martedì 20 settembre 2016

ATYCHIPHOBIA: PAURA DI SBAGLIARE


Tutti vivono almeno una volta nella vita la paura di sbagliare. Ci si chiede spesso se un esame per il quale si è studiato andrà bene, se si è o meno all’altezza di svolgere un determinato lavoro, se si riuscirà a fare quel discorso in pubblico, se sia il caso o meno di aprire quella nuova attività, ecc. ... Una ragionevole quantità di dubbio sulla buona riuscita di alcuni progetti è normale e presente nella maggior parte delle persone.  Quando però la paura di sbagliare diventa bloccante si parla di ATYCHIPHOBIA. Il termine si riferisce alla paura spropositata, ingiustificata e persistente di fallire.
Tale paura rappresenta un forte ostacolo nella vita di chi la esperisce perchè può condizionarla, impedirle di andare avanti, di agire, di evolvere, con il rischio di perdere grandi opportunità lungo la strada. In genere si ha un blocco nell’agire perché ci si prospetta già delle conseguenze negative, come ad esempio la paura di rendersi ridicoli agli occhi degli altri in caso di fallimento. L’atychiphobia è dunque strettamente collegata alla paura del giudizio degli altri, ma anche da una scarsa fiducia nelle proprie capacità ed una ipercriticità in tutto ciò che si fa perché, come si sa, il giudice interiore è quello più severo. Tali aspetti portano nel tempo ad un auto-sabotaggio costante fatto di tanti “non posso”, “non ci riuscirò mai”, “non ho il tempo”, “non sarò mai abbastanza capace”, “non ho i soldi”, “non è il momento”, “poi lo farò”, ecc. ... con il risultato di procrastinare, cioè di rimandare o addirittura di rinunciare nel tempo alle cose che si vorrebbero fare.
LE CAUSE DELLA PAURA ECCESSIVA DI SBAGLIARE
La paura del fallimento può essere collegata a molte cause, e più in particolare:
- uno stile educativo ipercritico dei genitori durante l’infanzia:
L’autostima è strettamente legata alle relazioni instaurate con le figure di riferimento durante l’infanzia (genitori, nonni ... ). Uno stile educativo ipercritico del genitore, pronto cioè a sottolineare tutti gli errori del bambino, a biasimarlo, a svalutare costantemente il suo operato, a ridicolizzarlo e umiliarlo, a non lodarlo per gli aspetti positivi, mina l’autostima del bambino e lo induce a crescere con elevati livelli di ansia e la costante paura di sbagliare.
- aver vissuto un evento traumatico o imbarazzante in passato: un fallimento vissuto con estremo imbarazzo nel passato alimenta la paura di fallire in altre esperienze, anche anni dopo.
COME SI AFFRONTA LA PAURA DI SBAGLIARE
La paura eccessiva di sbagliare nasce da una insana convinzione radicata nel tempo che commettere un errore sia molto grave. Dunque il primo punto dal quale bisogna partire è che il fallimento fa parte della vita di ognuno di noi; tutti sbagliamo, lo facciamo in continuazione e questo non è assolutamente un aspetto negativo, poiché è proprio grazie agli errori commessi che cresciamo, miglioriamo, apprendiamo. Pensiamo a quante volte siamo caduti dalla bici prima di imparare a stare in equilibrio, o a quanti errori grammaticali abbiamo commesso prima di imparare a scrivere ... e potrei continuare all’infinito con esempi che ci spingono a riflettere sul fatto che è impossibile vivere una vita senza commettere errori.
Quindi  basta rinunce, esse lasciano sempre spazio al rimpianto che è molto peggio del fallimento perche è più angosciante e i suoi effetti durano molto più a lungo. Rompete la campana di vetro in cui siete ingabbiati e abbiate il coraggio di sperimentare la realizzazione dei vostri obiettivi senza lasciarvi scoraggiare dagli sbagli; piuttosto considerate gli errori commessi come una preziosa esperienza, accettateli e imparate da essi per prevenirli e fare meglio la prossima volta. Se il vostro obiettivo vi sembra troppo impegnativo da realizzare fate piccoli passetti alla volta così non vi  sentirete sopraffatti e renderete il vostro obiettivo più gestibile; ciò vi consentirà di procedere in avanti e rinforzare la fiducia in voi stessi. Se ritenete che la paura di sbagliare stia deteriorando giorno dopo giorno la qualità della vostra vita e vi sentite sopraffatti, sarà prezioso il sostegno di uno psicologo che vi aiuterà a comprendere la natura delle vostre paure e a trovare strategie efficaci per affrontarle.
Per qualsiasi informazione è possibile contattarmi al numero 3333072104
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale

lunedì 5 settembre 2016

LA TUA COPPIA È IN CRISI? SCOPRI QUALI SONO I SEGNALI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

Un rapporto di coppia quasi mai si spegne da un giorno all’altro. Ci sono nel tempo dei segnali che preannunciano l’imminente crisi. Riconoscere prontamente tali segnali permette di intervenire prima che la coppia si perda. Individuarli non è difficile; vediamo insieme quali sono i sintomi più comuni che indicano che la coppia è in crisi:

