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giovedì 24 settembre 2015

SUPERARE LA MORTE DEL MARITO

La morte del proprio compagno di vita è tra le perdite più dolorose che si possano vivere nella propria vita. Come affrontare il lutto? Sono stata intervistata sull'argomento dalla giornalista Barbara Gabbrielli per il settimanale "Confidenze" n°39 - 29/09/2015 e propongo qui l'articolo dal titolo "Superare la morte del marito".

Dott.ssa Rita Manzo

martedì 15 settembre 2015

DEPRESSIONE: SEGNI, SINTOMI, CAUSE, FORME, CURA

Capita a tutti nella vita di vivere dei momenti che ci fanno provare tristezza. Tali momenti vanno e vengono nella vita di ognuno di noi, alternandosi a momenti più o meno sereni. La tristezza è un calo d’umore passeggero, una normale reazione emotiva a situazioni di perdita, delusione, sconfitta, lotte. Talvolta nel linguaggio comune viene utilizzato impropriamente il termine “depressione” per spiegare come ci si sente in questi momenti della vita, ma sono due cose diverse.
La depressione è un disturbo dell’umore e si distingue dalla normale tristezza in quanto abbraccia tutti i settori della vita del soggetto, interferendo con la capacità di lavorare, studiare, mangiare, dormire e divertirsi. La depressione è una condizione psicologica che influisce negativamente sull’umore, sul pensiero, sul comportamento, con perdita totale per gli interessi o le gioia della vita; porta spesso delle alterazioni del sonno, dell’appetito e del desiderio sessuale. I sentimenti di impotenza, disperazione e inutilità sono intensi e implacabili, si presentano con modalità pervasiva, quindi per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno. Il depresso non riesce più a provare interesse e piacere nelle attività che prima gli interessavano, ha sempre pensieri negativi, è spesso irritabile e sempre stanco, sia mentalmente che fisicamente. Comprendere i segni, i sintomi, le cause e il trattamento della depressione è il primo passo per superare il problema.

QUALI SONO I SEGNI E I SINTOMI DELLA DEPRESSIONE?
La depressione varia da persona a persona, ma ci sono alcuni segni e sintomi comuni. Alcuni di questi sintomi possono far parte normalmente della vita di una persona, ma più sintomi hai, più forti sono, più durano a lungo, e più è probabile che si abbia a che fare con la depressione. I segni e i sintomi più comuni della depressione includono:
-perdita di interesse, di gioia e di piacere nelle attività quotidiane, come ad esempio i vecchi hobby, le attività sociali, il sesso, il cibo;
-perdita o aumento di peso;
-sentimenti di impotenza e disperazione;
-disturbi del sonno, quali l’insonnia, e in particolare la difficoltà ad addormentarsi la sera e il risveglio  nelle prime ore del mattino, oppure l’ipersonnia, ovvero la propensione a dormire troppo;
-rabbia o irritabilità;
-difficoltà a concentrarsi;
-sentimenti di inutilità o sensi di colpa;
-perdita di energia: tutte le attività diventano più pesanti, stancanti e ci si impiega più tempo per portarle a termine;
-aumento di disturbi fisici come mal di testa, dolori di stomaco, dolori alle ossa, dolori muscolari;
-comportamenti pericolosi o di evasione quali l’abuso di sostanze, il gioco d’azzardo compulsivo, la guida spericolata ecc..

QUALI SONO LE CAUSE E I FATTORI DI RISCHIO DELLA DEPRESSIONE?
La depressione è causata da una combinazione di fattori biologici, psicologici, sociali.
Di seguito elencherò alcuni fattori che possono essere causa di depressione:
-Familiarità. C’è sempre una predisposizione ereditaria alla depressione, che può manifestarsi poi in seguito ad un evento scatenante.
-Personalità del soggetto. Alcuni tratti di personalità, quali il pessimismo, la passività, la bassa autostima, forte dipendenza dagli altri, possono predisporre alla depressione
-Altri disturbi psicologici. Disturbi d’ansia invalidanti quali il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da attacchi di panico o il disturbo post-traumatico da stress, ma anche altre problematiche psicologiche già persistenti nel soggetto possono sfociare in una depressione.
-Problemi di salute e dolori cronici. Gravi patologie fisiche (es. i tumori) possono portare la persona a soffrire di depressione che, a sua volta, può peggiorare il decorso clinico della patologia fisica.
Altri fattori di rischio possono rendere più vulnerabili alla depressione, soprattutto se la persona non ha un’adeguata rete di sostegno come familiari o amici che possano supportarla; tali fattori di rischio sono:
-perdere una persona cara
-problemi di coppia
-problemi di lavoro o disoccupazione
-problemi economici
-solitudine e mancanza di sostegno sociale
-trauma infantile o abuso
-esperienze di vita stressanti
-cambiamenti importanti nello stile di vita
-abuso di alcool e droghe

