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SALVE, SONO LA DOTT.SSA RITA MANZO, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA SISTEMICO-RELAZIONALE. RICEVO TUTTI I GIORNI PREVIO APPUNTAMENTO TELEFONICO AL NUMERO 3333072104. LO STUDIO SI TROVA A CALVI RISORTA (CE), IN VIA GUGLIELMO MARCONI N.30. SI HA LA POSSIBILITA' DI USUFRUIRE DELLA TERAPIA PSICOLOGICA ANCHE IN MODALITA' ONLINE. SERVIZI OFFERTI: PSICOTERAPIA INDIVIDUALE, DI COPPIA E FAMILIARE, CONSULENZA E SOSTEGNO PSICOLOGICO.
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venerdì 24 giugno 2016

BABY BLUES E DEPRESSIONE POST PARTO

Baby Blues Dott.ssa Rita Manzo psicologa psicoterapeuta Caserta Napoli

Prima del parto la futura mamma si ritrova spesso a fantasticare sull’evento della nascita, preparandosi a vivere sentimenti estremamente positivi e momenti felici da condividere con il partner, gli amici e la propria famiglia. Molto spesso però, tali aspettative sono disattese e ci si ritrova a vivere dopo il parto uno stato di malessere psicologico. Tale condizione di disagio interiore interessa circa l’80% delle neomamme e prende il nome di BABY BLUES.
I sintomi del baby blues sono:
  • Sbalzi d’umore
  • Ansia
  • Paura di non essere in grado di prestare cure adeguate al bimbo
  • Disturbi del sonno
  • Tristezza
  • Crisi di pianto
  • Impazienza
  • Irritabilità
  • Alterazioni dell’appetito
  • Difficoltà di concentrazione.

Tali sintomi si manifestano subito dopo il parto e sono di natura transitoria, in genere regrediscono spontaneamente entro 2-3 settimane.
Le cause del baby blues sono molteplici:
  • stress psicofisico causato dal parto
  • sconvolgimenti ormonali conseguenti al parto
  • emozioni legate all’esperienza del parto
  • differenza tra il bambino che si era immaginato e la realtà
  • nuovo status: si passa dall’essere figlia all’essere madre
  • ansia legata all’assunzione di responsabilità nei confronti del neonato
  • oggettive difficoltà nel prendersi cura del neonato
  • preoccupazione per il proprio aspetto, percezione di essere grassa e poco attraente.
Il baby blues è una condizione normale della nuova maternità. Di solito con l’assestamento ormonale, l’appoggio e l’aiuto della famiglia e tanto riposo si avrà un ritorno alla normalità entro due settimane, senza la necessità di un intervento specialistico.
Se i sintomi non scompaiono dopo poche settimane o addirittura peggiorano si può avere la DEPRESSIONE POST PARTO, i cui sintomi sono molto più gravi e persistenti rispetto al baby blues. 

La depressione post parto colpisce circa il 10% delle neomamme. Si manifesta nelle settimane successive al parto e si sviluppa gradualmente in un periodo di diversi mesi.
I sintomi della depressione post parto (DPP) sono:
  • mancanza di interesse e sentimenti negativi verso il neonato
  • sensazione di inadeguatezza nei confronti del bambino e paura di fargli del male o di restare da sola con lui
  • sensi di colpa, indegnità, inutilità e vergogna
  • pensieri ricorrenti di morte o suicidio
  • disturbi del sonno: dormire di più o di meno rispetto al solito
  • disturbi dell’appetito: mangiare di più o di meno rispetto al solito
  • sentimenti di rabbia o irritabilità
  • irrequietezza
  • umore depresso, tristezza e sopraffazione
  • preoccupazioni eccessive, ansia e/o panico
  • crisi di pianto frequenti
  • mancanza di energie e motivazione
  • difficoltà di concentrazione
  • difficoltà nel prendere decisioni
  • difficoltà di memoria
  • perdita di interesse per le attività che prima davano piacere
  • perdita del desiderio sessuale
  • ritiro sociale
  • disturbi somatici come mal di testa, mal di stomaco, dolori articolari, dolori muscolari, disturbi digestivi ecc..).
Le cause della depressione post parto.
Non possiamo ricondurre la depressione post parto ad una singola causa. Possono contribuire allo sviluppo della patologia:
  • cambiamenti ormonali: dopo il parto le donne subiscono un forte calo dei livelli di estrogeni e di progesterone. Anche i livelli di ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea possono diminuire drasticamente, portando stanchezza e depressione.
  • Sensazione di stanchezza dopo il parto a causa della costante deprivazione di sonno e dei ritmi imposti dal bambino
  • Familiarità: Le donne con una storia familiare di depressione hanno più probabilità di soffrirne
  • Fattori stressanti: La gravidanza e il parto sono esperienze stressanti che già da sole possono determinare una depressione post parto. A ciò spesso si aggiungono altri fattori stressanti come ad esempio, la perdita di una persona cara o difficoltà a lavoro che rendono la persona ancora più vulnerabile.
  • Fattori sociali: la giovane età, l’inesperienza, la solitudine, le condizioni economiche precarie, i conflitti coniugali e la mancanza di aiuto e sostegno da parte di familiari e  amici amplificano la probabilità di sviluppare una depressione post parto.
  • Gravidanza non pianificata o non desiderata
  • Problemi con una precedente gravidanza o il parto.