1 LITIGARE DI FREQUENTE O NON LITIGARE AFFATTO: i litigi “sani”, ovvero quelli in cui si utilizza una comunicazione funzionale alla risoluzione del problema, sono dei momenti essenziali, oserei dire vitali, per il  benessere della coppia perché consentono, attraverso l’evoluzione che ne consegue, un costante equilibrio tra i partner.
I litigi “insani”, invece, non sono funzionali al benessere della coppia in quanto sono caratterizzati da una comunicazione disfunzionale ricca di continui insulti e accuse, critiche sprezzanti anche per piccoli problemi quotidiani, mancanza di rispetto sempre più marcata, mancato riconoscimento o assunzione di responsabilità circa i propri errori. Quando i litigi diventano ridondanti, ovvero si ripetono apparentemente per le stesse cause senza trovare un punto d’incontro, diventano asfissianti e tale forma di comunicazione patologica impedisce l’evoluzione del rapporto. In questo caso potrebbe essere utile l’assistenza di un terapeuta familiare, per aiutare a trovare soluzioni ai problemi che non sembrano andare via. Anche il lasciar correre, il far finta che vada tutto bene per evitare il conflitto, col tempo oltre ad acuire il risentimento impoverisce il rapporto e può generare una frattura.

2 CERCARE DI CAMBIARE L’ALTRO: un altro sintomo che indica una crisi imminente è cercare costantemente di cambiare il proprio partner sia nei pensieri che nel comportamento.
La coppia è in continuo cambiamento. All’inizio del rapporto tutti mostriamo il meglio di noi, inoltre l’innamoramento ci rende ciechi, ci spinge a vedere solo gli aspetti positivi dell’altra persona (gentilezza, bellezza, fascino, status sociale, sicurezza di sé ecc…)  mentre gli altri passano in secondo piano. Successivamente, spenta l’infatuazione iniziale, emergono tutti gli aspetti del partner che non piacciono e che si desidera cambiare! Come dice un famoso detto popolare: prima i confetti e poi i difetti! Il desiderio di cambiare alcuni aspetti del partner, seppur con un intento di migliorarlo, sottolinea il fatto di non accettarlo così com’è e quindi di non stimarlo. Tutto ciò mette a repentaglio la stabilità del rapporto.

3 PASSARE POCO TEMPO INSIEME: è importante all’interno della coppia  mantenere i propri spazi, ma quando si cerca di evadere dal rapporto impegnandosi in attività solitarie o nel proprio lavoro per la maggior parte del tempo libero invece di passare del tempo di qualità con il proprio partner, allora bisogna fermarsi a riflettere!
Talvolta, pur passando ore e ore insieme sotto lo stesso tetto, si esperisce un senso di solitudine perché non c’è condivisione tra i partner, i quali, piuttosto che impegnarsi in conversazioni significative sui propri pensieri e sentimenti, o in attività piacevoli da condividere durante la giornata come passeggiate, sport, intimità, ecc. ... ci si dedica all’esecuzione di commissioni di routine, alle faccende domestiche, a guardare programmi in TV per ore o comunque a tutte quelle attività che alimentano i silenzi,  talvolta per la paura di rispolverare questioni sepolte o per evitare di parlare di come vanno le cose nel rapporto. Si finisce così per vivere con un estraneo di cui non si conosce più nulla! Un rapporto ha bisogno di essere alimentato ogni giorno! Quando non si sente il desiderio di stare nella coppia, di viverla, il rapporto è in crisi.

