psicologici della menopausa: sensazione di sentirsi costantemente in uno stato di sindrome premestruale, sbalzi d’umore, irritabilità, sentimenti di tristezza, aggressività,
mancanza di motivazione, difficoltà di concentrazione, tensione, facile affaticamento, instabilità emotiva, calo del desiderio sessuale, diminuzione dell’autostima, dimenticanze, stati d’ansia o di depressione. Spesso i sintomi dell’ansia peggiorano con la menopausa a causa di una maggiore sensibilità ai sintomi. A loro volta però, i sintomi della menopausa, come le sudorazioni notturne e le vampate di calore, possono influenzare negativamente l’umore.
Di solito i sintomi della menopausa tendono ad attenuarsi nel giro di un anno, permettendo alla donna di trovare naturalmente un nuovo equilibrio.

REAZIONI ALLA MENOPAUSA 

La menopausa rappresenta nell’immaginario femminile non solo la fine del periodo fertile ma la fine della giovinezza stessa. 
Il modo in cui una donna reagisce alla menopausa dipende da molti fattori:
-se ha avuto una menopausa naturale o chirurgica
-la sua età 
-la sua salute fisica
-la sua salute mentale: se ha sofferto di disturbi d’ansia o depressione in passato
-percezione di sé e del proprio corpo: se non si ha un buon rapporto con il proprio corpo la menopausa sarà vissuta ancora più drasticamente minando l’autostima della donna 
-attribuzione di significato ai sintomi
-il contesto sociale in cui vive
-il livello di soddisfazione raggiunto nella sua vita: ad esempio una donna realizzata professionalmente tende a vivere con maggiore serenità la menopausa
-la sua fase di vita. La menopausa sopraggiunge in genere in un periodo della vita di grandi cambiamenti familiari: senescenza, malattia e morte dei genitori, distacco anche dai figli che crescono, diventano indipendenti e hanno sempre meno bisogno dell’accudimento materno; tutto ciò porta ad avere tanto tempo in più a disposizione, che viene spesso vissuto come tempo vuoto, difficile da gestire, soprattutto in coppia, perché non si era più abituati a stare da soli.

COME AFFRONTARE SERENAMENTE LA MENOPAUSA


Ogni donna affronta la menopausa a modo suo, ci sono donne che vivono questo periodo con la massima serenità, sfruttando in positivo tutto ciò che essa comporta, ad esempio un aumento del tempo libero, ma ci sono anche donne che vivono i sintomi della menopausa con grande malessere. Tali sintomi possono essere gestiti dalla donna apportando dei cambiamenti nello stile di vita, introducendo degli accorgimenti che possono aiutare a risolvere il disagio psicologico legato alla menopausa. Vi propongo qui di seguito alcuni suggerimenti:
-prendere del tempo per sé stesse in modo da avere l’energia emotiva per fare altre cose
-impegnarsi in attività creative che favoriscano un senso di realizzazione, 
-riscoprire vecchi hobby 
-individuare attività  che hanno il potere di ricaricarvi e farle spesso: guardare un film, fare un bagno rilassante, la manicure, una passeggiata al parco con un’amica, ascoltare musica, leggere un libro, ecc. …
-è fondamentale non isolarsi, rimanere in contatto con la famiglia e gli amici 
-ritrovare momenti di intimità,  confidenza e di dialogo nella coppia
-coltivare nuove e vecchie amicizie
-mangiare sano e fare esercizio fisico regolare: sono da preferire passeggiate veloci all’aria aperta o in bicicletta, ma vanno bene anche tapis roulant e cyclette; l’esercizio fisico migliora non soltanto la salute fisica, ma anche l’umore
-mantenere la memoria allenata attraverso la lettura, l’enigmistica, lo studio, senza dare troppo peso ai vuoti di memoria possibili in questa fase di vita
-evitare tranquillanti e alcol
-fare dei riposini di qualità: la stanchezza può rendere più inclini all’ansia e all’umore depresso
-imparare a praticare tecniche di rilassamento come lo yoga o la meditazione per ridurre l’impatto dello stress nella vita e favorire un clima sereno
-tenere un diario per scoprire l’andamento dei sintomi, per capire quale sintomo va attribuito alla menopausa e quale invece va attribuito all’ansia e/o alla depressione.