Il trattamento per le neomamme

La DPP può interferire con la capacità della neomamma di prendersi cura del suo bambino, pertanto se i sintomi sono invalidanti o persistono oltre le due settimane e la madre ha la percezione di poter far del male a se stessa o al bambino è importante chiedere subito l’intervento di uno psicoterapeuta. Può essere utile una terapia di coppia quando vi sono delle difficoltà coniugali che impediscono ai genitori di rispondere adeguatamente alle esigenze del bambino, o quando la neomamma sente di non avere in casa un valido sostegno da parte del partner.

Se sei una neomamma e stai vivendo i sintomi della depressione post parto ed hai bisogno di aiuto puoi fissare un appuntamento contattarmi al numero 3333072104


Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta
Calvi Risorta (CE) - Santa Maria Capua Vetere (CE) – Napoli (NA)

Puoi cliccare qui per effettuare il TEST DI AUTOVALUTAZIONE DEPRESSIONE POST PARTO

martedì 15 gennaio 2013

ORTORESSIA: L’OSSESSIONE PER IL CIBO SANO



L’ortoressia è un disturbo molto diffuso, ma non ancora ufficialmente incluso tra i disturbi del comportamento alimentare.
È un’ossessione patologica che riguarda le proprietà e la qualità dei cibi. Mentre nell’anoressia e nella bulimia nervosa è soprattutto la “quantità” di cibo che rappresenta un problema, qui è soprattutto la “qualità” di ciò che si ingerisce ad avere valore.
L’ortoressico elimina ampie categorie di alimenti ritenendoli genericamente “dannosi”, senza che questa convinzione corrisponda né ad un effettivo danno personale (allergie, intolleranze ecc.) né a riscontri scientifici. I cibi vengono catalogati dall’individuo ortoressico, come “puri”, se a suo avviso si possono mangiare, ed “impuri” quando invece vanno accuratamente evitati. Il soggetto si astiene dal nutrirsi con alimenti che non facciano parte della categoria classificata come “pura”.
Questo desiderio di “salute a tutti i costi” riguarda principalmente il cibo, ma si manifesta anche con l’ossessione del fitness, dei massaggi, della pulizia, del rilassamento, ecc.
Le fissazioni dell’ortoressico generalmente sono quelle di mangiare verdure crude e frutta solo di stagione, insalate con foglie non tagliate perché non perdano le loro qualità nutritive, escludere uova, latticini, carne, conoscere in modo preciso le etichette di ciò che mangia, le percentuali delle sostanze nutritive e dei componenti di ogni scatoletta, il valore calorico, i carboidrati…
In tal modo la gamma alimentare  tende a restringersi progressivamente, fino a divenire limitata a pochissimi ingredienti e a modalità di preparazione ripetitive e ritualistiche.
In molti casi queste fissazioni portano la persona ortoressica a trascurare le relazioni sociali, ad isolarsi, giudicando “gli altri” con un senso di superiorità: tutto ciò conduce all’isolamento, a ripiegarsi sui propri pensieri, tutti centrati sul cibo, sulla pulizia non solo esteriore, ma anche interiore.
I sintomi più comuni appartenenti ai soggetti ortoressici sono i seguenti:
- necessità di conoscere ogni singolo ingrediente contenuto negli alimenti
- necessità di programmare ogni pasto
- paura di contaminare il proprio corpo
- disgusto nel riempire il proprio corpo con sostanze non naturali
- desiderio continuo di depurarsi
- severità con se stessi e senso di colpa quando si trasgredisce alla dieta
- disgusto per le persone che mangiano in modo normale
- difficoltà di relazione con chi non condivide le proprie idee sul cibo.
L'ortoressia è sicuramente un disturbo del nostro tempo, che risente di influenze culturali, in particolare della moda alimentare di consumare cibi biologici che si è affermata solo recentemente.
L’ortoressia colpisce soprattutto soggetti adulti, over 30, ed è sempre più diffuso tra gli uomini e tra le persone di buon livello culturale. Il maggior coinvolgimento dei soggetti maschi si può spiegare col fatto che l’ideale maschile condiviso non è la magrezza, ma piuttosto la salute, il benessere fisico e l’apparente giovinezza.
Quella che nasce come desiderio di una dieta sana e bilanciata, con il passare del tempo, si trasforma in una vera e propria ossessione, che influisce fortemente anche sui rapporti affettivi e sociali, che assumono un ruolo subordinato e sacrificato rispetto al cibo (per esempio, alimentazione solitaria, prolungata per ore, rifiuto di cenare in ristorante, ecc.).
I soggetti pongono l’alimentazione al centro della loro esistenza e finiscono per ridurre progressivamente i loro interessi al di fuori di questa area.

