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SALVE, SONO LA DOTT.SSA RITA MANZO, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA SISTEMICO-RELAZIONALE. RICEVO TUTTI I GIORNI PREVIO APPUNTAMENTO TELEFONICO AL NUMERO 3333072104. LO STUDIO SI TROVA A CALVI RISORTA (CE), IN VIA GUGLIELMO MARCONI N.30. SI HA LA POSSIBILITA' DI USUFRUIRE DELLA TERAPIA PSICOLOGICA ANCHE IN MODALITA' ONLINE. SERVIZI OFFERTI: PSICOTERAPIA INDIVIDUALE, DI COPPIA E FAMILIARE, CONSULENZA E SOSTEGNO PSICOLOGICO.
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mercoledì 26 giugno 2013

DIFFERENZA TRA TIMIDEZZA E FOBIA SOCIALE

Si fa spesso confusione tra timidezza e fobia sociale in quanto esse presentano molti aspetti in comune, tuttavia è importante precisare le differenze in quanto molte persone timide, proprio a causa delle predette somiglianze, spesso si attribuiscono un disturbo che in realtà non hanno.
Va precisato innanzitutto che mentre la timidezza rientra nella normalità di un tratto caratteriale, la fobia sociale rappresenta un vero e proprio disturbo clinico.


La timidezza può essere definita come un tratto di personalità che può far sperimentare un lieve o moderato imbarazzo nel momento in cui ci si espone, ma che sostanzialmente non rappresenta un ostacolo nello svolgimento della vita della persona.

La fobia sociale, invece, è connotata da una forte e incontrollabile ansia, che finisce col prendere il sopravvento, portando la persona a dover modificare la propria vita, a rinunciare al piacere di relazionarsi all’altro. 
Il fobico sociale è oppresso dall’ansia anticipatoria dell’evento temuto. Ciò provoca un intenso vissuto d’ansia ancora prima che l’individuo si ritrovi nella situazione temuta.
Timidezza e fobia sociale in un certo senso possono essere considerate come diverse gradazioni della medesima condizione. Si differenziano, dunque, sul piano della gravità delle manifestazioni cliniche e dell’interferenza sul funzionamento sociale. In sostanza possiamo definire la fobia sociale come una timidezza esagerata che si caratterizza per una paura ed ansietà  persistenti nell’affrontare determinate situazioni sociali, nell’interazione con gli altri, o  semplicemente nell’essere osservati in qualunque situazione.
La fobia sociale è caratterizzata da un’estrema inibizione sociale e da un’esagerata timidezza. Difatti, qualsiasi situazione includa la probabilità di essere osservati o essere sottoposti al giudizio degli altri può essere molto temuta dal soggetto socialmente fobico e l’esposizione a tali situazioni genera un livello d’ansia che può assumere anche le caratteristiche di un attacco di panico. I pensieri che accompagnano l'ansia riguardano in genere il terrore di apparire ridicoli, inadeguati, incapaci, fragili, deboli, infantili, insignificanti. Questo terrore non fa altro che esasperare l'ansia al punto da manifestare effettivamente alcuni suoi segni, come la sudorazione, il tremore o il rossore. Tutti questi segni "confermano" al fobico sociale l'idea di apparire ridicolo e incapace. Inoltre, lo stato di enorme sofferenza provato in tali situazioni, può facilmente condurre all’assunzione di condotte di evitamento. Quando queste situazioni non sono evitabili, in genere emerge un intenso stato di ansia. L’evitamento non va affatto sottovalutato dato che contribuisce a mantenere il problema, limitando a lungo termine la qualità di vita della persona e,  talvolta, anche il suo funzionamento lavorativo.
Pertanto, se a un primo impatto la timidezza e la fobia sociale possono presentare dimensioni di funzionamento simili, in realtà una diversità esiste ed è rappresentata dalla differenza nell’intensità e nella quantità dei disturbi esperiti, e nel modo di rapportarsi ad essi. Nei confronti di certe situazioni sociali, quello che nella timidezza può essere solo un’apprensione o un fastidio, nella fobia sociale può diventare un vero senso di panico. E, mentre il soggetto fobico tenderà a evitare tali situazioni, il timido, in genere, si dimostra capace di affrontarle meglio, anche se in maniera insoddisfacente.
                                       Dott.ssa Rita Manzo