4 DIMINUZIONE DEL DESIDERIO SESSUALE: Una buona intesa sessuale è il collante che tiene unita la coppia e la rende viva, complice, passionale, coinvolta, sana e capace di condividere.
E’ un’attività divertente che rende speciale il legame. Se ci sono degli attriti all’interno del rapporto il primo aspetto a farne le spese è proprio il desiderio sessuale. Questo perché riesce sicuramente difficile condividere l’intimità con una persona con cui si vive una situazione di tensione, di freddezza emotiva, di mancata condivisione della quotidianità. Come anzidetto, se giorno dopo giorno si condividono sempre meno aspetti della quotidianità con il proprio partner, ci si ritrova a convivere con un estraneo. La mancanza di sessualità all’interno di un rapporto di coppia è un segnale inequivocabile che nella coppia c’è qualcosa che non va e tale aspetto va sicuramente indagato.

5 TRADIMENTO DEL PARTNER: Il tradimento è uno degli eventi più dolorosi che possano essere vissuti in una relazione. Esso viene spesso erroneamente  considerato come una delle principali cause scatenanti la crisi di coppia, ovvero il punto di partenza da cui nasce una crisi. Ciò non è corretto! Il tradimento nasce quando i partner vivono già delle problematiche, talvolta personali non elaborate in precedenza, oppure di coppia come difficoltà di comunicazione, segni di stanchezza, appiattimento, calo del desiderio sessuale, scarsa condivisione, instabilità, perdita di fiducia, rancore; pertanto il tradimento più che una causa può essere considerato un segnale che la coppia è già in crisi.
La domanda che mi viene fatta più frequentemente dai clienti che hanno subito un tradimento è: “PERCHE’?”, perché si tradisce? Non vi è una risposta univoca a tale domanda. Sono molti i motivi che spingono all’infedeltà. Nella maggior parte dei casi si tradisce perché il rapporto di coppia non assolve più al soddisfacimento dei propri bisogni personali (ad es. il bisogno di essere stimati e amati, il bisogno di ricevere attenzioni, di essere “visti” ecc. ...); quando ciò accade è facile cercare sostegno altrove. Già guardarsi intorno con il desiderio di evadere dal rapporto di coppia può essere considerato un campanello d’allarme. La mancata condivisione tra i partner alimenta un senso di solitudine che costituisce un terreno fertile per l’infedeltà; infatti, a differenza di quanto si pensi, la maggior parte dei tradimenti in coppie stabili non nascono allo scopo di soddisfare i propri impulsi sessuali, ma da un desiderio di amicizia, un bisogno di essere apprezzati e compresi. L’infedeltà di coppia, seppur vissuta dai partner con sentimenti molto forti quali rabbia, delusione, tristezza, angoscia, disperazione, non va letto esclusivamente in chiave negativa; infatti una terapia di coppia può aiutare i partner a ricostruire un dialogo costruttivo tra loro, a individuare e farsi carico delle reciproche colpe, gestire in chiave positiva le emozioni negative, esprimere i propri bisogni e cogliere quelli dell’altro per ricucire il rapporto e ritrovare la complicità.


Se ti sei imbattuto in questo post e hai riscontrato questi segnali nel rapporto con il tuo partner, anche la tua coppia molto probabilmente è in crisi. Se state vivendo un brutto periodo che non riuscite a superare e avvertite che vi state allontanando sempre di più e che qualsiasi tentativo di recuperare il rapporto è inutile se non addirittura dannoso, non perdete tempo prezioso, chiedete aiuto ad uno psicoterapeuta esperto nelle dinamiche di coppia prima che sia troppo tardi.  Se il tuo partner non vuole intraprendere una terapia o avete già deciso di interrompere la relazione può esserti utile anche una terapia individuale come processo di crescita personale che ti aiuterà a capire gli errori commessi per evitare di ripeterli in una relazione futura.

Se hai bisogno di un consulto puoi contattarmi al numero 3333072104

Dott.ssa Rita Manzo

Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale

Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)


