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LA DOTT.SSA RITA MANZO E' PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA SISTEMICO-RELAZIONALE
SI RICEVE TUTTI I GIORNI DAL LUNEDI AL VENERDI DALLE 8:30 ALLE 20:30 PREVIO APPUNTAMENTO TELEFONICO AL NUMERO 3333072104.

SEDI: 1)VIALE EUGENIO DELLA VALLE N19, SANTA MARIA CAPUA VETERE (CE)
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mercoledì 29 agosto 2012

GERASCOFOBIA – PAURA DI INVECCHIARE

La gerascofobia è definita come la paura persistente, anormale e ingiustificata di invecchiare e di solito porta una grande infelicità a chi la vive. 
Ci sono persone che non accettano con facilità  il passare del tempo vivendo ogni compleanno come un tormento. Ciò accade soprattutto dopo una certa età, generalmente dopo i 50. 
La gerascofobia non si presenta in qualsiasi soggetto, ma ha a che fare con l'evoluzione della persona che ne soffre, con la sua storia di vita. 
I fattori direttamente associati a questo disordine sono: l'esistenza di altre fobie, timori o ansie, la mancanza di realizzazione personale o di adempimento degli obiettivi di vita e le circostanze socio-economiche 
Le persone che manifestano questo disturbo sono contraddistinte da tratti di personalità  ansiosi, isterici o narcisisti e spesso danno una eccessiva enfasi ai beni materiali. Temono il futuro, non riescono a tollerare l’idea di dover far fronte alla perdita della bellezza, della giovinezza, del potere, della seduzione e della ricchezza, tutto ciò rappresenta per loro una fonte di angoscia e di sofferenza. Ma la paura di invecchiare non è legata solo all'estetica, l'angoscia è generalizzabile alla perdita delle capacità intellettuali e fisiche in generale. 
L'età porta inevitabilmente alcune perdite, dal punto di vista dell'immagine, ma anche per il suo potere sociale, relazionale e intellettuale.  
La gerascofobia genera l’ansia di essere lasciati soli in vecchiaia, senza risorse e incapaci di prendersi cura di se stessi  e di dover fare affidamento su altri per svolgere le normali funzioni quotidiane. Si teme anche di perdere un ruolo attivo nella società. 
Come altre fobie, questo disturbo può portare a sintomi concreti, come la mancanza di respiro, vertigini, sudorazione eccessiva, secchezza delle fauci, tremore, palpitazioni, difficoltà a pensare o parlare in modo chiaro, depersonalizzazione (sensazione di essere fuori dal mondo) o attacco di panico. 
Questa è una fobia che può interessare le persone che sono in buona salute dal punto di vista fisico, finanziario, ecc. 
Sono persone in grado di spendere fortune per i prodotti senza il quale "non si può vivere", praticano esercizio fisico eccessivo e prestano un’attenzione abnorme alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche, tendono a contrastare i segni del tempo tingendosi i capelli, ricorrendo alla chirurgia estetica, a creme e trucchi costosi. 
Tendono ad instaurare relazioni d'amore con persone molto più giovani, perché in qualche modo, la capacità di conquistare qualcuno significativamente più giovane dà loro un senso di potere. 
Per alcuni questa esigenza viene compensata adottando un comportamento tipico di una persona più giovane, come l'acquisto di una moto dopo i 50 anni, che permette al soggetto di auto-ingannarsi sulla sua vera età e quindi di ridurre i livelli di stress e ansia.
Le persone che percepiscono la vecchiaia come una fase da evitare tendono ad ignorare gli aspetti positivi di questo passaggio e a focalizzarsi su quelli negativi. 
La spiritualità, la trasmissione di conoscenze ed esperienze alle giovani generazioni o la capacità di gestire il tempo più agevolmente sono elementi positivi che non vengono presi in considerazione da chi presenta tale fobia. Può essere utile in questi soggetti, al fine di un invecchiamento emotivamente sano, mantenersi attivi a livello sociale ed intellettuale. 
Se questo disturbo perdura nel tempo, o è così intenso da non permetterne l’elaborazione, rivolgersi ad un psicologo può essere una soluzione efficace per un’adeguata gestione del problema.
                                              Tutto è Vanità, illustrazione di Charles Allan Gilbert.                                   