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venerdì 31 maggio 2013

FOBIA SOCIALE: ESORDIO, SINTOMI E CURA


La  fobia (o ansia) sociale è un’eccessiva ansia nei confronti di tutte quelle situazioni in cui si è esposti pubblicamente. Chi soffre di ansia sociale ha il timore che tutto ciò che fa o dice possa essere sbagliato ed essere giudicato dalle persone che lo osservano.
Tale disturbo causa un impoverimento della vita dell’individuo, il quale spesso vive una vita ritirata, con poche amicizie e occasioni di svago; può compromettere la carriera scolastica e lavorativa con conseguente danno per l’immagine e l’autostima.

ESORDIO E DIFFUSIONE NELLA POPOLAZIONE
La fobia sociale è un disturbo diffusissimo che esordisce principalmente nell’adolescenza e talvolta emerge da una storia infantile di inibizione. L’esordio può seguire in modo brusco un’esperienza stressante, oppure può essere insidioso. 
Le donne hanno maggiori probabilità di soffrirne rispetto agli uomini, anche se questi ultimi tendono a sviluppare forme più gravi della malattia.
La fobia sociale, una volta instaurata, non si risolve quasi mai spontaneamente, ma tende a mantenersi in modo cronico se non trattata, peggiorando via via nel corso della vita e dando luogo spesso ad altri disturbi come la depressione. 
Nelle situazioni sociali o prestazionali temute, la persona che soffre di fobia sociale è preoccupata di provare imbarazzo ed ha paura che gli altri possano giudicarla ansiosa o stupida. Le situazioni più temute da chi soffre di fobia sociale sono quelle che implicano la necessità di dover fare qualcosa davanti ad altre persone, come ad esempio esporre una relazione o anche solo firmare, telefonare, andare alle feste, guardare negli occhi la gente, fare o accettare complimenti, parlare con persone di autorità, esprimere le proprie opinioni mangiare o bere davanti ad altre persone … .
Di solito, soprattutto se il disagio sociale che si è vissuto è forte, la persona evita le situazioni temute per la paura di comportarsi in modo “sbagliato” e poter essere mal giudicato, oppure si sforza di sopportare la situazione sociale, vivendola però con ansia. Questa paura può portare chi ne soffre ad evitare la maggior parte delle situazioni sociali.
L’individuo riconosce l’irragionevolezza della paura, tuttavia non riesce a controllarla e dunque tende spesso ad auto-accusarsi e rimproverarsi per non riuscire a fare cose che tutti fanno.
Un'altra caratteristica tipica di questo disturbo è una marcata ansia che precede le situazioni temute chiamata ansia anticipatoria. Già prima di affrontare una situazione sociale la persona con fobia sociale comincia ad esperire ansia per tale evento, perché preoccupata o convinta di non essere all’altezza, di imbarazzarsi, di non sapere come comportarsi. Ciò la porta a pensare che sarà giudicata come stupida, incapace o ridicola.
L’ansia non si manifesta solo prima, ma anche durante e dopo la situazione sociale temuta.
Dunque anche durante la situazione sociale temuta l’ansia si manifesta con tutta una serie di sintomi che spesso hanno l’esito di confermare le aspettative di fallimento temute dal fobico sociale.
L’ansia posticipata, invece, riguarda la valutazione, quasi sempre negativa, che la persona fa di sè al termine della prestazione, a causa della focalizzazione dell’attenzione solo sugli aspetti negativi della prestazione (ho fatto una pessima figura, ho sudato troppo, non sono riuscito a fare un discorso sensato etc.).

SINTOMI DELLA FOBIA SOCIALE  

I sintomi della fobia sociale possono essere sia di natura emotiva che di natura fisica.

