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SALVE, SONO LA DOTT.SSA RITA MANZO, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA SISTEMICO-RELAZIONALE. RICEVO TUTTI I GIORNI PREVIO APPUNTAMENTO TELEFONICO AL NUMERO 3333072104. LO STUDIO SI TROVA A CALVI RISORTA (CE), IN VIA GUGLIELMO MARCONI N.30. SI HA LA POSSIBILITA' DI USUFRUIRE DELLA TERAPIA PSICOLOGICA ANCHE IN MODALITA' ONLINE. SERVIZI OFFERTI: PSICOTERAPIA INDIVIDUALE, DI COPPIA E FAMILIARE, CONSULENZA E SOSTEGNO PSICOLOGICO.
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sabato 13 ottobre 2012

IL LUTTO PERINATALE: Perdere un figlio vicino alla nascita

Il lutto perinatale è per i genitori un’esperienza di intenso dolore e sofferenza per la perdita di un figlio atteso e perso durante la gravidanza o al momento del parto o nel periodo immediatamente vicino alla nascita. E’ un evento che, soprattutto nei primi tempi, lascia nella coppia un senso di vuoto e un dolore profondo che sembra impossibile da superare. 
Purtroppo però ancora oggi nella nostra società non sempre questo dolore viene riconosciuto , non ci sono rituali appropriati, non si fanno condoglianze e c’è la tendenza a voler consolare la coppia minimizzando l’accaduto con frasi inopportune della serie “Non preoccupatevi ne farete presto altri!”, che non corrispondono per nulla ai vissuti ed ai bisogni dei genitori. La morte perinatale può avere sui genitori delle conseguenze sia sul benessere fisico che psicologico e rappresenta una vera e propria esperienza luttuosa.
La reazione alla perdita è strettamente correlata con il tempo di gestazione, con il livello di attaccamento al momento della perdita, con il modo in cui è avvenuta la morte e con le perdite subite in precedenza. 
Il vissuto di maternità e paternità si modifica col trascorrere del tempo, rafforzando di conseguenza la profondità del legame fra i genitori ed il bambino, costruendo ed alimentando sempre più quelle che sono le attese riversate sulla nuova vita. Più aumenta il tempo di gestazione e più i genitori cominciano inevitabilmente a fantasticare sul futuro del loro bambino, creando una serie di aspettative su come sarà. 
Dunque scoprire di aver perso il proprio bambino a poche settimane, giorni o istanti dalla nascita può essere emotivamente devastante. La  mamma che perde un figlio viene pervasa da molte emozioni quali disorientamento, dolore, senso di vuoto, tristezza, collera, infinito senso di solitudine e di fallimento, incapacità di pensare al futuro, di reagire. 
Queste sono delle reazioni normali, di norma perdurano per alcuni mesi e potrebbero riapparire con intermittenza nel corso del tempo.
Ci sono donne che non si prendono il tempo necessario per elaborare adeguatamente la perdita subita tentando subito una nuova gravidanza, nonostante la mancata elaborazione del lutto possa proiettare ansie e vissuti sul nuovo nascituro, che rischia di diventare un sostituto del bimbo perso.

Come superare il trauma del lutto perinatale?
È fondamentale accogliere il dolore che si sta provando e prendersi tutto il tempo necessario per rielaborare il lutto che si è vissuto, senza avere fretta. 
Il dolore è un passaggio obbligato e direi necessario ai fini della guarigione, c’è bisogno di tempo per rimarginare le ferite. 
Inoltre è fondamentale non chiudersi in se stessi e condividere il dolore con le persone vicine. 
L’ideale sarebbe confrontarsi con chi ha già vissuto la stessa esperienza, in modo da poter esternare liberamente i propri sentimenti e le proprie paure.
E' molto importante che la coppia rimanga unita durante i mesi successivi; comunicazione, comprensione e tolleranza sono ingredienti indispensabili per affrontare questa forte esperienza. 