QUANDO CHIEDERE UN AIUTO PSICOLOGICO

Per le donne la menopausa è una fase di vita assolutamente naturale, i cui sintomi tendono a stabilizzarsi nel tempo. Tuttavia non tutte le donne riescono a viverla con serenità e talvolta si trasforma in un periodo estremamente doloroso. Vediamo insieme quali sono le situazioni in cui è utile richiedere una consulenza psicologica che aiuti a ritrovare un nuovo equilibrio.
Quando è necessario chiedere aiuto ad una psicologa?
-quando si avvertono sintomi depressivi che perdurano per più di due settimane o sono così intensi da non sentirsi in grado di farvi fronte
-quando si fa fatica ad accettare i cambiamenti ormonali, fisici, psichici, familiari e relazionali che avvengono in questa fase
-quando si è sopraffatti dalla tristezza e dai rimpianti di una vita passata non appagante 
-quando si ha la necessità di ritrovare un nuovo equilibrio.


Dott.ssa Rita Manzo 
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale 
Santa Maria Capua Vetere (CE) – Calvi Risorta (CE) – Napoli (NA)
3333072104

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mercoledì 29 giugno 2016

10 TECNICHE AUTO-AIUTO PER LE MAMME CON DEPRESSIONE POST PARTO

La Depressione post parto è una condizione di malessere psicologico che colpisce circa il 10% delle neomamme con sintomi gravi e persistenti (es. mancanza di interesse e sentimenti negativi verso il neonato, senso di inadeguatezza e paura di fargli del male, ritiro sociale, disturbi del sonno e dell’alimentazione, disturbi somatici, ecc…) che possono interferire con le capacità della mamma di prendersi cura del proprio bambino.
La Depressione post parto si manifesta nelle settimane successive al parto e si sviluppa gradualmente in un periodo di diversi mesi. Dunque se i sintomi persistono per più di due settimane, minando il benessere psicofisico della neomamma e del proprio bimbo, si ritiene necessario l’intervento di uno psicoterapeuta.
Prendersi cura di sè quando si ha una depressione post parto è la cosa migliore che una donna possa fare per ridurne i sintomi. È opportuno adottare dei cambiamenti nel proprio stile di vita:
  1. Riposare il più possibile facendo dei brevi sonnellini durante il giorno quando il bambino dorme. Poco sonno non fa che peggiorare la depressione.
  2. Manenere una dieta equilibrata; mangiare tanta frutta e verdura.
  3. Dedicare del tempo a sè stesse ogni giorno per rilassarsi e prendersi una pausa dai doveri di mamma.
  4. Parlare dei propri sentimenti e stati d’animo con una persona fidata, familiare o amico, che sia disposta ad ascoltare senza giudizio e ad offrire rassicurazione e sostegno emotivo.
  5. Scrivere un diario giornaliero dei propri pensieri e sentimenti. 
  6. Trovare persone che possano aiutarvi con la cura dei figli, i lavori domestici, le commissioni e qualsiasi altro aiuto che permetterà di riposarvi e godervi al massimo la maternità.
  7. Mantenere stretti i legami con familiari e amici. La Depressione porta la neomamma a chiudersi in sè stessa e ad evitare le relazioni! L’isolamento aggrava ancora di più lo stato depressivo, per tale motivo è fondamentale accogliere la vicinanza dei propri cari e lasciarsi supportare da essi.
  8. Fare tante passeggiate all’aria aperta con il piccolo.
  9. Esporsi alla luce del sole per almeno 15 minuti al giorno. La luce solare è un antidepressivo naturale!
  10. Non siate troppo dure con voi stesse. Non esistono persone perfette e dunque non aspettatevi la perfezione da voi!non stressatevi troppo, fate solo ciò che riuscite a fare e rimandate le cose inutili!

Se sei una neomamma e stai vivendo i sintomi della depressione post parto ed hai bisogno di aiuto puoi fissare un appuntamento contattandomi al numero 3333072104.

Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta
Calvi Risorta (CE) , Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)  
                                 


venerdì 24 giugno 2016

BABY BLUES E DEPRESSIONE POST PARTO

Baby Blues Dott.ssa Rita Manzo psicologa psicoterapeuta Caserta Napoli

Prima del parto la futura mamma si ritrova spesso a fantasticare sull’evento della nascita, preparandosi a vivere sentimenti estremamente positivi e momenti felici da condividere con il partner, gli amici e la propria famiglia. Molto spesso però, tali aspettative sono disattese e ci si ritrova a vivere dopo il parto uno stato di malessere psicologico. Tale condizione di disagio interiore interessa circa l’80% delle neomamme e prende il nome di BABY BLUES.
I sintomi del baby blues sono:
  • Sbalzi d’umore
  • Ansia
  • Paura di non essere in grado di prestare cure adeguate al bimbo
  • Disturbi del sonno
  • Tristezza
  • Crisi di pianto
  • Impazienza
  • Irritabilità
  • Alterazioni dell’appetito
  • Difficoltà di concentrazione.

Tali sintomi si manifestano subito dopo il parto e sono di natura transitoria, in genere regrediscono spontaneamente entro 2-3 settimane.
Le cause del baby blues sono molteplici:
  • stress psicofisico causato dal parto
  • sconvolgimenti ormonali conseguenti al parto
  • emozioni legate all’esperienza del parto
  • differenza tra il bambino che si era immaginato e la realtà
  • nuovo status: si passa dall’essere figlia all’essere madre
  • ansia legata all’assunzione di responsabilità nei confronti del neonato
  • oggettive difficoltà nel prendersi cura del neonato
  • preoccupazione per il proprio aspetto, percezione di essere grassa e poco attraente.
Il baby blues è una condizione normale della nuova maternità. Di solito con l’assestamento ormonale, l’appoggio e l’aiuto della famiglia e tanto riposo si avrà un ritorno alla normalità entro due settimane, senza la necessità di un intervento specialistico.
Se i sintomi non scompaiono dopo poche settimane o addirittura peggiorano si può avere la DEPRESSIONE POST PARTO, i cui sintomi sono molto più gravi e persistenti rispetto al baby blues. 

La depressione post parto colpisce circa il 10% delle neomamme. Si manifesta nelle settimane successive al parto e si sviluppa gradualmente in un periodo di diversi mesi.
I sintomi della depressione post parto (DPP) sono:
  • mancanza di interesse e sentimenti negativi verso il neonato
  • sensazione di inadeguatezza nei confronti del bambino e paura di fargli del male o di restare da sola con lui
  • sensi di colpa, indegnità, inutilità e vergogna
  • pensieri ricorrenti di morte o suicidio
  • disturbi del sonno: dormire di più o di meno rispetto al solito
  • disturbi dell’appetito: mangiare di più o di meno rispetto al solito
  • sentimenti di rabbia o irritabilità
  • irrequietezza
  • umore depresso, tristezza e sopraffazione
  • preoccupazioni eccessive, ansia e/o panico
  • crisi di pianto frequenti
  • mancanza di energie e motivazione
  • difficoltà di concentrazione
  • difficoltà nel prendere decisioni
  • difficoltà di memoria
  • perdita di interesse per le attività che prima davano piacere
  • perdita del desiderio sessuale
  • ritiro sociale
  • disturbi somatici come mal di testa, mal di stomaco, dolori articolari, dolori muscolari, disturbi digestivi ecc..).
Le cause della depressione post parto.
Non possiamo ricondurre la depressione post parto ad una singola causa. Possono contribuire allo sviluppo della patologia:
  • cambiamenti ormonali: dopo il parto le donne subiscono un forte calo dei livelli di estrogeni e di progesterone. Anche i livelli di ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea possono diminuire drasticamente, portando stanchezza e depressione.
  • Sensazione di stanchezza dopo il parto a causa della costante deprivazione di sonno e dei ritmi imposti dal bambino
  • Familiarità: Le donne con una storia familiare di depressione hanno più probabilità di soffrirne
  • Fattori stressanti: La gravidanza e il parto sono esperienze stressanti che già da sole possono determinare una depressione post parto. A ciò spesso si aggiungono altri fattori stressanti come ad esempio, la perdita di una persona cara o difficoltà a lavoro che rendono la persona ancora più vulnerabile.
  • Fattori sociali: la giovane età, l’inesperienza, la solitudine, le condizioni economiche precarie, i conflitti coniugali e la mancanza di aiuto e sostegno da parte di familiari e  amici amplificano la probabilità di sviluppare una depressione post parto.
  • Gravidanza non pianificata o non desiderata
  • Problemi con una precedente gravidanza o il parto.