Sul versante emotivo si riscontrano:
-Difficoltà a parlare in pubblico o con estranei.
-Difficoltà ad interagire con persone estranee.
-Difficoltà ad essere assertivi.
-Difficoltà a guardare negli occhi gli interlocutori.
-Ipersensibilità alla critica, alla valutazione negativa.
-Vergogna di vergognarsi.
-Timore che gli altri si accorgano della propria paura.
-Impossibilità di controllare il terrore e l'ansia provata in contesti sociali.
-Bassa autostima.
-Evitamento delle situazioni che causano disagio.
-Ansia anticipatoria.
-Ansia durante la situazione sociale temuta.
-Ansia posticipata.
-Interferenza dell’ansia provata con le attività quotidiane.
-Paura delle valutazioni indirette degli altri.
-Scarse capacità sociali.

Tra i sintomi fisici della fobia sociale si riscontrano:
-Rossore sul viso.
-Marcata sudorazione.
-Sensazione di "testa vuota".
-Tremori e movimenti involontari.
-Accelerazione del battito cardiaco.
-Secchezza delle fauci.
-Vampate di calore.
-Tensione muscolare.
-Difficoltà respiratorie.
-Mal di stomaco, nausea.
-Mal di testa.
-Crampi intestinali e diarrea.
-Alterazione del tono di voce.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE
Gli individui con attacchi di panico ed evitamento sociale talvolta presentano un problema diagnostico potenzialmente difficile. 
Non si fa’ diagnosi di fobia sociale quando l’unico timore sociale è rappresentato dall’essere visti durante un attacco di panico. Il prototipo della fobia sociale è caratterizzato dall’evitamento di situazioni sociali in assenza di attacchi di panico inaspettati ricorrenti.
L’evitamento di situazioni per il timore di possibili umiliazioni è in primo piano nella fobia sociale, ma può talvolta manifestarsi nel disturbo di panico con agorafobia e nell’agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico. Le situazioni evitate nella fobia sociale sono limitate a quelle che implicano l’eventuale giudizio di altre persone.

CURA DELLA FOBIA SOCIALE       
La fobia sociale è un disturbo che, se non adeguatamente trattato, può interferire seriamente con le relazioni interpersonali, le prestazioni scolastiche e lavorative, determinando un significativo peggioramento della qualità di vita.
Quando i sintomi della fobia sociale si ripresentano costantemente, con un'intensità tale da creare un significativo disagio, è essenziale rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta ed intraprendere un trattamento specifico che consenta di modificare i pensieri disfunzionali, ed offrire alle persone che soffrono di tale disturbo maggiori capacità ed abilità nell’affrontare le situazioni temute ed una maggiore serenità nel rapporto con sé stessi.
                                                  Dott.ssa Rita Manzo




martedì 28 maggio 2013

CHE COS'E' LA FOBIA SOCIALE (ANSIA SOCIALE)?


La fobia sociale, chiamata anche ansia sociale, è caratterizzata da una eccessiva ansia suscitata da situazioni che potrebbero implicare l’essere sottoposti al giudizio di altre persone, o anche semplicemente essere esposti alla loro presenza.
La persona che soffre di ansia sociale prova un forte disagio quando partecipa a situazioni sociali (feste, gruppi, locali pubblici) o deve svolgere attività a contatto con altre persone (parlare in pubblico, parlare ad uno sconosciuto, lavorare davanti ad altre persone).

Secondo il DSM-IV-TR, i Criteri Diagnostici per la Fobia Sociale sono i seguenti:
  1. Paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri. L’individuo teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante o imbarazzante. Nota: Nei bambini deve essere evidente la capacità di stabilire rapporti sociali appropriati all’età con persone familiari e l’ansia deve manifestarsi con i coetanei, e non solo nell’interazione con gli adulti.
  2. L’esposizione alla situazione temuta quasi invariabilmente provoca l’ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione.
    Nota: Nei bambini, l’ansia può essere espressa piangendo, con scoppi di ira, con l’irrigidimento, o con l’evitamento delle situazioni sociali con persone non familiari.
  3. La persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole.
    Nota: Nei bambini questa caratteristica può essere assente.
  4. Le situazioni sociali o prestazionali temute sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio.
  5. L’evitamento, l’ansia anticipatoria o il disagio nella/e situazione/i sociale/i o prestazionale/i interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere la fobia.
  6. Negli individui al di sotto dei 18 anni la durata è di almeno 6 mesi.
  7. La paura o l’evitamento non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale, e non sono meglio giustificati da un altro disturbo mentale (per es., Disturbo di Panico Con Agorafobia o Senza Agorafobia, Disturbo d’Ansia di Separazione,Disturbo da Dismorfismo Corporeo, un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo o il Disturbo Schizoide di Personalità).
  8. Se sono presenti una condizione medica generale o un altro disturbo mentale, la paura di cui al Criterio A non è ad essi correlabile, per es., la paura non riguarda la Balbuzie, il tremore nella malattia di Parkinson o il mostrare un comportamento alimentare abnorme nell’Anoressia Nervosa o nella Bulimia Nervosa.
Specificare se:
     Generalizzata: se le paure includono la maggior parte delle situazioni sociali (prendere in considerazione anche la diagnosi addizionale di Disturbo Evitante di Personalità).