E’ importante creare degli spazi in cui poter ricordare il piccolo, anche semplicemente conservando alcune fotografie, o tenendo un diario con i ricordi, le immagini dell'ecografia, le emozioni per il piccolo, soprattutto se non si ha avuto la possibilità di poterlo vedere o toccare. Sarebbe deleterio per la coppia chiudersi nel proprio dolore, evitare di parlare dei propri sentimenti, delle sensazioni e stati d’animo che seguono l’evento luttuoso, oppure cercare di nascondere gli oggetti che potrebbero ricordare il piccolo, negando quindi la sua esistenza. 
In genere è necessario far passare un periodo di tempo adeguato (almeno 6-12 mesi) prima di riprovare ad avere una nuova gravidanza in quanto se non si lascia passare un ragionevole periodo di tempo la mamma rischierà di vivere con distacco emotivo la nuova gravidanza nella paura che anche questa possa non andare a buon fine, oppure potrebbe sentire forte il senso di colpa per la paura di dimenticare o rinnegare in questo modo il precedente bambino. 
Un’adeguata elaborazione del lutto consentirà ai genitori di pensare al bimbo perduto non più solo con dolore ma con tenerezza e nostalgia ed affrontare una nuova gravidanza in serenità, senza sensi di colpa e col giusto coinvolgimento emotivo. Nei casi in cui il dolore sia troppo grande ed abbia delle ripercussioni su più aspetti della vita di coppia, può essere di grande aiuto un sostegno  psicologico per favorire un’adeguata elaborazione del lutto ed una sana riapertura alla vita.
                                     Dott.ssa Rita Manzo
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mercoledì 28 marzo 2012

