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SALVE, SONO LA DOTT.SSA RITA MANZO, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA SISTEMICO-RELAZIONALE. RICEVO TUTTI I GIORNI PREVIO APPUNTAMENTO TELEFONICO AL NUMERO 3333072104. LO STUDIO SI TROVA A CALVI RISORTA (CE), IN VIA GUGLIELMO MARCONI N.30. SI HA LA POSSIBILITA' DI USUFRUIRE DELLA TERAPIA PSICOLOGICA ANCHE IN MODALITA' ONLINE. SERVIZI OFFERTI: PSICOTERAPIA INDIVIDUALE, DI COPPIA E FAMILIARE, CONSULENZA E SOSTEGNO PSICOLOGICO.
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sabato 5 settembre 2020

DIPENDENZA AFFETTIVA CASERTA


In alcune relazioni la linea di confine tra amore e dipendenza affettiva è estremamente sottile e capita sovente di fare confusione.

Lo scopo di questo articolo è proprio quello di fare chiarezza e aiutarti a distinguere una relazione sana da una disfunzionale.

Un rapporto sano può considerarsi tale quando la relazione tra i partner è equilibrata ovvero è caratterizzata da: 

comunicazione sana, che risulta fondamentale soprattutto per mediare i conflitti.

buona capacità di ascolto 

rispetto e sostegno reciproco 

- complicità, fiducia, onestà 

stessi diritti e doveri

individualità, ovvero ciascun partner ha i propri interessi, vive esperienze diverse, ed è proprio tale diversità che  rafforza la coppia, che la arricchisce

- autonomia dell'individuo all'interno della coppia.

In un legame caratterizzato da Dipendenza Affettiva (in inglese Love Addiction) riscontriamo invece uno squilibrio nella relazione causato dalla dipendenza patologica di un partner nei confronti dell'altro.

La dipendenza patologica è legata a vissuti di inadeguatezza sviluppati sin dall'infanzia. In genere il dipendente affettivo ha alle spalle un sistema familiare problematico e affettivamente carente che non è stato in grado di dargli nè attenzioni nè amore, facendolo così crescere con la convinzione di non esserne meritevole. Da ciò nasce: 

- scarsa autostima 

- atteggiamenti di sottomissione nella relazione, rinunciando alla propria dignità e alla propria autonomia, con la conseguente perdita del Sè

Il partner viene visto dal dipendente affettivo come un punto di riferimento fondamentale (non importa se malsano) dal quale dipende la propria autonomia. La bassa stima di sè lo porta ad affidarsi totalmente al partnerche decide per tutte le scelte importanti della sua vita.  Ha la percezione che le difficoltà della vita possano essere affrontate solo grazie all'aiuto e al sostegno del partner. La sensazione che prova è quella di non esistere senza l'altro, dunque si fa in quattro per soddisfare i bisogni e i desideri del partner soffocando i propri. Tutto ciò allo scopo di essere visto e apprezzato dall'altro. Quando le risposte del partner lo deludono l'amore si trasforma in risentimento.

Il dipendente affettivo ha paura della separazione, dell’abbandono, della solitudine e ogni cambiamento viene vissuto con angoscia. 

La paura ossessiva di perdere la persona amata innesca: 

- rinuncia dei propri bisogni e desideri 

- atteggiamenti di gelosia ossessiva e di possessione nei confronti del partner volti a limitarne l'autonomia

paura del cambiamento

- chiusura verso l'ambiente esterno

- evitamento di tutte le situazioni considerate "pericolose" per la stabilità del rapporto al fine di ottenere un maggiore controllo. 

Da ciò ne consegue una stagnazione del rapporto.

Di può uscire dalla dipendenza affettiva?

Per uscire dalla dipendenza affettiva è necessario lavorare sull'autostima per rinforzarla attraverso un percorso psicoterapeutico. Bisogna modificare il proprio modo di pensare, imparare a riconoscere i propri bisogni, riuscire ad esprimerli e imparare che portarli nella relazione fa bene alla coppia perchè la arricchisce e la rende dinamica.