FORME DEPRESSIVE
Esistono diversi tipi di disturbo depressivo:
-Disturbo depressivo maggiore: impedisce alla persona di adempiere normalmente alle sue funzioni. E’ caratterizzato da sintomi che impediscono di lavorare, studiare, dormire e mangiare;persino le attività che prima risultavano piacevoli perdono di significato.
-Disturbo distimico: è un disturbo meno grave ma di maggiore durata, i suoi sintomi, infatti, durano almeno due anni. Non è invalidante ma può impedire al paziente di adempiere normalmente alle sue funzioni o di sentirsi bene.
-Depressione psicotica: si verifica quando un disturbo depressivo grave è accompagnato da una qualche forma di psicosi.
-Depressione post-partum: dopo il parto  la donna può sperimentare un disturbo depressivo grave che appare durante il primo mese dopo la nascita del bambino.
-Disturbo affettivo stagionale: è caratterizzato dalla comparsa del disturbo depressivo durante i mesi invernali, quando diminuisce la luce solare. Questa forma depressiva in genere si attenua durante i mesi primaverili ed estivi.
-Disturbo bipolare: è caratterizzato dalla manifestazione di cambiamenti di stato d’animo estremi e repentini, da un umore estremamente euforico ad uno estremamente depresso.

CURA DELLA DEPRESSIONE

Sentirsi impotente e senza speranza è uno dei sintomi della depressione, ma è solo una percezione del soggetto e non la realtà della situazione. Riuscire a parlare con qualcuno di come ci si sente può essere un valido aiuto. Se il sostegno di amici e familiari, e i cambiamenti nello stile di vita non sono sufficienti, è importante cercare l’aiuto di un professionista. Il trattamento della depressione varia in base al tipo di depressione e alla sua gravità. Generalmente i principali strumenti di terapia con cui è possibile trattare la depressione sono la psicoterapia e i farmaci, che possono essere utilizzati singolarmente o insieme. La psicoterapia consente di comprendere le cause della depressione e i fattori di mantenimento del problema e di individuare, dunque, le strategie più appropriate per l’intervento terapeutico. 

Se hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero: 3333072104
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Santa Maria Capua Vetere (CE), Calvi Risorta (CE)
                      

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venerdì 4 settembre 2015

TRICOTILLOMANIA: AIUTO, MI STRAPPO I CAPELLI!


La tricotillomania viene inclusa nel Manuale dei Disturbi Mentali tra i disturbi del controllo degli impulsi, ed è caratterizzata dal ricorrente impulso a strapparsi peli o capelli per piacere, gratificazione o alleviamento della tensione, in alcuni casi fino alla loro ingestione (tricofagia).
Come si manifesta?
La persona con tricotillomania avverte un estremo bisogno di strapparsi i capelli in risposta ad uno stato di tensione emotiva e, immediatamente dopo lo strappo, è pervasa da una sensazione di piacere, soddisfazione e sollievo. Dopo un po’ di tempo, però, prova un forte senso di disagio e di colpa per il fatto  che l’incapacità di fermare la pratica di estirpazione frequente di capelli e peli causa alopecia (perdita di capelli) e ciò rappresenta un serio disagio relazionale, sociale e lavorativo.
E’ importante non confondere la tricotillomania con il vizio di toccarsi spesso i capelli o di giocherellarci.
In genere, i soggetti affetti da tricotillomania hanno delle aree di estirpazione preferite, come la testa, tuttavia l'atto patologico può essere orientato ad estirpare anche sopracciglia, ciglia, barba ed altri peli del corpo, compresi quelli che ricoprono addome, gambe, braccia, ascelle o zona pubica.

I criteri diagnostici per la tricotillomania secondo il DSM-IV-TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders , Fourth Edition, Text Revision) sono i seguenti:
A.  Ricorrente strappamento dei propri capelli che causa una notevole perdita di capelli.
B.  Un senso crescente di tensione immediatamente prima di strapparsi i capelli o quando si tenta di resistere al comportamento.
C.  Piacere, gratificazione, o sollievo durante lo strappamento dei capelli.
D. L’anomalia non è meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale e non è dovuta ad una condizione medica generale (per esempio, una condizione dermatologica).
E. L’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento.