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martedì 30 agosto 2016

CRISI DI COPPIA: ECCO PERCHÉ IL TUO RAPPORTO NON FUNZIONA PIÙ


Litigate sempre più spesso, anche per motivi futili?
Siete al punto in cui non litigate proprio più?
Desiderate starvene per conto vostro?
Vi infastidisce ogni cosa che dice o che fa?
Avete perso la stima e/o la fiducia nel vostro partner o viceversa?
I momenti di intimità e di condivisione sono ormai un lontano ricordo?
L’insoddisfazione, la rabbia e la frustrazione hanno preso il controllo della relazione?
Avete la sensazione di essere ad un punto di non ritorno nel vostro rapporto?
Se la risposta alla maggior parte delle domande precedenti è SI molto probabilmente la vostra coppia è in crisi!
Capita spesso che una coppia, soprattutto dopo anni passati insieme, viva un periodo di crisi! La coppia è un’entità che nasce dall’unione di due persone, quindi di due teste, due modi di fare e di essere che per amore e obiettivi comuni trovano dei punti d’incontro. Si sa però che l’amore è dinamico, passa attraverso delle fasi ed anche le persone lo sono, quindi nel tempo si cambia, ed è naturale che anche il rapporto cambi! Quando tale cambiamento riguarda un solo partner, oppure quando la coppia si cristallizza e si culla nei vecchi modelli di comportamento appresi, cronicizza e finisce nella monotonia e nell’insoddisfazione di una coppia che nulla di nuovo può dare al singolo. La crisi è la fase in cui uno o entrambi i partners manifestano la propria insoddisfazione e mettono in discussione il rapporto.
La crisi spinge a trovare nuove modalità di comportamento, nuove competenze che consentiranno alla coppia di raggiungere una nuova stabilità. Dunque essa può essere vista come un’evoluzione della coppia e quindi, nonostante generi confusione, ansia, paura, non è negativa in sé, in quanto rappresenta un’opportunità per fortificare il rapporto.  

QUALI SONO LE CAUSE CHE POSSONO GENERARE UNA CRISI?
Sono molte le cause per le quali una coppia può entrare in crisi. Le principali sono le seguenti:
1) SCARSA COMUNICAZIONE. Il saper comunicare è un elemento fondamentale che sta alla base di una sana relazione.
La coppia che non comunica o che lo fa in maniera inappropriata alimenta i conflitti e ne rende sempre più difficile la risoluzione. Basti pensare a quando entrambi i partner per far valere le proprie ragioni iniziano ad urlarsi contro e alla fine la voce di uno copre quella dell’altro e viceversa, con il risultato che il conflitto si inasprisce senza che si arrivi ad una conclusione.
2) MANCATO SVINCOLO DALLA FAMIGLIA D’ORIGINE DA PARTE DI UNO DEI DUE PARTNER. Capita spesso che uno dei due partner non si sia completamente svincolato dalla famiglia d’origine. Spesso accade perché il figlio che va via di casa manifesta ancora un bisogno di protezione e supporto da parte della propria famiglia. Il mancato svincolo risulta evidente da atteggiamenti del tipo: “non possiamo andare in vacanza altrimenti mamma dice che spendiamo troppi soldi!”. Spesso capita anche che vi sia una massiccia intromissione della famiglia di origine nella vita di coppia; questo capita o perché la coppia è troppo giovane o perché è vincolata economicamente alla famiglia di origine, e quindi è costretta a sottostare alle sue regole. Tutto ciò può essere un valido elemento che contribuisce a mettere in crisi la coppia.
3) EVENTI ESTREMAMENTE STRESSANTI. Eventi imprevisti, eccessivamente stressanti o traumatici, come ad esempio un lutto in famiglia, la nascita di un figlio con handicap, un aborto, difficoltà economiche ecc. ... possono minare la serenità della coppia che talvolta non riesce ad affrontare e superare la situazione.
4) ROTTURA DEL PATTO IMPLICITO. La coppia si sceglie in base a delle affinità e resta insieme  a patto di alcune condizioni non esplicitate ma date per scontate. Ci si aspetta che il partner si comporti sempre in un certo modo, quello in cui noi lo conosciamo. Se tali aspettative vengono tradite il partner rimarrà deluso e la coppia entrerà in crisi. Pensiamo al caso di una coppia dove entrambi i partners sono lavoratori con lo stesso orario lavorativo, al rientro a casa l’uomo si distende sul divano di casa ed accende il televisore, mentre la moglie si sarebbe aspetta che lui l’avesse aiutata nelle faccende di casa e nell'accudimento dei figli.
5) EVOLUZIONE DI UNO SOLO DEI DUE PARTNERS. Abbiamo detto che la coppia è dinamica e che anche l’essere umano lo è; Nel tempo, in base alle esperienze vissute, alle relazioni  e agli eventi, cambiano i suoi bisogni individuali ed egli acquisisce una maturità ed una consapevolezza delle cose diversa. Se tale cambiamento interessa un solo partner o avviene in momenti differenti all’interno della coppia, uno dei due potrebbe cambiare in maniera tale da non essere più riconosciuto dall’altro e i due partners potrebbero riscontrare delle difficoltà nel comprendersi e di conseguenza entrare in crisi.
6) DISPARITÀ ALL’INTERNO DELLA COPPIA.
Avviene quando si instaura una relazione complementare disfunzionale, ovvero una relazione in cui l’attribuzione dei ruoli all’interno della coppia è rigida: un partner, solitamente quello dalla personalità più forte, è sempre in posizione up (“su”, “di vantaggio”, ovvero in una posizione direttiva), mentre l’altro è sempre in una posizione down (“giù”, “di svantaggio”, ovvero in posizione di accettazione e subordinazione emotiva), ed entrambi contribuiscono ad una condizione di disparità all’interno della coppia. Se un qualsiasi evento spingerà il partner in posizione down a ridefinire la propria identità e a rivalutare la propria posizione all’interno della coppia, la crisi è in agguato. Talvolta in una coppia può instaurarsi invece una relazione simmetrica patologica, ovvero una condizione in cui la tendenza a porsi in una condizione di parità è rifiutata da uno dei due partners che tenderà a mettersi in maniera forzata in una posizione up (io sono migliore... più intelligente... più ricco... più ...di te), screditando l’altro partner il quale, a sua volta, per difesa, tenderà a sminuire l’altro per ripristinare una condizione di parità; il risultato è la tendenza a vivere continui litigi per l’affermazione della propria identità con il rischio di una rottura definitiva.
7) ROUTINE E MONOTONIA. Un rapporto sano è dinamico e in continua crescita e crescere, spesso, significa scoprire nuove cose. Ecco perché la mancanza di interessi e la ripetizione monotona delle stesse cose nello stesso identico modo ogni giorno soffoca il rapporto e affievolisce i sentimenti.
8) DIFFERENZE NEL MODO DI AGIRE DEI DUE PARTNERS. Spesso il modo di agire differente dei partners, ad esempio per quanto riguarda la gestione della casa, l’educazione dei figli, la gestione dei conflitti, oppure delle relazioni,  può acuire i dissapori all’interno di una coppia se non si trovano dei punti d’incontro.
Forse sarete sorpresi nel constatare che tra le cause più comuni della rottura di un rapporto io non abbia elencato il tradimento o il calo del desiderio sessuale, tuttavia ritengo che queste non siano delle cause che generano una crisi quanto piuttosto dei segnali che ci indicano che la crisi è già in atto. Ma di questo parlerò in maniera più approfondita nei prossimi articoli.