La fobia sociale dunque può essere specifica o generalizzata.
- E’ specifica quando la persona teme solo una o poche tipologie di situazioni (ad esempio è incapace di parlare in pubblico, ma non ha problemi in altre situazioni sociali come partecipare ad una festa o parlare con uno sconosciuto);
- E’ generalizzata quando la persona teme pressoché tutte le situazioni sociali. Nelle forme più gravi e pervasive, si tende a preferire la diagnosi di Disturbo Evitante di Personalità.
La fobia di tipo generalizzata ha maggiore comorbilità con altri disturbi tipo la depressione e l’abuso di alcol, ed ha più effetti negativi sulle attività sociali e lavorative del soggetto.

                                      Dott.ssa Rita Manzo


domenica 13 gennaio 2013

LA TIMIDEZZA


COS’È LA TIMIDEZZA
La timidezza è un elemento che da sempre rappresenta e accompagna gli esseri umani. E’ il senso di disagio e di impaccio che si prova nel rapporto con gli altri, la mancanza di disinvoltura, l'incapacità di parlare in pubblico. Essa dunque comporta sia un disagio interiore che una goffaggine esteriore quando si è in presenza di persone o ci si trova in situazioni che creano disagio.
Il timido si inibisce in un gran numero di situazioni sociali che evita ogniqualvolta sia possibile. Di solito, però, dopo un periodo iniziale di inibizione all'azione, il timido perviene ad un adattamento col moltiplicarsi degli incontri. In sostanza in un ambiente familiare i timidi si comportano normalmente.
Il disagio della persona timida rimane contenuto e non ha niente a che vedere con il panico che si sperimenta nei casi di fobia sociale.

COME SI MANIFESTA LA TIMIDEZZA
La persona timida ha difficoltà a sostenere sguardi, silenzi, e situazioni imbarazzanti, come chiacchierare con un estraneo, parlare di sé o passare davanti a persone che lo possono osservare. Fonte di timidezza sono gli sconosciuti, le persone dell'altro sesso, parlare in pubblico, trovarsi in un gruppo numeroso, avere uno status inferiore a quello dei propri interlocutori, sentirsi inferiore a vario titolo.
Il timido ha la continua sensazione di sentirsi al centro dell’attenzione, di essere sottoposto all’osservazione e al giudizio degli altri, giudizio che teme essere negativo. Questo può alimentare bassa autostima e scarsa fiducia in se stesso, che aumentano a loro volta il timore di non essere accettato. Le aspettative negative del timido lo inducono a focalizzare l’attenzione su sé stesso per tenere sotto controllo ciò che potrebbe essere criticato dagli altri; il suo atteggiamento, dall’esterno, appare remissivo o inibito. Spesso tende a sopravvalutare le difficoltà e a sottovalutare le proprie capacità.
La persona timida nelle situazioni in cui è a disagio tende a diventare con facilità rossa in viso, comincia a sudare, ha il battito cardiaco accelerato, vive in uno stato d’ansia. Evita di contraddire gli altri e di schierarsi per non perdere il consenso esterno. La sua paura del conflitto riflette il timore di essere poco stimato. Infatti il problema che sta alla base della timidezza è una scarsa autostima. Questo aspetto infatti non emerge nelle situazioni in cui le persone timide si sentono sicure; in tali situazioni, infatti, sembrano dimenticarsi completamente del loro disagio e spesso esprimono delle doti e qualità di cui spesso loro stessi si stupiscono.
La timidezza può variare di intensità e anche diminuire o svanire del tutto. Può variare a seconda del soggetto da un leggero disagio a una paura irrazionale, a un vero e proprio disturbo d’ansia (fobia sociale).
La persona timida che si trova a vivere una situazione di disagio, a livello fisiologico manifesta i seguenti sintomi:
- accelerazione del battito cardiaco
- sensazione di una morsa allo stomaco
- sudorazione eccessiva
- rossore.
A livello psicologico, la timidezza dipende innanzitutto da una eccessiva focalizzazione su sé stessi e sui propri errori, da una bassa stima di sé e da una eccessiva negatività.
La vergogna è uno dei vissuti che la persona timida vive: vergogna di mostrare le emozioni, vergogna di uscire allo scoperto, vergogna di apparire e vergogna, quindi, di mostrarsi per intero. La persona timida vive costantemente la vita in una scissione perenne tra le sue parti: quelle buone e socialmente accettate possono venir fuori a piccole dosi e con enorme controllo, quelle “scabrose” devono essere celate e da queste, il primo a doversi difendere, è proprio il timido.