Il trattamento per le neomamme

La DPP può interferire con la capacità della neomamma di prendersi cura del suo bambino, pertanto se i sintomi sono invalidanti o persistono oltre le due settimane e la madre ha la percezione di poter far del male a se stessa o al bambino è importante chiedere subito l’intervento di uno psicoterapeuta. Può essere utile una terapia di coppia quando vi sono delle difficoltà coniugali che impediscono ai genitori di rispondere adeguatamente alle esigenze del bambino, o quando la neomamma sente di non avere in casa un valido sostegno da parte del partner.

Se sei una neomamma e stai vivendo i sintomi della depressione post parto ed hai bisogno di aiuto puoi fissare un appuntamento contattarmi al numero 3333072104


Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta
Calvi Risorta (CE) - Santa Maria Capua Vetere (CE) – Napoli (NA)

Puoi cliccare qui per effettuare il TEST DI AUTOVALUTAZIONE DEPRESSIONE POST PARTO

martedì 7 giugno 2016

AIUTO, COME DICO A MIO FIGLIO CHE CI STIAMO SEPARANDO?


La separazione è un evento molto doloroso ed estremamente delicato che desta ancora più angoscia e preoccupazioni quando si hanno dei figli. La paura più grande per i genitori è quella di turbarli con la notizia della separazione, di rompere il loro equilibrio interiore, lasciando delle ferite che non si rimargineranno mai. Sempre più spesso ricevo allo studio uno o entrambi i genitori che mi chiedono quale sia il modo migliore per affrontare l’argomento con i propri figli e quando sia il momento giusto per parlare con loro della separazione al fine di rendere la notizia “accettabile” ed evitare di traumatizzarli. Affrontare l’argomento nel modo giusto con i propri bambini non garantisce che essi non subiranno un trauma, ma ne riduce sicuramente le probabilità; ci tengo anche a precisare che non necessariamente la separazione rappresenta un evento traumatico per i bambini, spesso essi vengono infatti danneggiati più da famiglie “unite” in conflitto tra loro, che da famiglie “separate”.




Quando parlare della separazione ai figli?
E’ fondamentale che la decisione della separazione venga comunicata ai bambini solo quando si è effettivamente sicuri di tale scelta per evitare di destabilizzare i bambini comunicandogli una cosa e poi facendo tutt’altro. Dunque, fino a quando si è ancora nella fase di provare a recuperare il rapporto e non si è ancora sicuri che la separazione sia la scelta giusta da prendere è bene mantenere la massima riservatezza. E’ bene scegliere un momento della giornata in cui il bambino è calmo e sereno per renderlo emotivamente più predisposto ad elaborare le parole di mamma e papà.



Come parlare della separazione ai figli?
E’ importante che la coppia genitoriale concordi insieme cosa dire ai figli e quale sia il modo e il momento giusto per farlo. L’annuncio inoltre va fatto nel modo più sereno possibile, evitando recriminazioni, rancori, offese, screzi reciproci davanti ai figli. Se tutto ciò non è possibile è bene rivolgersi ad uno psicologo, o uno psicoterapeuta sistemico-relazionale che possa aiutare la coppia a gestire le difficoltà, raggiungere un punto d’incontro e a trattare l’evento con i figli con maggiore serenità.
Per rendere il discorso comprensibile è bene utilizzare parole adeguate all’età del bambino. I genitori devono spiegare ai propri figli che pur volendosi bene non vanno più d’accordo e, per capirsi e andare d’accordo, hanno necessità di vivere in due case separate. Va spiegato ai figli che l’amore tra due persone adulte talvolta non dura per sempre, a volte si trasforma. Lo scopo di tale discorso è quello di annullare la fantasia del bambino che ciò che sta accadendo sia colpa sua. I figli vanno sempre rassicurati sul fatto che l’affetto che si prova per loro rimarrà invariato e che essi potranno sempre contare su entrambi i genitori. Bisogna essere in sintonia con le loro emozioni, ascoltarli con attenzione, riconoscendo e accettando i loro sentimenti, rispondere alle loro domande e ai loro dubbi in modo appropriato, riducendo così il rischio di traumi. E’ necessario che i genitori utilizzino strategie che gli consentano di rimanere in contatto emotivo con i loro bambini nei giorni e nelle settimane successive seguenti il racconto.