PERCHÉ È IMPORTANTE LA TERAPIA DI COPPIA?

Tutte le coppie attraversano periodi di crisi che, nella maggior parte dei casi, si gestiscono e superano in maniera autonoma. Quando la coppia tenta in vari modi di ricucire un rapporto senza alcun risultato o spesso con il risultato di inasprire ancora di più i rapporti, può essere estremamente utile cercare l’aiuto di uno psicoterapeuta esperto in relazioni. La terapia di coppia oltre ad essere un punto d’incontro neutrale in cui entrambi i partners possono esprimere le proprie preoccupazioni e  imparare a gestire le emozioni negative utilizzandole in chiave positiva, permette di rivedere il modo in cui si sta gestendo la crisi e di trovare soluzioni alternative più adeguate. Il percorso terapeutico aiuta anche a trovare le risorse e le competenze necessarie per gestire  le crisi successive e fortificare il rapporto.

Se il tuo rapporto è in crisi e hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero 3333072104
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)

venerdì 29 luglio 2016

IL DISAGIO PSICOLOGICO NELLA MENOPAUSA E LA GESTIONE DEI SINTOMI


CHE COS’E’ LA MENOPAUSA
La menopausa è una fase naturale del ciclo di vita biologico della donna che avviene mediamente tra i 45 e i 55 anni e si riferisce alla fine dell’attività ovarica: le ovaie della donna iniziano a produrre meno estrogeni e progesterone e cessano la maturazione e il rilascio di ovuli. Da ciò ne consegue la perdita del ciclo mestruale e della possibilità di concepire per il resto della vita. Durante la menopausa il corpo della donna subisce molti cambiamenti fisici e psicologici.

Sintomi fisici della menopausa: calo del livello di estrogeni con conseguente riduzione del flusso mestruale e vampate di calore, sudorazione notturna, battito cardiaco irregolare, insonnia, mal di testa, perdita di urina, secchezza vaginale, infezioni, rapporti sessuali dolorosi, dolori articolari, rilassamento dei tessuti, in molti casi aumento di peso.