IL LUTTO NELL’ADOLESCENZA



Il processo di elaborazione del lutto è sempre estremamente complesso, ma quando la morte di un genitore o di una persona cara avviene durante l’adolescenza tutto risulta ancora più complesso. Sappiamo che l’adolescenza, con i suoi grandi mutamenti fisici, biologici, ormonali, psicologici, comportamentali è la fase di transizione più critica della vita. In poco tempo il corpo cambia forma e abbandona i suoi tratti infantili. L’adolescente si trova a metà strada tra il mondo infantile e quello adulto, ma non può trovare nessun tipo di supporto né con il  primo, col quale non si identifica più, né con il secondo che appare ancora legato a una sorta di potere e autorità. In genere l’adolescente in questa fase presenta comportamenti oscillanti tra dipendenza-attaccamento e aggressività-insofferenza nei confronti delle regole familiari. Comincia ad affermare la sua identità, ma per fare ciò abbandona le sicurezze e il senso di protezione dell’infanzia e comincia un processo di distanziamento dai genitori, necessario per la sua differenziazione.
La morte di un genitore costituisce un fattore di rischio ed una interferenza di sviluppo in quanto può provocare delle deviazioni nel processo di crescita. Durante l’adolescenza la morte di un genitore, di un altro membro della famiglia, o di un caro amico, risulta un’esperienza particolarmente dura da affrontare. Gli adolescenti si sentono onnipotenti e reputano loro stessi e chi è intorno a loro invincibili e immortali; nel loro immaginario solo le persone anziane muoiono, pertanto la morte di una persona cara diventa difficile da elaborare, soprattutto se tale perdita avviene in maniera improvvisa ( un infarto, un incidente d’auto, un suicidio); in questo caso possono manifestare un prolungato senso di irrealtà, una reazione prolungata di shock e incredulità. Lo studio degli effetti della morte di un genitore sull’equilibrio psicoaffettivo del figlio deve tener conto della sua età, delle modificazioni avvenute in seguito (rilevanza della depressione, capacità dell’altro genitore di superarla, il modo in cui il genitore vivo comunica col figlio, ruolo svolto dai parenti e dai sostituti dei genitori, eventuale nuovo matrimonio del genitore vedovo, ecc.), ed infine delle circostanze della morte (ad es. improvvisa, come nel caso di un incidente, oppure dopo una lunga malattia, o per suicidio, o per morte naturale, presenza o meno del ragazzo al momento della morte del genitore). Esistono naturalmente delle differenze se il lutto insorge nella prima adolescenza, dai 12 ai 14 anni, quando i ragazzi dipendono ancora largamente dalle figure genitoriali e adulte, o invece nella seconda adolescenza tra i 14-18 anni, quando il mondo esterno, in particolare il gruppo dei pari, diventa molto significativo e punto di riferimento. Più la morte è vicina al periodo dell’adolescenza, più costituisce un trauma che interferisce con il normale lavoro psichico. In questo caso sono spesso in primo piano la depressione e i sintomi ad essa correlati (disinteresse, isolamento sociale, disinvestimento scolastico, disturbi somatici vari, ecc.). La comprensione psicopatologica di questo episodio depressivo rimanda ai sentimenti di colpa nei riguardi del genitore scomparso; l’adolescente ha spesso dei rimorsi di non essere stato abbastanza ubbidiente, di non aver mostrato il suo amore, ascoltato i consigli e le raccomandazioni. 
E’ probabile, che gli adolescenti si esprimano più attraverso manifestazioni di rabbia che di tristezza, non solo perchè la rabbia tiene a bada e nasconde il dolore, ma anche perchè è un’emozione con la quale hanno più familiarità. Quando uno dei genitori muore in primo luogo sembrano prevalere i processi difensivi e la negazione del dolore, per poter andare avanti continuando a sentirsi vivi e per proteggersi da vissuti angosciosi e intollerabili. Spesso il diniego difensivo cede e allora possono esplicitarsi sintomi depressivi eclatanti, che spesso si esprimono nell’isolamento, nella chiusura, nella passività e, talvolta, anche in dinamiche suicidali. E’ possibile aiutare gli adolescenti nel processo di elaborazione del lutto incoraggiandoli ad esprimere le proprie emozioni, le proprie sensazioni, ad esternare il proprio stato d’animo anche chiedendo apertamente come si sentono, e rassicurarli sul fatto che il pianto, la rabbia, il senso di colpa, la tristezza, l'apatia, il senso di inutilità, la nostalgia, la paura, la disperazione che provano sono normali. E' importante ascoltare quello che i ragazzi si sentono di dire, senza pensare di dover necessariamente fornire risposte o soluzioni. Evitare di parlare della morte e delle emozioni legate al lutto non cancella il dolore, bensì lo inasprisce. E’ importante per gli adolescenti, inoltre, poter riprendere al più presto la loro abituale routine, anche se è possibile che ci siano interruzioni dovute a momenti di sofferenza particolarmente forte causati da sensi di colpa dovuti sia al riprendere la propria routine come se nulla fosse accaduto, sia al non essere stati capaci di evitare la morte della persona, di non averla potuta “salvare”. Spesso, anzi, questo senso di colpa del tutto ingiustificato è molto opprimente ed angosciante, proprio perché inespresso. Una presenza solida, costante e affettiva dell’adulto (genitori, parenti, amici, insegnanti) è cruciale nella fase del lutto, anche perché i coetanei, tendono o per imbarazzo, o per timidezza, o per leggerezza, a fare finta di niente infondendo così nell’adolescente che ha subito la perdita un senso di solitudine.
Gli adolescenti che hanno subito un lutto possono manifestare molti segnali di disagio come ad es. basso rendimento scolastico, comportamenti a rischio (es. abuso di droghe o sostanze alcoliche), depressione, irrequietezza, ansia, difficoltà del sonno, marcata assenza di autostima, disturbi del comportamento alimentare, deterioramento dei rapporti con la famiglia o con gli amici, atteggiamenti insolitamente protettivi e adulti nei confronti degli altri familiari o, viceversa, insolitamente aggressivi e violenti. Questi comportamenti sono indicazioni chiare che l'adolescente sta incontrando difficoltà ad affrontare da solo la perdita ed è pertanto importante non trascurarli in una fase cosi’ delicata di transizione e di formazione di un “io” adulto, richiedendo la consulenza di uno psicologo qualora si protraessero a lungo o non subissero alcuna variazione.
                                                                                                      
      Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa-Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE), Napoli (NA)
Cell. 3333072104