QUANDO COMPARE LA TIMIDEZZA
In linea generale la comparsa della timidezza sembra essere abbastanza precoce e si verificherebbe sin dalla prima infanzia e nell'adolescenza, al contrario della fobia sociale che avrebbe inizio solo in seguito.
La timidezza durante l’infanzia può essere favorita da genitori timidi e introversi che contribuiscono a creare un senso di insicurezza e inadeguatezza all’interno della propria famiglia riproponendo il modello appreso; oppure da genitori troppo protettivi e ansiosi che non forniscono ai figli la sicurezza di cui hanno bisogno per affrontare le situazioni sociali; ma anche da genitori rigidi e severi, che non consentono ai figli una libera espressione delle emozioni. I figli che nei confronti di tali genitori si sentono insicuri e timidi, ripropongono nelle relazioni sociali questa stessa modalità di relazione.
La timidezza può comparire anche in adolescenza, periodo di grandi trasformazioni, in cui si perdono le sicurezze apprese in precedenza, cambiano i punti di riferimento, non più i genitori ma il gruppo dei pari. 
I coetanei diventano gli interlocutori più importanti, tanto che il rapporto con loro può influenzare le sfera scolastica, sportiva e affettiva, ed essere timidi può essere vissuto come un problema.

COSA FARE QUANDO LA TIMIDEZZA DIVENTA UN PROBLEMA

La timidezza non è né una malattia né un disturbo perché non è caratterizzata da cronicità e non interferisce pesantemente con la vita lavorativa, scolastica, sociale. Tuttavia, pur non essendo una malattia, la timidezza può creare un disagio notevole se chi ne soffre manifesta una crescente difficoltà nello stare in mezzo agli altri, sino ai giungere a casi estremi di isolamento sociale. Tale difficoltà nei casi più gravi può portare a delle complicazioni psicologiche, quali ad es. la depressione e il ricorso a droghe o alcol. In altri casi meno estremi, la timidezza può condurre alla solitudine.
È importante non confondere la timidezza con la fobia sociale. Quest’ultima è un disturbo più grave che porta la persona all’evitamento delle situazioni, all’isolamento, a non fidarsi delle persone, a limitarsi pesantemente nelle opportunità relazionali, sociali, lavorative. E la situazione può aggravarsi portando a depressione, senso di inadeguatezza, rabbia verso se stessi.
Se la timidezza dovesse diventare un problema, tale da essere vissuta con dolore e da portare ad un graduale isolamento sociale, essa può essere affrontata, in tutta tranquillità, attraverso un percorso psicologico volto alla promozione del proprio benessere.
Il sostegno psicologico e la psicoterapia possono offrire soluzioni soddisfacenti per combattere la timidezza attraverso:
- l’incremento  del senso di  autoefficacia nell’affrontare le varie sfide della propria vita;
- l'aumento della fiducia nelle proprie capacità
- il miglioramento delle relazioni fondamentali che la persona vive con gli altri e con il mondo.
- in miglioramento dell’autostima, della relazione che il soggetto vive con sé stesso
- il miglioramento nella gestione delle emozioni.
                                                           Dott.ssa Rita Manzo

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