Sintomi psicologici della menopausa: sensazione di sentirsi costantemente in uno stato di sindrome premestruale, sbalzi d’umore, irritabilità, sentimenti di tristezza, aggressività,
mancanza di motivazione, difficoltà di concentrazione, tensione, facile affaticamento, instabilità emotiva, calo del desiderio sessuale, diminuzione dell’autostima, dimenticanze, stati d’ansia o di depressione. Spesso i sintomi dell’ansia peggiorano con la menopausa a causa di una maggiore sensibilità ai sintomi. A loro volta però, i sintomi della menopausa, come le sudorazioni notturne e le vampate di calore, possono influenzare negativamente l’umore.
Di solito i sintomi della menopausa tendono ad attenuarsi nel giro di un anno, permettendo alla donna di trovare naturalmente un nuovo equilibrio.

REAZIONI ALLA MENOPAUSA 

La menopausa rappresenta nell’immaginario femminile non solo la fine del periodo fertile ma la fine della giovinezza stessa. 
Il modo in cui una donna reagisce alla menopausa dipende da molti fattori:
-se ha avuto una menopausa naturale o chirurgica
-la sua età 
-la sua salute fisica
-la sua salute mentale: se ha sofferto di disturbi d’ansia o depressione in passato
-percezione di sé e del proprio corpo: se non si ha un buon rapporto con il proprio corpo la menopausa sarà vissuta ancora più drasticamente minando l’autostima della donna 
-attribuzione di significato ai sintomi
-il contesto sociale in cui vive
-il livello di soddisfazione raggiunto nella sua vita: ad esempio una donna realizzata professionalmente tende a vivere con maggiore serenità la menopausa
-la sua fase di vita. La menopausa sopraggiunge in genere in un periodo della vita di grandi cambiamenti familiari: senescenza, malattia e morte dei genitori, distacco anche dai figli che crescono, diventano indipendenti e hanno sempre meno bisogno dell’accudimento materno; tutto ciò porta ad avere tanto tempo in più a disposizione, che viene spesso vissuto come tempo vuoto, difficile da gestire, soprattutto in coppia, perché non si era più abituati a stare da soli.

COME AFFRONTARE SERENAMENTE LA MENOPAUSA


Ogni donna affronta la menopausa a modo suo, ci sono donne che vivono questo periodo con la massima serenità, sfruttando in positivo tutto ciò che essa comporta, ad esempio un aumento del tempo libero, ma ci sono anche donne che vivono i sintomi della menopausa con grande malessere. Tali sintomi possono essere gestiti dalla donna apportando dei cambiamenti nello stile di vita, introducendo degli accorgimenti che possono aiutare a risolvere il disagio psicologico legato alla menopausa. Vi propongo qui di seguito alcuni suggerimenti:
-prendere del tempo per sé stesse in modo da avere l’energia emotiva per fare altre cose
-impegnarsi in attività creative che favoriscano un senso di realizzazione, 
-riscoprire vecchi hobby 
-individuare attività  che hanno il potere di ricaricarvi e farle spesso: guardare un film, fare un bagno rilassante, la manicure, una passeggiata al parco con un’amica, ascoltare musica, leggere un libro, ecc. …
-è fondamentale non isolarsi, rimanere in contatto con la famiglia e gli amici 
-ritrovare momenti di intimità,  confidenza e di dialogo nella coppia
-coltivare nuove e vecchie amicizie
-mangiare sano e fare esercizio fisico regolare: sono da preferire passeggiate veloci all’aria aperta o in bicicletta, ma vanno bene anche tapis roulant e cyclette; l’esercizio fisico migliora non soltanto la salute fisica, ma anche l’umore
-mantenere la memoria allenata attraverso la lettura, l’enigmistica, lo studio, senza dare troppo peso ai vuoti di memoria possibili in questa fase di vita
-evitare tranquillanti e alcol
-fare dei riposini di qualità: la stanchezza può rendere più inclini all’ansia e all’umore depresso
-imparare a praticare tecniche di rilassamento come lo yoga o la meditazione per ridurre l’impatto dello stress nella vita e favorire un clima sereno
-tenere un diario per scoprire l’andamento dei sintomi, per capire quale sintomo va attribuito alla menopausa e quale invece va attribuito all’ansia e/o alla depressione.

QUANDO CHIEDERE UN AIUTO PSICOLOGICO

Per le donne la menopausa è una fase di vita assolutamente naturale, i cui sintomi tendono a stabilizzarsi nel tempo. Tuttavia non tutte le donne riescono a viverla con serenità e talvolta si trasforma in un periodo estremamente doloroso. Vediamo insieme quali sono le situazioni in cui è utile richiedere una consulenza psicologica che aiuti a ritrovare un nuovo equilibrio.
Quando è necessario chiedere aiuto ad una psicologa?
-quando si avvertono sintomi depressivi che perdurano per più di due settimane o sono così intensi da non sentirsi in grado di farvi fronte
-quando si fa fatica ad accettare i cambiamenti ormonali, fisici, psichici, familiari e relazionali che avvengono in questa fase
-quando si è sopraffatti dalla tristezza e dai rimpianti di una vita passata non appagante 
-quando si ha la necessità di ritrovare un nuovo equilibrio.