Se hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero 3333072104
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE)

venerdì 31 maggio 2013

FOBIA SOCIALE: ESORDIO, SINTOMI E CURA


La  fobia (o ansia) sociale è un’eccessiva ansia nei confronti di tutte quelle situazioni in cui si è esposti pubblicamente. Chi soffre di ansia sociale ha il timore che tutto ciò che fa o dice possa essere sbagliato ed essere giudicato dalle persone che lo osservano.
Tale disturbo causa un impoverimento della vita dell’individuo, il quale spesso vive una vita ritirata, con poche amicizie e occasioni di svago; può compromettere la carriera scolastica e lavorativa con conseguente danno per l’immagine e l’autostima.

ESORDIO E DIFFUSIONE NELLA POPOLAZIONE
La fobia sociale è un disturbo diffusissimo che esordisce principalmente nell’adolescenza e talvolta emerge da una storia infantile di inibizione. L’esordio può seguire in modo brusco un’esperienza stressante, oppure può essere insidioso. 
Le donne hanno maggiori probabilità di soffrirne rispetto agli uomini, anche se questi ultimi tendono a sviluppare forme più gravi della malattia.
La fobia sociale, una volta instaurata, non si risolve quasi mai spontaneamente, ma tende a mantenersi in modo cronico se non trattata, peggiorando via via nel corso della vita e dando luogo spesso ad altri disturbi come la depressione. 
Nelle situazioni sociali o prestazionali temute, la persona che soffre di fobia sociale è preoccupata di provare imbarazzo ed ha paura che gli altri possano giudicarla ansiosa o stupida. Le situazioni più temute da chi soffre di fobia sociale sono quelle che implicano la necessità di dover fare qualcosa davanti ad altre persone, come ad esempio esporre una relazione o anche solo firmare, telefonare, andare alle feste, guardare negli occhi la gente, fare o accettare complimenti, parlare con persone di autorità, esprimere le proprie opinioni mangiare o bere davanti ad altre persone … .
Di solito, soprattutto se il disagio sociale che si è vissuto è forte, la persona evita le situazioni temute per la paura di comportarsi in modo “sbagliato” e poter essere mal giudicato, oppure si sforza di sopportare la situazione sociale, vivendola però con ansia. Questa paura può portare chi ne soffre ad evitare la maggior parte delle situazioni sociali.
L’individuo riconosce l’irragionevolezza della paura, tuttavia non riesce a controllarla e dunque tende spesso ad auto-accusarsi e rimproverarsi per non riuscire a fare cose che tutti fanno.
Un'altra caratteristica tipica di questo disturbo è una marcata ansia che precede le situazioni temute chiamata ansia anticipatoria. Già prima di affrontare una situazione sociale la persona con fobia sociale comincia ad esperire ansia per tale evento, perché preoccupata o convinta di non essere all’altezza, di imbarazzarsi, di non sapere come comportarsi. Ciò la porta a pensare che sarà giudicata come stupida, incapace o ridicola.
L’ansia non si manifesta solo prima, ma anche durante e dopo la situazione sociale temuta.
Dunque anche durante la situazione sociale temuta l’ansia si manifesta con tutta una serie di sintomi che spesso hanno l’esito di confermare le aspettative di fallimento temute dal fobico sociale.
L’ansia posticipata, invece, riguarda la valutazione, quasi sempre negativa, che la persona fa di sè al termine della prestazione, a causa della focalizzazione dell’attenzione solo sugli aspetti negativi della prestazione (ho fatto una pessima figura, ho sudato troppo, non sono riuscito a fare un discorso sensato etc.).

SINTOMI DELLA FOBIA SOCIALE  

I sintomi della fobia sociale possono essere sia di natura emotiva che di natura fisica.

Sul versante emotivo si riscontrano:
-Difficoltà a parlare in pubblico o con estranei.
-Difficoltà ad interagire con persone estranee.
-Difficoltà ad essere assertivi.
-Difficoltà a guardare negli occhi gli interlocutori.
-Ipersensibilità alla critica, alla valutazione negativa.
-Vergogna di vergognarsi.
-Timore che gli altri si accorgano della propria paura.
-Impossibilità di controllare il terrore e l'ansia provata in contesti sociali.
-Bassa autostima.
-Evitamento delle situazioni che causano disagio.
-Ansia anticipatoria.
-Ansia durante la situazione sociale temuta.
-Ansia posticipata.
-Interferenza dell’ansia provata con le attività quotidiane.
-Paura delle valutazioni indirette degli altri.
-Scarse capacità sociali.