L’ortoressico grave si impone regimi dietetici rigidi e restrittivi, e fa di tutto per evitare di mangiare qualcosa che ritiene contaminato o che possa nuocere alla sua salute. Se capita di dover mangiare qualcosa di “impuro” l’ortoressico prova un senso di colpa: vomito, diarrea, mal di testa sono i sintomi che sopraggiungono dopo essere caduti in tentazione. Tale senso di colpa non si placa fino a quando l’inadempienza alle “regole” non viene auto-punita. Le auto-punizioni non sono estreme come quelle a cui si sottopone il soggetto colpito da anoressia o bulimia, ma implicano comunque una ancora più drastica riduzione dello spettro di alimenti che “si possono mangiare”. Tutto ciò porta la persona ad evitare sempre di più situazioni sociali che lo costringono a mangiare cibo per lui contaminante e, dunque, la solitudine e la depressione sono dietro l’angolo.
Naturalmente, oltre alle conseguenze sulla vita di relazione, a lungo andare possono crearsi anche scompensi metabolici di gravità variabile o sindromi da malnutrizione. Analogamente, la negazione di un’alimentazione diversificata favorisce la perdita del piacere del cibo, e addirittura la riduzione dei sensi dell’olfatto e del gusto, con conseguente ulteriore perdita di interesse verso il cibo in quanto tale.
Dietro alla mania del mangiare solo cibo sano ci sono spesso manifestazioni legate all’ipocondria e alla paura ossessiva di contrarre malattie. Spesso gli ortoressici hanno in comorbidità anche un disturbo ossessivo compulsivo di personalità. Le persone sono angosciate da fobie per le  malattie e dalla paura di contaminazione. Spesso sono assillate dal desiderio di avere un corpo forte e resistente agli attacchi infettivi o al trascorrere del tempo. 
Anche se l’ortoressia nasce dal desiderio del soggetto di avere uno stile di vita più “sano”, la linea tra uno stile di vita sano e questo disturbo è davvero molto sottile, perciò, è  molto difficile individuarlo come problema psicologico.
I rischi non sono alti se la cerchia di alimenti “consentiti” è quella di un vegetariano, ma possono aumentare, se il cibo inizia ad insinuarsi in ogni pensiero, discorso ed azione intrapresa.
Nei casi lievi o transitori chi soffre di ortoressia non raggiunge comportamenti dannosi, mentre nei casi gravi arriva a modificare il proprio stile di vita, vivendo in uno stato di costante pericolo e arrivando a isolarsi e a manifestare un vero e proprio disturbo di personalità.
Le conseguenze fisiche dipendono dalla gravità e dalla durata del disturbo, ma possono prodursi notevoli conseguenze relazionali (isolamento sociale, rituali ossessivi) ma soprattutto possono insorgere altri disturbi dell’Alimentazione di grado più severo: infatti, la propensione a trasformarsi in Anoressia Nervosa è molto comune.
La differenza principale con l’anoressia, che a prima vista appare molto simile, è l’assenza di un pensiero continuo al peso, alle forme corporee ed all’apporto calorico. L’interesse è rivolto solo alla qualità vera o presunta dei cibi da introitare, che il soggetto, almeno per quanto riguarda le porzioni, mangia sempre in quantità normali. 
Le conseguenze a lungo termine di questa patologia dipendono principalmente dal regime calorico-dietetico, che l’individuo s’impone.
La terapia dell'ortoressia prevede un approccio globale che comprende psicoterapia più seguimento dietologico.
                                         Dott.ssa Rita Manzo

Ne troverai due specifici per l'Ortoressia nella sezione Scale di Autovalutazione per i Disturbi dell'Alimentazione.

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