Quali sono gli errori gravi assolutamente da evitare?
Spesso le angosce del bambino non dipendono tanto dalla separazione in sé quanto piuttosto dal modo in cui i genitori gestiscono la separazione. Le cose che assolutamente bisogna evitare sono:
-litigare in presenza dei figli,
-screditare l’altro genitore,
-mettere in discussione il valore dell’altro genitore,
-tentare di tirare il bambino dalla propria parte, magari corrompendolo con regali, per cercare di fargli prendere le distanze dall’altro genitore
-ricattare il bambino quando va via con l’altro genitore,
-raccontare al bambino di tradimenti o altri torti subiti da parte dell’altro genitore.
Tali  pressioni psicologiche vengono vissute dal bambino come una violenza. Per preservare la sua integrità è necessario fare in modo che egli non risenta troppo della nuova condizione familiare. Pertanto è necessario tra genitori mantenere un atteggiamento quanto più possibile cordiale, parlarsi con tono gentile, cooperare e relazionarsi in maniera civile e serena per il bene del bambino.


Se sei un genitore o una coppia che sta attraversando questa fase e vuoi saperne di più o hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero 3333072104.

Dott.ssa Rita Manzo

martedì 3 novembre 2015

QUALI SONO I SEGRETI PER ESSERE UNA COPPIA FELICE?


Le relazioni sentimentali sono fondamentali per la nostra felicità e benessere. Eppure sempre più frequentemente capita che i matrimoni termino con un travagliato divorzio. Da ciò si evince che non è facile mantenere un sano equilibrio di coppia perché non è semplice gestire i rapporti. Ci sono sicuramente degli accorgimenti che si possono adottare per mantenere il rapporto di coppia in buone condizioni:
1) Parlare apertamente: Alla base si una relazione sana c’è sempre una buona capacità di comunicazione.
E’ importante comprendere le parole del proprio partner per evitare fraintendimenti e cercare sempre di essere empatici, ovvero di mettersi nei panni dell’altro, capire il punto di vista dell’altro ed evitare giudizi gratuiti. Sbagliare è umano perché tutti abbiamo dei difetti; l’errore più grande che si possa fare è quello di evitare questioni. Quando il partner fa o dice qualcosa che non ci pace o ci ferisce è giusto parlargliene subito. Evitare chiarimenti genera solo rancori… e ciò mi porta al punto numero 2!
2) Saper litigare: I disaccordi in una coppia sono comuni e soprattutto funzionali al benessere e alla crescita della coppia, purchè si sappia litigare! Le coppie che utilizzano un comportamento distruttivo durante le discussioni (come urlare, criticare l’altro, interrompere bruscamente la discussione) sono più soggetti alla rottura del rapporto rispetto a chi utilizza uno stile di confronto più costruttivo! Esempi di strategie costruttive per la risoluzione delle controversie comprendono il tentativo di scoprire esattamente cosa sente il vostro partner, ascoltando il suo punto di vista.
3) Mantenere alto l’interesse nella coppia: Tra i bambini, le carriere e gli impegni esterni, può essere difficile rimanere in contatto con il vostro partner e mantenere viva la coppia. E’ importante rompere la routine e sperimentare cose nuove!


QUANDO UNA COPPIA DEVE CHIEDERE AIUTO!

Ogni relazione ha degli alti e bassi, ma alcuni fattori hanno più probabilità rispetto ad altri di diventare un ostacolo per il rapporto! Ad esempio problemi economici e scarsa fiducia nel partner possono creare conflitti ricorrenti. Lo psicologo può aiutare le coppie a migliorare la comunicazione e l’ascolto e a trovare dei modi sani per andare oltre il conflitto.

       Dott.ssa Rita Manzo, Psicologa e Psicoterapeuta

giovedì 24 settembre 2015

SUPERARE LA MORTE DEL MARITO

La morte del proprio compagno di vita è tra le perdite più dolorose che si possano vivere nella propria vita. Come affrontare il lutto? Sono stata intervistata sull'argomento dalla giornalista Barbara Gabbrielli per il settimanale "Confidenze" n°39 - 29/09/2015 e propongo qui l'articolo dal titolo "Superare la morte del marito".

Dott.ssa Rita Manzo