Tra i sintomi fisici della fobia sociale si riscontrano:
-Rossore sul viso.
-Marcata sudorazione.
-Sensazione di "testa vuota".
-Tremori e movimenti involontari.
-Accelerazione del battito cardiaco.
-Secchezza delle fauci.
-Vampate di calore.
-Tensione muscolare.
-Difficoltà respiratorie.
-Mal di stomaco, nausea.
-Mal di testa.
-Crampi intestinali e diarrea.
-Alterazione del tono di voce.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE
Gli individui con attacchi di panico ed evitamento sociale talvolta presentano un problema diagnostico potenzialmente difficile. 
Non si fa’ diagnosi di fobia sociale quando l’unico timore sociale è rappresentato dall’essere visti durante un attacco di panico. Il prototipo della fobia sociale è caratterizzato dall’evitamento di situazioni sociali in assenza di attacchi di panico inaspettati ricorrenti.
L’evitamento di situazioni per il timore di possibili umiliazioni è in primo piano nella fobia sociale, ma può talvolta manifestarsi nel disturbo di panico con agorafobia e nell’agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico. Le situazioni evitate nella fobia sociale sono limitate a quelle che implicano l’eventuale giudizio di altre persone.

CURA DELLA FOBIA SOCIALE       
La fobia sociale è un disturbo che, se non adeguatamente trattato, può interferire seriamente con le relazioni interpersonali, le prestazioni scolastiche e lavorative, determinando un significativo peggioramento della qualità di vita.
Quando i sintomi della fobia sociale si ripresentano costantemente, con un'intensità tale da creare un significativo disagio, è essenziale rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta ed intraprendere un trattamento specifico che consenta di modificare i pensieri disfunzionali, ed offrire alle persone che soffrono di tale disturbo maggiori capacità ed abilità nell’affrontare le situazioni temute ed una maggiore serenità nel rapporto con sé stessi.
                                                  Dott.ssa Rita Manzo




lunedì 11 giugno 2012

BASSA AUTOSTIMA: COME POSSO ACCETTARMI DI PIÙ?

I problemi legati all’autostima nascono da una discrepanza tra il sé ideale ed il sé percepito. Il sé ideale è rappresentato da ciò che desideriamo essere. Il sé percepito è dato dalla percezione che abbiamo di noi stessi. A tutti noi è capitato in passato di desiderare di possedere una certa qualità vista in un’altra persona, o di essere capaci di fare qualcosa. Fino ad un certo punto ciò rientra nella normalità, ma diventa eccessivo e quindi un problema quando la persona si rassegna al fatto che non sarà mai come vorrebbe essere. Smettendo di lavorare e lottare per migliorarsi si finisce per peggiorare, o semplicemente per rimanere ciò che si è per tutta la vita. Migliorare l'autostima è possibile e richiede un impegno costante nel tempo. E’ possibile lavorare su alcuni aspetti per costruire l'autostima e la fiducia in se stessi e per imparare ad accettarsi di più.
Innanzitutto bisogna lavorare sulle proprie percezioni. Solitamente la persona con bassa autostima tende a vedere gli altri migliori di sé poiché dirige l’attenzione sulle qualità positive che gli altri possiedono e che lei invece non ha, non considerando tutte le altre qualità positive che possiede, ed uscendo quindi dal confronto sempre perdente. L’altro agli occhi di una persona con bassa autostima è sempre più bello, più competente, più simpatico! Bisogna ricordare, però, che nessuno è perfetto, tutti hanno dei pregi e dei difetti, quindi ogni volta che fate un paragone sfavorevole con qualcun altro, cercate di notare un difetto che l'altra persona ha e che voi non avete. Questo vi permetterà di conoscervi meglio e di imparare ad apprezzare maggiormente le vostre qualità focalizzando l'attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma anche e soprattutto su quelli positivi.
Un’altra cosa da tenere in considerazione è che solitamente chi non si apprezza per quello che è tende a dare agli altri un’immagine diversa di sé, a indossare una “maschera” per paura di non piacere e dunque di essere rifiutato. Non c’è niente di male nel voler fare una buona impressione, soprattutto a lavoro o quando si incontra una persona per la prima volta, purchè non si stravolga completamente la natura della persona. Ma con gli  amici e la famiglia bisogna lasciarsi andare e mostrarsi per quello che si è veramente. Se sentiamo che gli altri ci apprezzano nonostante le nostre debolezze, anche noi ci apprezzeremo di più.
Nella vita fate quello che più vi rende realizzati e non ciò che potrebbe far piacere a qualcun altro, o ciò che gli altri si aspettano da voi. Se avete la sensazione di non essere assolutamente in grado di fare una determinata cosa mettetela da parte momentaneamente e concentratevi su qualcos'altro che siete capaci di fare. 
Non ponetevi degli obiettivi troppo difficili da raggiungere. Essi vanno calibrati in funzione delle proprie caratteristiche e capacità reali. È inutile e dannoso volere a tutti i costi qualcosa che al momento non siamo in grado di avere. Molto meglio prendere una nostra qualità positiva, seppur piccola, e cercare di sfruttarla al massimo, pensando a tutte le cose che potremmo ottenere sviluppandola a fondo.
Tutti abbiamo la capacità di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati, a patto che siano realistici e scaturiscano dalla consapevolezza delle proprie potenzialità, non da desideri altrui o scelte ideali. Se partiamo da piccoli obiettivi col tempo saremo in grado di realizzare anche quelli più complessi che all’inizio ci sembravano impossibili da raggiungere. 
                                                      Dott.ssa Rita Manzo