Dott.ssa Rita Manzo 
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale 
Santa Maria Capua Vetere (CE) – Calvi Risorta (CE) – Napoli (NA)
3333072104

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mercoledì 29 giugno 2016

10 TECNICHE AUTO-AIUTO PER LE MAMME CON DEPRESSIONE POST PARTO

La Depressione post parto è una condizione di malessere psicologico che colpisce circa il 10% delle neomamme con sintomi gravi e persistenti (es. mancanza di interesse e sentimenti negativi verso il neonato, senso di inadeguatezza e paura di fargli del male, ritiro sociale, disturbi del sonno e dell’alimentazione, disturbi somatici, ecc…) che possono interferire con le capacità della mamma di prendersi cura del proprio bambino.
La Depressione post parto si manifesta nelle settimane successive al parto e si sviluppa gradualmente in un periodo di diversi mesi. Dunque se i sintomi persistono per più di due settimane, minando il benessere psicofisico della neomamma e del proprio bimbo, si ritiene necessario l’intervento di uno psicoterapeuta.
Prendersi cura di sè quando si ha una depressione post parto è la cosa migliore che una donna possa fare per ridurne i sintomi. È opportuno adottare dei cambiamenti nel proprio stile di vita:
  1. Riposare il più possibile facendo dei brevi sonnellini durante il giorno quando il bambino dorme. Poco sonno non fa che peggiorare la depressione.
  2. Manenere una dieta equilibrata; mangiare tanta frutta e verdura.
  3. Dedicare del tempo a sè stesse ogni giorno per rilassarsi e prendersi una pausa dai doveri di mamma.
  4. Parlare dei propri sentimenti e stati d’animo con una persona fidata, familiare o amico, che sia disposta ad ascoltare senza giudizio e ad offrire rassicurazione e sostegno emotivo.
  5. Scrivere un diario giornaliero dei propri pensieri e sentimenti. 
  6. Trovare persone che possano aiutarvi con la cura dei figli, i lavori domestici, le commissioni e qualsiasi altro aiuto che permetterà di riposarvi e godervi al massimo la maternità.
  7. Mantenere stretti i legami con familiari e amici. La Depressione porta la neomamma a chiudersi in sè stessa e ad evitare le relazioni! L’isolamento aggrava ancora di più lo stato depressivo, per tale motivo è fondamentale accogliere la vicinanza dei propri cari e lasciarsi supportare da essi.
  8. Fare tante passeggiate all’aria aperta con il piccolo.
  9. Esporsi alla luce del sole per almeno 15 minuti al giorno. La luce solare è un antidepressivo naturale!
  10. Non siate troppo dure con voi stesse. Non esistono persone perfette e dunque non aspettatevi la perfezione da voi!non stressatevi troppo, fate solo ciò che riuscite a fare e rimandate le cose inutili!

Se sei una neomamma e stai vivendo i sintomi della depressione post parto ed hai bisogno di aiuto puoi fissare un appuntamento contattandomi al numero 3333072104.

Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta
Calvi Risorta (CE) , Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)  
                                 


venerdì 24 giugno 2016

BABY BLUES E DEPRESSIONE POST PARTO

Baby Blues Dott.ssa Rita Manzo psicologa psicoterapeuta Caserta Napoli

Prima del parto la futura mamma si ritrova spesso a fantasticare sull’evento della nascita, preparandosi a vivere sentimenti estremamente positivi e momenti felici da condividere con il partner, gli amici e la propria famiglia. Molto spesso però, tali aspettative sono disattese e ci si ritrova a vivere dopo il parto uno stato di malessere psicologico. Tale condizione di disagio interiore interessa circa l’80% delle neomamme e prende il nome di BABY BLUES.
I sintomi del baby blues sono:
  • Sbalzi d’umore
  • Ansia
  • Paura di non essere in grado di prestare cure adeguate al bimbo
  • Disturbi del sonno
  • Tristezza
  • Crisi di pianto
  • Impazienza
  • Irritabilità
  • Alterazioni dell’appetito
  • Difficoltà di concentrazione.