          Dott.ssa Rita manzo             

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martedì 14 agosto 2012

DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (DPTS)

Terremoto in Giappone
Il disturbo post-traumatico da stress insorge in seguito ad un evento traumatico di forte impatto emotivo.
Chi è colpito da tale disturbo rivive persistentemente l’evento traumatico attraverso sogni spiacevoli, incubi, flashback, o attraverso l’esposizione a fattori esterni che hanno attinenza o somiglianza all’evento traumatico.

I criteri diagnostici per il Disturbo Post-traumatico da stress secondo il DSM-IV-TR sono i seguenti:
  1. La persona è stata esposta ad un evento traumatico nel quale erano presenti entrambe le caratteristiche seguenti:
    1. la persona ha vissuto, ha assistito o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri
    2. la risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore. Nota: Nei bambini questo può essere espresso con comportamento disorganizzato o agitato.
  2. L’evento traumatico viene rivissuto persistentemente in uno (o più) dei seguenti modi:
    1. ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento, che comprendono immagini, pensieri, o percezioni. Nota: Nei bambini piccoli si possono manifestare giochi ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma
    2. sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento. Nota: Nei bambini possono essere presenti sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile
    3. agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando (ciò include sensazioni di rivivere l’esperienza, illusioni, allucinazioni, ed episodi dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio o in stato di intossicazione). Nota: Nei bambini piccoli possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma
    4. disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico
    5. reattività fisiologica o esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.
  1. Evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale (non presenti prima del trauma), come indicato da tre (o più) dei seguenti elementi:
    1. sforzi per evitare pensieri, sensazioni o conversazioni associate con il trauma
    2. sforzi per evitare attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma
    3. incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma
    4. riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività significative
    5. sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri
    6. affettività ridotta (per es., incapacità di provare sentimenti di amore)
    7. sentimenti di diminuzione delle prospettive future (per es. aspettarsi di non poter avere una carriera, un matrimonio o dei figli o una normale durata della vita).
  1. Sintomi persistenti di aumentato arousal (non presenti prima del trauma), come indicato da almeno due dei seguenti elementi:
    1. difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno
    2. irritabilità o scoppi di collera
    3. difficoltà a concentrarsi
    4. ipervigilanza
    5. esagerate risposte di allarme.
  1. La durata del disturbo (sintomi ai Criteri B, C e D) è superiore a 1 mese.
  2. Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
Specificare se il DPTS è:
  • Acuto: la durata dei sintomi è inferiore a 3 mesi
  • Cronico: la durata dei sintomi è 3 mesi o più.
Specificare se è:
     Ad esordio ritardato: l’esordio dei sintomi avviene almeno 6 mesi dopo l’evento stressante.
Gli eventi che possono causare un DPTS comprendono:
·         Guerre
·         Stupri
·         Disastri naturali
·         Rapimenti
·         Aggressioni fisiche
·         Procedure mediche (specialmente nei bambini)
·         L’improvvisa morte di una persona cara
·         Incidenti stradali
·         Abusi sessuali
·         Attacchi terroristici
·         Attacchi o rivolte di massa
·         Scene di violenza
·         Omicidi e ferimenti

I soggetti con Disturbo Post Traumatico da Stress spesso reagiscono al trauma o attraverso un aumento delle reazioni di allarme e di controllo della realtà, o attraverso un apparente “spegnimento” del meccanismo di percezione degli stimoli di pericolo e delle emozioni in genere.

Gli individui con DPTS descrivono spesso dolorosi sentimenti di colpa per il fatto di essere sopravvissuti a differenza degli altri o per ciò che hanno dovuto fare per sopravvivere, spesso hanno anche la convinzione di aver fatto qualcosa di sbagliato che ha contribuito a produrre la disgrazia. Tali convinzioni sono alla base dell’insorgenza di sensi di colpa, depressione, disadattamento e sfiducia nei confronti di sé.
Affinchè il trattamento dei soggetti con DPTS sia efficace  è fondamentale la creazione di un’alleanza terapeutica solida e sicura tra terapeuta e paziente. La negoziazione della fiducia è il primo compito della terapia. Solo dopo aver creato un’alleanza di lavoro è possibile procedere alla riduzione dei sintomi, all’analisi e modificazione delle difese nei confronti delle percezioni di sé dolorose e alla guarigione o all’integrazione delle ferite del sé. 



Bibliografia:
American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana, Masson, Milano.