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lunedì 14 maggio 2012

A come ... AUTOSTIMA !


Avete presente quella pubblicità in cui c’è una modella che tutta fiera guarda nell’obiettivo e dice… “Perché io valgo!”? Beh, nella vita reale non sempre si ha la giusta misura del proprio valore. Ad ognuno di noi sarà capitato o capiterà nella vita di incontrare qualcuno che si crede di essere chissà chi, che pensa di saperne sempre più degli altri e che pretende di avere sempre ragione! Ma spesso ci capita anche di dover consolare qualcuno con frasi come “ti sottovaluti”, “devi avere più fiducia in te stesso”, “non sei consapevole delle tue potenzialità”… sono tutte frasi che denotano un problema di autostima.
L'AUTOSTIMA è la valutazione che una persona dà di se stessa. 
Tale valutazione può essere positiva o negativa.
Chi ha bassa autostima mostra scarsa fiducia nella propria persona e nelle proprie capacità; si sente spesso insicuro, non è in grado di contare su se stesso e manifesta diverse paure legate soprattutto alla propria percezione di inadeguatezza e incapacità. La scarsa autostima è un problema che tormenta molte persone ed è legata ad una scarsa accettazione di sé. Può diventare per chi la vive un serio problema da affrontare.
Chi ha un’eccessiva autostima è sempre sicuro di se stesso, spesso orgoglioso, ma anche presuntuoso e testardo; ritiene di fare sempre la cosa giusta, anche quando le cose non stanno così. È incapace di guardarsi indietro, di analizzare il proprio passato insieme agli errori commessi per trarne insegnamento. La sua sicurezza personale è così elevata che egli è incapace di vedere alternative di comportamento diverse da quelle prese in considerazione.
Una sana autostima si manifesta nella capacità di percepirsi e di rapportarsi a se stessi in modo realistico, positivo, rilevando i punti forti e quelli deboli, amplificando ciò che è positivo e migliorando quello che invece non lo è. La sana autostima è indipendente dal giudizio degli altri, è caratterizzata da una profonda conoscenza di se stessi, promuove obiettivi stimolanti ma non eccessivi, spinge la persona al confronto con se stessa e con gli altri.

L’autostima influenza l’autoefficacia cioè la consapevolezza di poter raggiungere degli obiettivi che ci siamo prefissati. Va da sé che se ho una bassa autostima anche la valutazione di poter raggiungere un risultato prefissato ne risente.L’autostima influenza anche il tono dell’umore, le relazioni affettive, e, in generale, influenza il successo nella vita e le scelte di ogni tipo. 
L’autostima è determinata da informazioni riferite a tre tipi di sé:
sé reale: è la valutazione oggettiva delle nostre competenze.
sé percepito: è la nostra valutazione del sé reale. Difficilmente sé percepito e sé reale coincidono, si rischia sempre di fare "errori di valutazione".
sé ideale: è come desideriamo essere. Esso è influenzato dalla cultura e dalla società.
I problemi legati all’autostima nascono dalla discrepanza tra sé ideale e sé percepito.
                                                    Dott.ssa Rita Manzo

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