Tali sintomi si manifestano subito dopo il parto e sono di natura transitoria, in genere regrediscono spontaneamente entro 2-3 settimane.
Le cause del baby blues sono molteplici:
  • stress psicofisico causato dal parto
  • sconvolgimenti ormonali conseguenti al parto
  • emozioni legate all’esperienza del parto
  • differenza tra il bambino che si era immaginato e la realtà
  • nuovo status: si passa dall’essere figlia all’essere madre
  • ansia legata all’assunzione di responsabilità nei confronti del neonato
  • oggettive difficoltà nel prendersi cura del neonato
  • preoccupazione per il proprio aspetto, percezione di essere grassa e poco attraente.
Il baby blues è una condizione normale della nuova maternità. Di solito con l’assestamento ormonale, l’appoggio e l’aiuto della famiglia e tanto riposo si avrà un ritorno alla normalità entro due settimane, senza la necessità di un intervento specialistico.
Se i sintomi non scompaiono dopo poche settimane o addirittura peggiorano si può avere la DEPRESSIONE POST PARTO, i cui sintomi sono molto più gravi e persistenti rispetto al baby blues. 

La depressione post parto colpisce circa il 10% delle neomamme. Si manifesta nelle settimane successive al parto e si sviluppa gradualmente in un periodo di diversi mesi.
I sintomi della depressione post parto (DPP) sono:
  • mancanza di interesse e sentimenti negativi verso il neonato
  • sensazione di inadeguatezza nei confronti del bambino e paura di fargli del male o di restare da sola con lui
  • sensi di colpa, indegnità, inutilità e vergogna
  • pensieri ricorrenti di morte o suicidio
  • disturbi del sonno: dormire di più o di meno rispetto al solito
  • disturbi dell’appetito: mangiare di più o di meno rispetto al solito
  • sentimenti di rabbia o irritabilità
  • irrequietezza
  • umore depresso, tristezza e sopraffazione
  • preoccupazioni eccessive, ansia e/o panico
  • crisi di pianto frequenti
  • mancanza di energie e motivazione
  • difficoltà di concentrazione
  • difficoltà nel prendere decisioni
  • difficoltà di memoria
  • perdita di interesse per le attività che prima davano piacere
  • perdita del desiderio sessuale
  • ritiro sociale
  • disturbi somatici come mal di testa, mal di stomaco, dolori articolari, dolori muscolari, disturbi digestivi ecc..).
Le cause della depressione post parto.
Non possiamo ricondurre la depressione post parto ad una singola causa. Possono contribuire allo sviluppo della patologia:
  • cambiamenti ormonali: dopo il parto le donne subiscono un forte calo dei livelli di estrogeni e di progesterone. Anche i livelli di ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea possono diminuire drasticamente, portando stanchezza e depressione.
  • Sensazione di stanchezza dopo il parto a causa della costante deprivazione di sonno e dei ritmi imposti dal bambino
  • Familiarità: Le donne con una storia familiare di depressione hanno più probabilità di soffrirne
  • Fattori stressanti: La gravidanza e il parto sono esperienze stressanti che già da sole possono determinare una depressione post parto. A ciò spesso si aggiungono altri fattori stressanti come ad esempio, la perdita di una persona cara o difficoltà a lavoro che rendono la persona ancora più vulnerabile.
  • Fattori sociali: la giovane età, l’inesperienza, la solitudine, le condizioni economiche precarie, i conflitti coniugali e la mancanza di aiuto e sostegno da parte di familiari e  amici amplificano la probabilità di sviluppare una depressione post parto.
  • Gravidanza non pianificata o non desiderata
  • Problemi con una precedente gravidanza o il parto.

Il trattamento per le neomamme

La DPP può interferire con la capacità della neomamma di prendersi cura del suo bambino, pertanto se i sintomi sono invalidanti o persistono oltre le due settimane e la madre ha la percezione di poter far del male a se stessa o al bambino è importante chiedere subito l’intervento di uno psicoterapeuta. Può essere utile una terapia di coppia quando vi sono delle difficoltà coniugali che impediscono ai genitori di rispondere adeguatamente alle esigenze del bambino, o quando la neomamma sente di non avere in casa un valido sostegno da parte del partner.

Se sei una neomamma e stai vivendo i sintomi della depressione post parto ed hai bisogno di aiuto puoi fissare un appuntamento contattarmi al numero 3333072104


Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta
Calvi Risorta (CE) - Santa Maria Capua Vetere (CE) – Napoli (NA)

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