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mercoledì 1 agosto 2012

BULIMIA NERVOSA

La bulimia è un disturbo  del comportamento alimentare  caratterizzato da episodi in cui la persona ingurgita una quantità di cibo esorbitante per poi ricorrere a diversi metodi per non metabolizzarlo e, quindi, per evitare di ingrassare (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, purghe, digiuni e intenso esercizio fisico). Tutto ciò è connesso a una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento. L'episodio bulimico è caratterizzato dall'atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento. L'età d'esordio è indicativamente compresa fra i 12 e i 25 anni e colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile.

CRITERI DIAGNOSTICI
Nel DSM-IV vengono descritti i criteri diagnostici clinici che consentono di porre diagnosi di bulimia. Secondo il DSM-IV la diagnosi si effettua in presenza dei seguenti criteri:
  1. Ricorrenti abbuffate. Un’abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti:
  • mangiare in un definito periodo di tempo (ad es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili. 
  • sensazione di perdere il controllo durante l'episodio (ad es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).

  1. Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l'aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
  2. Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.
  3. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporeo.
  4. L'alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di Anoressia Nervosa.
SOTTOTIPI BULIMIA
Il DSM-IV specifica due sottotipi di bulimia:
  • Con Condotte di Eliminazione: nell'episodio attuale di Bulimia Nervosa il soggetto ha presentato regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

  • Senza Condotte di Eliminazione: nell'episodio attuale il soggetto ha utilizzato regolarmente altri comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l'esercizio fisico eccessivo, ma non si dedica regolarmente al vomito autoindotto o all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
COME SI MANIFESTA IL DISTURBO
Le maggiori problematiche che caratterizzano i disturbi del comportamento alimentare sono l’importanza assegnata al cibo ed al proprio peso con priorità su tutti gli altri problemi personali. I sintomi primari della bulimia sono una costante ossessione nel tenere sotto controllo il peso ed il cibo. Le persone affette da bulimia nervosa spesso mancano di autocontrollo durante le ricorrenti abbuffate. 
sempre divorano i pasti in segreto e con poca masticazione. Tendono a prediligere i dolci, cibi ipercalorici e con una consistenza che ne faciliti l’ingestione in breve tempo. Al termine dell’abbuffata spesso manifestano dolori di ventre accompagnati da un senso di colpa che porta il soggetto ad adottare condotte compensatorie liberandosi dall’eccesso di calorie frequentemente attraverso il vomito o attraverso altre tecniche di espulsione. L’erosione dello smalto dei denti (dovuto all’acido del vomito) e l’abrasione del dorso delle mani ( causato dalla ripetuta introduzione delle dita nella gola) sono indicatori comuni della tendenza a procurarsi il vomito.  
I bulimici possono anche soffrire di irregolarità nei cicli mestruali e di una diminuzione dell’attività sessuale.  I soggetti sono solitamente normopeso, nonostante qualche variazione, ed è proprio per questo che risulta difficile accorgersi dell’insorgere della patologia. Il mangiare smodato e il purgarsi o il vomitare viene spesso fatto in segreto e può essere facilmente tenuto nascosto da una persona con un peso nella norma che si vergogna del proprio comportamento.

LE CAUSE DELLA BULIMIA
Le cause della bulimia sono multifattoriali. Esistono dei motivi predisponenti di natura sia biologica sia sociale sia psicologica, ai quali si sovrappongono dei fattori scatenanti che portano allo sviluppo della malattia. Come per l’anoressia nervosa, i comportamenti associati alla bulimia consentono un temporaneo sollievo dalle tensioni e permettono ai malati di allontanare la loro attenzione da altre problematiche percepite come irrisolvibili, concentrandosi invece sui problemi del peso e del cibo. 

INTERVENTO TERAPEUTICO
In genere la prognosi dei pazienti bulimici è maggiormente favorevole rispetto all’anoressia nervosa. Nel caso della bulimia inoltre appare più semplice l’instaurazione dell’alleanza terapeutica, indispensabile per eseguire l’intervento, e maggiore la consapevolezza del proprio disturbo e la motivazione al trattamento terapeutico. Un trattamento consigliato per la bulimia è la terapia sistemico-relazionale che tende a considerare i diversi aspetti del contesto in cui il paziente è inserito, in quanto lavorare insieme a tutti componenti della famiglia può rivelarsi di grande utilità. Qualora non ci fosse la disponibilità della famiglia può essere utilizzata una terapia di gruppo. La terapia aiuta la persona a demarcare più chiaramente i propri confini personali attraverso un processo finalizzato al recupero di una sana autostima e valorizzazione delle proprie risorse. 
                                          Dott.ssa Rita Manzo
                                                         
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