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venerdì 3 febbraio 2012

ELABORAZIONE DEL LUTTO


Film: Forrest Gump, U.S.A. 1994, diretto da Robert Zemeckis
Il lutto è il sentimento di intenso dolore che si prova per la perdita, in genere, di una persona cara e, per estensione, il cordoglio che implica tale perdita significativa. Il dolore derivante dalla morte di una persona cara è forse una delle più intense esperienze che dobbiamo affrontare durante la nostra vita. Nessuno conosce la ricetta perfetta per superare tale dolore, ciascuno lo vive in maniera diversa  e personalissima. L'esperienza psicologica del lutto è influenzata da molteplici fattori come le circostanze della malattia (lunga o breve, con presenza di sintomi dolorosi, stato di coscienza presente o meno..), modalità del decesso (morte improvvisa o attesa, luogo, stato della salma), elementi personali e relazionali di chi subisce il lutto come l'età, ruolo ricoperto all'interno della famiglia, grado di parentela, qualità della relazione, caratteristiche psicologiche personali, risorse all'interno del contesto familiare o ambientale. Ogni lutto quindi è diverso, ma tutti sono accomunati da un processo di elaborazione con delle fasi che si susseguono con la stessa sequenza, variandone a volte la durata.
Fasi di elaborazione del lutto
L'"elaborazione del lutto" consiste nel lavoro di rielaborazione emotiva dei significati, dei vissuti e dei processi sociali legati alla perdita dell'"oggetto relazionale", ovvero della persona  con la quale si era sviluppato un legame affettivo significativo, interrotto dal decesso della stessa.
Bowlby, considerando la perdita come una forma irreversibile di separazione, vede la reazione di lutto come un caso particolare di angoscia da separazione, un'angoscia che egli considera come una risposta realistica da parte di un individuo che si trova di fronte alla separazione e dunque alla perdita.
Bowlby e Parkes concettualizzano il lutto come un processo scandito da quattro fasi che non sono nette, ma che nell'esperienza soggettiva si intersecano e si sovrappongono continuamente secondo percorsi non lineari:
1.fase del torpore/stordimento: dura da poche ore a una settimana, puo’ essere interrotta da attacchi di collera e angoscia estremamente intensi. È caratterizzata da una reazione iniziale di shock e di incredulità, seguita poi da emozioni più intense come rabbia ed angoscia, una sorta di anestesia o disorganizzazione, per cui la persona colpita dal lutto sembra non registrare la morte avvenuta in quanto l’evento risulta troppo doloroso e forse incomprensibile.
2.fase dello struggimento e della ricerca della figura persa : Può durare da alcuni mesi a qualche anno, nei quali subentrano, con la progressiva realizzazione della perdita, le cosiddette “fitte di cordoglio” (episodi di intensa sofferenza intervallati da momenti di ansia, turbamento, rabbia ed autorimproveri); si tende a ricercare la persona scomparsa ed a rimuginare ossessivamente  sull’evento. Si svolge su due versanti distinti: da un lato la ricerca, dall’altro la protesta.
La ricerca segue una sequenza complessa, le cui componenti sono indicate da Parkers come segue:
“a) un moto incessante e un continuo scrutare l’ambiente;
b) il pensiero fisso sulla persona perduta;
c) lo sviluppo di una situazione percettiva centrata sulla persona perduta, cioè di una disposizione a percepire e a notare qualsiasi stimolo che ne suggerirebbe la presenza, ignorando tutti quelli che non servirebbero a tale scopo;
d) il dirigere l’attenzione verso quelle zone dell’ambiente in cui sembra più probabile trovare la persona perduta;
e) il chiamare la persona perduta”.
Dall’altro lato, molto comune è l’espressione della rabbia, della collera che conferisce al soggetto abbandonato, l'energia psichica e comportamentale per cercare di ristabilire un contatto con la figura persa. Solo dopo aver mosso tutti i tentativi di recupero della persona perduta, il soggetto può accettare l'irreversibilità della perdita e procedere quindi nel lavoro del lutto. La collera è quindi, per Bowlby, parte costitutiva della reazione di dolore, anche quando è indirizzata verso la persona defunta. Bowlby ritiene l'espressione aperta di questo impulso una condizione necessaria per un decorso normale del lutto.