La tricotillomania, se protratta nel tempo, può causare danni irreversibili, tali da rendere i bulbi piliferi atrofici. La funzionalità del follicolo, in alcuni casi, non può essere ripristinata. Tirare costantemente i capelli, inoltre, può causare escoriazioni, dermatiti o altri danni alla cute, comprese le infezioni, localizzate al cuoio capelluto o alla specifica area interessata dal disturbo.
Sulla  cute del tricotillomane sono visibili delle chiazze dove mancano peli o capelli, in modo analogo a quanto accade con alcune forme di alopecia areata.
L’alopecia da tricotillomania può essere indefinita o nettamente demarcata, con peli assenti, fusti spezzati e peli che ricrescono di diverse lunghezze. Il risultato sarà un aspetto irregolare e non uniforme della chioma. I capelli vengono strappati, più frequentemente, nelle aree  frontoparietali, caratteristicamente dalla periferia verso il centro. Se si passa la mano sopra le lesioni, si avverte una sensazione simile a quella che si ha passandola sopra la barba.
Alcune persone che hanno la tricotillomania sono pienamente consapevoli del fatto che si stanno estirpando i capelli e possono anche elaborare particolari rituali, scegliendo luogo e momento adatti per procedere in solitudine. Talvolta si soffermano ad esaminare i capelli estirpati, osservandone la forma, la dimensione del bulbo ecc. oppure li dispongono in ordine su una superficie sulla base di criteri soggettivi. Spesso, dopo aver messo in atto il comportamento patologico, il tricotillomane è solito giocare con i capelli estirpati (ad esempio arricciandoli attorno alle dita) oppure morderli e metterli in bocca, oppure sfregare i capelli strappati sul viso o sulle labbra.
Altre persone strappano i propri capelli inconsciamente, mentre sono impegnate in altre attività. In questo caso i capelli vengono tirati maggiormente quando il soggetto è sotto stress o quando ha dei problemi emotivi.
Il disturbo può subire delle evoluzioni e dei cambiamenti, la zona di strappamento dei capelli o dei peli può variare nel tempo, per esempio i soggetti possono iniziare a strapparsi i capelli ma poi passare alle sopracciglia, alle ciglia e viceversa; inoltre il fenomeno può essere transitorio, episodico o continuo e la sua intensità può variare.
Generalmente la tricotillomania va di pari passo con altri disturbi, quelli più comuni sono ansia e depressione. Abbiamo detto che molte persone colpite da tricotillomania possono provare una sensazione di vergogna, umiliazione e imbarazzo a causa della loro condizione, e dall’aspetto estetico che ne risulta; tutto ciò ha come conseguenza più immediata la chiusura nei rapporti sociali e un calo dell’autostima e del funzionamento sociale. L'imbarazzo causato dalla perdita di capelli può indurre il tricotillomane a nascondere il problema, mascherando le zone glabre indossando ciglia finte, parrucche, cappelli, foulard o realizzando con i capelli rimasti un'acconciatura per mascherare le zone glabre. Anche le situazioni di intimità vengono evitate per paura di essere scoperti. Tutto ciò comporta una serie di sofferenze che conducono il soggetto a soffrire di depressione e ansia. La ripetitività, la ritualità e la natura compulsiva dell’atto di strapparsi i capelli inoltre, porta a considerare la tricotillomania come una variante del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC); tuttavia la fenomenologia clinica e il trattamento della tricotillomania sono diversi da quelli del DOC.

CAUSE ED ESORDIO
La causa della tricotillomania non è stata ancora definita chiaramente, ma è da individuare in una combinazione di fattori genetici, ormonali, ambientali e psicologici. Per molti pazienti stapparsi i capelli rappresenta un modo per affrontare le emozioni negative o le situazioni di disagio come stress, frustrazione, ansia, tensione, solitudine, assicurandosi, con tale comportamento patologico, sollievo e soddisfazione.
La tricotillomania interessa circa il 4% della popolazione e sembra essere più frequente tra le donne rispetto agli uomini. Tra i bambini, invece, il disturbo colpisce più i maschietti delle femminucce.
Sebbene il fenomeno possa aver inizio a qualsiasi età, la maggior parte delle persone comincia a strapparsi i capelli durante la prima infanzia, dopo i due anni di età (prima dei due anni non è possibile in quanto è ancora precaria la coordinazione motoria e ciò non consente di arrivare fino allo ‘strappo’ vero e proprio) e/o durante l’adolescenza, soprattutto nel periodo che coincide con la pubertà.

TRATTAMENTO
La tricotillomania può avere un grande impatto sulla vita del paziente. Se nei bambini al di sotto dei sei anni di età il disturbo tende ad essere lieve e a scomparire spontaneamente anche senza trattamento, negli adulti il trattamento è necessario e talvolta difficile da trattare  dato che l'insorgenza di tricotillomania può essere secondaria ad altri disturbi psichiatrici. E’ importante diagnosticare precocemente il disturbo in modo che esso non diventi troppo invadente nella vita del soggetto e che possa essere trattato con la psicoterapia. Se il disturbo si radica profondamente nella vita del soggetto senza che esso riceva un aiuto terapeutico può diventare molto invalidante, soprattutto nelle relazioni sociali per i motivi sopra citati.
Attraverso una psicoterapia è in genere possibile curare questo disturbo, innanzitutto mettendo il soggetto di fronte al problema che spesso viene da lui minimizzato o negato e aiutarlo a riconoscere i pensieri, i sentimenti e i fattori scatenanti associati all'atto di tirarsi i capelli. L'obiettivo della terapia è di sostituire le azioni patologiche messe in atto dal soggetto con reazioni alternative e positive. 
    Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)
Cell. 3333072104


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