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martedì 14 agosto 2012

DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (DPTS)

Terremoto in Giappone
Il disturbo post-traumatico da stress insorge in seguito ad un evento traumatico di forte impatto emotivo.
Chi è colpito da tale disturbo rivive persistentemente l’evento traumatico attraverso sogni spiacevoli, incubi, flashback, o attraverso l’esposizione a fattori esterni che hanno attinenza o somiglianza all’evento traumatico.

I criteri diagnostici per il Disturbo Post-traumatico da stress secondo il DSM-IV-TR sono i seguenti:
  1. La persona è stata esposta ad un evento traumatico nel quale erano presenti entrambe le caratteristiche seguenti:
    1. la persona ha vissuto, ha assistito o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri
    2. la risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore. Nota: Nei bambini questo può essere espresso con comportamento disorganizzato o agitato.
  2. L’evento traumatico viene rivissuto persistentemente in uno (o più) dei seguenti modi:
    1. ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento, che comprendono immagini, pensieri, o percezioni. Nota: Nei bambini piccoli si possono manifestare giochi ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma
    2. sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento. Nota: Nei bambini possono essere presenti sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile
    3. agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando (ciò include sensazioni di rivivere l’esperienza, illusioni, allucinazioni, ed episodi dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio o in stato di intossicazione). Nota: Nei bambini piccoli possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma
    4. disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico
    5. reattività fisiologica o esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.
  1. Evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale (non presenti prima del trauma), come indicato da tre (o più) dei seguenti elementi:
    1. sforzi per evitare pensieri, sensazioni o conversazioni associate con il trauma
    2. sforzi per evitare attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma
    3. incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma
    4. riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività significative
    5. sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri
    6. affettività ridotta (per es., incapacità di provare sentimenti di amore)
    7. sentimenti di diminuzione delle prospettive future (per es. aspettarsi di non poter avere una carriera, un matrimonio o dei figli o una normale durata della vita).
  1. Sintomi persistenti di aumentato arousal (non presenti prima del trauma), come indicato da almeno due dei seguenti elementi:
    1. difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno
    2. irritabilità o scoppi di collera
    3. difficoltà a concentrarsi
    4. ipervigilanza
    5. esagerate risposte di allarme.
  1. La durata del disturbo (sintomi ai Criteri B, C e D) è superiore a 1 mese.
  2. Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
Specificare se il DPTS è:
  • Acuto: la durata dei sintomi è inferiore a 3 mesi
  • Cronico: la durata dei sintomi è 3 mesi o più.
Specificare se è:
     Ad esordio ritardato: l’esordio dei sintomi avviene almeno 6 mesi dopo l’evento stressante.
Gli eventi che possono causare un DPTS comprendono:
·         Guerre
·         Stupri
·         Disastri naturali
·         Rapimenti
·         Aggressioni fisiche
·         Procedure mediche (specialmente nei bambini)
·         L’improvvisa morte di una persona cara
·         Incidenti stradali
·         Abusi sessuali
·         Attacchi terroristici
·         Attacchi o rivolte di massa
·         Scene di violenza
·         Omicidi e ferimenti

I soggetti con Disturbo Post Traumatico da Stress spesso reagiscono al trauma o attraverso un aumento delle reazioni di allarme e di controllo della realtà, o attraverso un apparente “spegnimento” del meccanismo di percezione degli stimoli di pericolo e delle emozioni in genere.

Gli individui con DPTS descrivono spesso dolorosi sentimenti di colpa per il fatto di essere sopravvissuti a differenza degli altri o per ciò che hanno dovuto fare per sopravvivere, spesso hanno anche la convinzione di aver fatto qualcosa di sbagliato che ha contribuito a produrre la disgrazia. Tali convinzioni sono alla base dell’insorgenza di sensi di colpa, depressione, disadattamento e sfiducia nei confronti di sé.
Affinchè il trattamento dei soggetti con DPTS sia efficace  è fondamentale la creazione di un’alleanza terapeutica solida e sicura tra terapeuta e paziente. La negoziazione della fiducia è il primo compito della terapia. Solo dopo aver creato un’alleanza di lavoro è possibile procedere alla riduzione dei sintomi, all’analisi e modificazione delle difese nei confronti delle percezioni di sé dolorose e alla guarigione o all’integrazione delle ferite del sé. 



Bibliografia:
American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana, Masson, Milano.