3.fase di disorganizzazione e disperazione: In questa fase avviene il riconoscimento del carattere permanente della perdita, che fa comparire un senso di disperazione e di apatia, espressi attraverso l’isolamento sociale, la difficoltà di concentrazione nelle attività abituali e la mancanza di progettualità, disturbi del sonno e dell’alimentazione. È lo stadio più lungo e delicato del processo di elaborazione del lutto.
4.fase di maggior o minore grado di riorganizzazione: Si assiste in misura diversa, a seconda dei casi, ad una situazione di recupero e graduale rinnovamento delle relazioni sociali e degli interessi in varie attività, come esito positivo di un processo di ridefinizione di se stesso e della realtà. Tale compito risulta doloroso, ma cruciale per il riemergere della progettualità, in quanto implica la rinuncia definitiva alla speranza di recuperare la persona perduta e di ripristinare la situazione precedente.
Secondo Bowlby, il fatto che l’individuo presenti un pattern di dolore sano o problematico in seguito alla separazione dipende dal modo in cui è venuto ad organizzarsi il suo sistema di attaccamento nel corso dello sviluppo. Un processo di lutto sano ha luogo in soggetti con stile di attaccamento sicuro, mentre individui che sperimentano dolore cronico hanno imparato ad organizzare il loro sistema di attaccamento attorno all’assunzione implicita che le figure di attaccamento non siano abbastanza accessibili o degne di fiducia.
Il processo di elaborazione del lutto, in base all'intensità del legame affettivo interrotto, dalle sue modalità, e da diversi fattori protettivi o di rischio, può essere di durata e complessità variabile. Solitamente, nella sua fase acuta, viene completato entro 6-12 o anche 24 mesi in caso di perdite di figure relazionali primarie (genitori, figli, partner), anche se non sono infrequenti possibili sequele per periodi successivi; si deve comunque tenere conto che il processo di elaborazione è fortemente soggettivo, e può durare per tempi assai variabili in base a fattori personali e situazionali. Sembra quasi che nella società moderna non ci sia posto più per l'elaborazione  del lutto. I ritmi fisici ed emotivi sono talmente accelerati da privare quasi la persona del tempo fisiologico necessario per arrivare ad accettare la scomparsa definitiva del proprio caro o comunque per ristrutturare un nuovo equilibrio psico-emotivo di fronte al cambiamento determinato dal lutto.
Il processo di elaborazione del lutto  spesso è accompagnato da uno stato depressivo, che in base alla durata nel tempo e alla qualità dei vissuti può evolvere in uno stato depressivo grave, che viene comunemente definito "lutto complicato".
Si ha una condizione di lutto complicato quando la persona non riesce a ritornare a modelli di comportamento funzionali entro un anno dall'evento luttuoso e/o quando, in seguito della perdita, compaiono sintomi psicopatologici.
Si tratta comunque di un'evenienza piuttosto rara: non si deve infatti scambiare lo stato di pur acuta sofferenza emotiva, anche di diverse settimane o mesi di durata, che accompagna fisiologicamente ogni lutto grave, con un lutto complicato di valenza più problematica.
Bisogna, inoltre, fare una differenza tra il lutto complicato e il lutto traumatico.
Il "lutto traumatico" è il lutto che si instaura a partire da un evento critico, come un decesso imprevisto ed improvviso (come ad esempio un incidente stradale o un suicidio); anche se presenta profili di maggiore complessità rispetto al lutto "normale", non necessariamente un lutto traumatico esita in un lutto complicato; spesso è comunque alla base di un trauma psicologico.
In situazioni di lutto complicato o lutto traumatico, può in certi casi essere utile un sostegno psicologico. Un intervento specifico per facilitare il superamento del lutto e prevenire la comparsa di complicanze si può rendere necessario in presenza di particolari fattori di rischio e quando manca un supporto sociale valido. Bisogna considerare attentamente gli episodi depressivi insorti dopo la morte di un familiare, valutandone la gravità, la persistenza e la pervasività.
                      
Se hai perso una persona amata ed hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero 3333072104
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
                Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE) 

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