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mercoledì 9 ottobre 2013

DISTURBO DI SOMATIZZAZIONE

Il disturbo di somatizzazione è una sindrome cronica che si manifesta con sintomi somatici (cioè fisici) che non hanno cause di tipo organico, ma che sono associati ad un disagio psicologico e sociale e sono comunque tali da indurre il paziente ad assumere farmaci, a consultare medici e ad alterare il proprio stile di vita.
Il termine “somatizzazione”, dunque,  indica il processo che porta ad esprimere un disagio psicologico mediante la comparsa di sintomi fisici, in assenza di patologie organiche.

I criteri diagnostici per il Disturbo di Somatizzazione secondo il DSM-IV-TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition) sono i seguenti:
  1. Una storia, cominciata prima dei 30 anni, di molteplici lamentele fisiche che si manifestano lungo un periodo di numerosi anni, e che conducono alla ricerca di trattamento o portano a significative menomazioni nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.
  2. Tutti i criteri seguenti debbono essere riscontrabili, nel senso che i singoli sintomi debbono comparire in qualche momento nel corso del disturbo:
    1. quattro sintomi dolorosi: una storia di dolore riferita ad almeno quattro localizzazioni o funzioni (per es. testa, addome, schiena, articolazioni, arti, torace, retto, dolori mestruali, dolore nel rapporto sessuale o durante la minzione);
    2. due sintomi gastro-intestinali: una storia di almeno due sintomi gastro-intestinali in aggiunta al dolore (per es. nausea, meteorismo, vomito al di fuori della gravidanza, diarrea, oppure intolleranza a numerosi cibi diversi);
    3. un sintomo sessuale: una storia di almeno un sintomo sessuale o riproduttivo in aggiunta al dolore (per es. indifferenza sessuale, disfunzioni dell’erezione o dell’eiaculazione, cicli mestruali irregolari, eccessivo sanguinamento mestruale, vomito durante la gravidanza);
    4. un sintomo pseudo-neurologico: una storia di almeno un sintomo o deficit che fa pensare ad una condizione neurologica non limitata al dolore (sintomi di conversione, come alterazioni della coordinazione o dell’equilibrio, paralisi o ipostenia localizzate, difficoltà a deglutire o nodo alla gola, mancamenti, afonia, ritenzione urinaria, allucinazioni, perdita della sensibilità tattile o dolorifica, diplopia, cecità, sordità, convulsioni, sintomi dissociativi come amnesia, oppure perdita di coscienza con modalità diverse dai mancamenti).
  3. L’uno o l’altro di 1. e 2.:
    1. dopo le appropriate indagini, ciascuno dei sintomi del Criterio B non può essere esaurientemente spiegato con una condizione medica generale conosciuta o con gli effetti diretti di una sostanza (per es. una droga di abuso, o un medicinale);
    2. quando vi è una condizione medica generale collegata, le lamentele fisiche o la menomazione sociale o lavorativa che ne deriva risultano sproporzionate rispetto a quanto ci si dovrebbe aspettare dalla storia, dall’esame fisico e dai reperti di laboratorio.
  4. I sintomi non sono prodotti intenzionalmente o simulati (come nel Disturbo Fittizio o nella Simulazione).
Il Disturbo di Somatizzazione è diagnosticato prevalentemente nelle donne, ha un andamento clinico di tipo cronico, con ricorrenti ospedalizzazioni per osservazioni, visite mediche, test diagnostici. Raramente passa un anno senza che il soggetto cerchi qualche tipo di attenzione medica motivata con sintomi somatici. L’esordio si manifesta prima dei 30 anni, i sintomi in genere compaiono durante l’adolescenza e, intorno ai 25 anni spesso è possibile fare una diagnosi completa del disturbo. I sintomi più comuni sono gastro-intestinali, specie nausea e vomito, difficoltà a deglutire, dolori agli arti, dispnea indipendente da sforzo, amnesie, disturbi mestruali. E’ comune la convinzione di essere stati malati per la maggior parte della propria vita.
I soggetti di solito descrivono i loro malanni in termini coloriti, esagerati, ma spesso incoerenti o non supportati da dati concreti e specifici.
E’ da specificare che i sintomi lamentati dal paziente (crampo, sensazione di gonfiore, di rigidità, nausea ecc) non sono affatto immaginari, è solo che non corrispondono ad un problema che origina dalla zona a cui è riferito il sintomo (ad esempio intestino, stomaco, ecc.), ma origina invece dal sistema nervoso.
Il Disturbo di Somatizzazione  può essere complicato dalle innumerevoli visite, trattamenti ed interventi a cui l’individuo si sottopone, quasi sempre senza successo, per alleviare il proprio malessere; spesso richiedono il trattamento anche a numerosi medici contemporaneamente; l’invasività e spesso l’inutilità di questi interventi possono seriamente peggiorare il quadro e danneggiare in maniera irreversibile gli organi oggetto degli interventi; allo stesso modo l’eccesso di farmaci può portare ad un quadro di dipendenza.
Il quadro sintomatologico è spesso poco specifico e può sovrapporsi a una quantità di condizioni mediche generali. Tre caratteristiche depongono per una puntuale diagnosi di tale disturbo:
1) coinvolgimento di molteplici apparati;
2) esordio precoce e decorso cronico senza lo sviluppo di segni fisici;
3) assenza delle alterazioni di laboratorio che sono caratteristiche della condizione medica ipotizzabile.
I soggetti presentano lamentele fisiche ricorrenti per quasi tutta la vita, indipendentemente dalla condizioni fisiche del momento.
Umore depresso e sintomi ansiosi possono costituire la ragione per cui questi pazienti giungono in terapia. Talvolta è presente anche un comportamento impulsivo, antisociale.
Nonostante la difficoltà che spesso i pazienti con Disturbo di Somatizzazione hanno nel vedere e accettare una relazione tra i loro sintomi fisici e i loro problemi psicologici, un supporto psicoterapeutico è utile innanzitutto in quanto è stato dimostrato che tale percorso può riuscire a diminuire le loro spese per la salute anche del 50%, soprattutto per il decremento delle spese di ospedalizzazione, senza che risulti abbassato il loro grado di funzionamento o quello di soddisfazione per le cure ricevute. Attraverso la psicoterapia possono inoltre essere aiutati a gestire i loro sintomi e talora ad eliminarli.



                                       Dott.ssa Rita Manzo