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venerdì 10 febbraio 2012

PAURA DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI


Abbiate pure cento belle qualità, la gente vi guarderà sempre dal lato più brutto.
Molière, Il misantropo, 1666

Quante volte vi è capitato di fare qualcosa e di chiedervi:”chissà cosa ne penserà…!”, “chissà cosa penseranno di me, cosa diranno…”, oppure “e adesso che figura ci faccio con …”. Stiamo sempre attenti al giudizio degli altri e in particolare ad allontanare da noi i giudizi negativi, che sono fonte di disagio e frustrazione, e ricercando quelli positivi, da parte dei nostri genitori, dei nostri fratelli, dei nostri amici, che aumentano l’autostima e allontanano dolore e frustrazione. Noi ricerchiamo quotidianamente la gratificazione del bisogno di approvazione, di essere giudicati positivamente e apprezzati da chi ci circonda.
Negli anni ’50 Abraham Maslow individuò cinque ordini di bisogni dell’uomo e li organizzò graficamente in una scala fatta a piramide; al quarto livello di tale piramide Maslow indicò il bisogno di stima: per ogni uomo è fondamentale sapere di essere rispettato, approvato, riconosciuto, ecc… A causa di questo bisogno non sempre ci mostriamo agli altri per come siamo realmente perché abbiamo paura di essere giudicati, di non essere apprezzati e stimati per come siamo realmente, con il rischio di sembrare poco naturali e col tempo, di perdere la nostra spontaneità. Quando diamo molta importanza al giudizio degli altri non siamo spontanei né liberi, siamo più passivi, ci sentiamo insicuri, avvertiamo un profondo disagio interiore e ci sentiamo bloccati in quello che vorremmo fare o dire; insomma il giudizio degli altri alla fine diventa il nostro giudizio e diveniamo noi i primi acerrimi nemici di noi stessi. Se prestate attenzione, quando si ha paura del giudizio altrui siamo sempre noi a metterci in discussione, siamo sempre noi quelli sbagliati e che per questo devono cambiare quel qualcosa che certamente non va in loro stessi. Il giudizio degli altri è un qualcosa di molto potente che tende a limitare la maggior parte delle persone, impedendole di essere realmente se stesse. Siamo costantemente soggetti al giudizio degli altri. L’attenzione che investiamo nell’evitare di ricevere un giudizio negativo da parte degli altri spesso è superiore a quella che dedichiamo alla costruzione di un sé spontaneo e autentico. C’è sempre qualcuno che critica il nostro modo di vestire, come parliamo, come ci muoviamo, come lavoriamo, ecc.. Se tali critiche sono costruttive possono essere una risorsa e uno spunto per migliorarsi. Ma quando gli altri ci giudicano negativamente, ci mettono a disagio e possono indebolire la nostra autostima. Nella paura del giudizio rientrano due componenti fondamentali: il bisogno di approvazione (conferme della propria adeguatezza) e la paura della critica (circa eventuali limiti o mancanze). Ma la verità è che non si può piacere a tutti!Il mondo è bello perché è vario!non è possibile avere gli stessi gusti, gli stessi interessi e lo stesso modo di essere proprio perché le esperienze di vita vissute e le credenze variano da individuo a individuo. Che ci piaccia o no ci sarà sempre qualcuno che ci giudica o che la pensa in un modo diverso dal nostro! Seguire il giudizio altrui ci mette davanti ad una scelta: o ci uniformiamo al “gregge”  o ci giochiamo la carta di essere noi stessi con il rischio di essere  criticati e spesso evitati; Dunque, tenendo presente che le persone che ci giudicano sono tante e che non sono tutte uguali, finiremmo comunque per non andare bene a qualcuno continuando a correre il rischio di essere giudicati! Per poter uscire dalla “trappola” del giudizio possiamo seguire alcuni suggerimenti. Il primo che mi sento di dare è quello di imparare a valutare i giudizi ed i consigli delle persone, accogliere le critiche costruttive, tese al miglioramento, al benessere o all'aiuto dell'altro, anche se possono suscitare senso di colpa, di incompetenza, di ignoranza, di ansia generi­ca, e non dare importanza alle critiche manipolative, inutili, false e deleterie che hanno come scopo fondamentale quello di creare imbarazzo, senso di incompetenza, di ignoranza, di colpa, di ansia generica. Impariamo dai nostri errori per migliorarci anziché considerarli una sconfitta. Altro suggerimento è quello di imparare a ridere dei propri errori e delle brutte figure, un atteggiamento autoironico aiuterà molto a non temere le critiche ed i giudizi. Tenete ben presente che siamo noi a dare agli altri il potere di farci del male: se toglieremo il potere al giudizio altrui vedrete che saranno solo parole vuote. Bisogna allenarsi ad essere assertivi cercando di esprimere senza vergogna sentimenti, emozioni, i tuoi pensieri, idee e opinioni. Noi possiamo decidere autonomamente, valutare il nostro comportamento, i pensieri, le emozioni, assumendocene la responsabilità. E’ fondamentale stare bene con sé stessi e sentirsi sempre più liberi di esprimere le proprie idee, le proprie emozioni ed i propri desideri. Se noi per primi impareremo a non criticarci, anche gli altri non saranno più dei giudici così feroci come nel passato. Ricorda che sei tu il vero e solo giudice di te stesso!




VIVI COME CREDI

(di Charlie Chaplin)

C'era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero insieme di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino. Arrivati nel primo paese, la gente commentava: "Guardate quel ragazzo quanto è maleducato... lui sull'asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano". Allora la moglie disse a suo marito: "Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio." Il marito lo fece scendere e salì sull'asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: "Guardate che svergognato quel tipo... lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l'asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa." Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l'asino.
Arrivati al terzo paese, la gente commentava: "Povero uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull'asino; e povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!"
Allora si misero d'accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull'asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: "Sono delle bestie, più bestie dell'asino che li porta: gli spaccheranno la schiena!". Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all'asino.
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: "Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!
Conclusione: Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei.
Quindi: vivi come credi.
Fai cosa ti dice il cuore... ciò che vuoi... una vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali.
Quindi: canta, ridi, balla, ama... e vivi intensamente ogni momento della tua vita... prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi.


Questa metafora di Chaplin è utile per capire che, qualsiasi cosa facciamo, troveremo sempre persone che ci criticheranno o che parleranno male di noi e che non serve a niente modificare il nostro comportamento per “piacere agli altri”.

Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione.
Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te.
E quello che gli altri pensano di te è problema loro.
Charlie Chaplin
   

Se hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero 3333072104
                                                       Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Santa Maria Capua Vetere (CE), Calvi Risorta (CE)

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