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lunedì 30 luglio 2012

LA NASCITA DEL PRIMO FIGLIO: EFFETTI POSITIVI E NEGATIVI SULLA COPPIA

In seguito alla nascita del primo figlio la coppia si trasforma diventa famiglia e acquisisce un nuovo legame, quello genitoriale, che durerà per sempre: si può smettere di essere coppia ma si sarà madre e padre del proprio bambino per sempre. E’ importante in questa fase della vita che i partners creino dei confini chiari tra quella che è la relazione di coppia e quella che sarà la relazione genitoriale, così che ciascun sottosistema emozionale abbia un suo spazio. 
L'arrivo di un bambino crea molto spesso scompiglio nella coppia, anche se è stato cercato e desiderato. Il bambino calamita le attenzioni e le energie di entrambi, nessuno è escluso. 
Gli effetti che la nascita di un figlio ha sulla coppia possono essere sia positivi che negativi. I neogenitori possono sentire accrescere il senso di competenza e di fiducia reciproca, e sentirsi uniti da un compito comune che aumenta la coesione familiare e la stima nel proprio ruolo. C’è da dire però che le ingenti cure che il bambino richiede, potrebbero aumentare le tensioni e i motivi di conflitto tra marito e moglie. 
Nelle primissime settimane dopo la nascita, la novità e la vicinanza di parenti e amici, rendono meno pesanti i compiti di cura e le responsabilità nei confronti del bambino. 
Dopo i primi 3 mesi, invece, diminuiscono la soddisfazione coniugale, il tempo che i due partner passano insieme in attività piacevoli, il sentimento di “amore”, cioè subiscono un declino gli aspetti “romantici” della relazione. Le donne, in particolare, manifestano maggiori livelli d’insoddisfazione e denunciano la difficoltà di trovare un po’ di tempo per sé, l’aumento di tensioni coniugali, la stanchezza. Per far fronte ai cambiamenti che comporta la nascita di un bambino, ciascuno dei due coniugi deve ridefinire i propri spazi e le proprie funzioni in modo da crearne altri per il neonato, deve ridimensionare la propria vita personale e sociale in funzione degli orari e delle esigenze del bambino, adattare a lui i propri ritmi di vita, organizzare una divisione del ménage domestico, organizzare il tempo libero e i rapporti sociali, e ridefinire l’impegno lavorativo. Tutto ciò ha esito positivo soltanto se ciascun membro della coppia ha stabilito con il partner una relazione fondata sull’intimità e sull’empatia ed ha raggiunto un buon grado di differenziazione e svincolo dalle proprie famiglie di origine. 
Una buona relazione tra i genitori è molto importante per l’educazione e la socializzazione dei figli e per il loro sviluppo emotivo. I genitori dovrebbero essere in grado di fornire al bambino fin dalla nascita, quell’affetto e quelle cure che lo renderanno sicuro nelle relazioni future e nell’esplorazione dell’ambiente e faciliteranno lo sviluppo di un’immagine di sé degna di amore e attenzione. I genitori devono imparare ad essere per il bambino una guida e allo stesso tempo una base sicura a cui ricorrere nei momenti di difficoltà. Nella costruzione della relazione genitoriale ciascuno dei due genitori si deve confrontare con la propria storia passata, con il suo essere stato figlio e con il tipo di attaccamento e relazione che ha stabilito a sua volta con i propri genitori. Un genitore che da bambino ha potuto contare su legami di attaccamento stabili e sicuri sarà in grado più facilmente di riportare queste stesse modalità relazionali con i figli, al contrario di quello che avendo vissuto relazioni evitanti sarà meno predisposto ad esprimere le proprie emozioni e a entrare in contatto con i bisogni affettivo-emotivi del figlio.

In seguito alla nascita del proprio figlio la coppia deve trovare nuovi modi di comunicare e gestire i conflitti, acquisire strumenti e risorse per un adeguato rapporto col partner: pazienza, ascolto, comprensione e comunicazione. Ciò non è semplice, e in questo non aiutano la stanchezza e la tensione. E’ bene però darsi del tempo, non pretendere da sè stessi e dal partner l'impossibile. 
Ci può essere la possibilità di stare nel cambiamento, di sbagliare, senza giudizi e recriminazioni. L'importante è discutere in modo costruttivo trovando così nuove opportunità di compromesso. Non recriminare ma chiedere. Non esigere ma domandare. Non pretendere ma comunicare. Pian piano troverete un nuovo equilibrio e riemergerete dal caos, più forti ed emotivamente arricchiti. In questo possono dare un valido aiuto i nonni. Il compito della generazione più anziana è quello di riconoscere e sostenere, anche se con le opportune distanze, i propri figli nel loro ruolo di genitori e partecipare alla vita dei nipoti assumendo la nuova identità di nonni, senza invadere il campo e sostituirsi ai neogenitori, diventando così una valida risorsa nel facilitare ai propri figli l’assunzione del ruolo genitoriale e nell’aiutarli a prendersi cura del nipote nei momenti di bisogno.
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta
Calvi Risorta (CASERTA), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)
Per info. e contatti: 3333072104

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