INFORMAZIONI:
SALVE, SONO LA DOTT.SSA RITA MANZO, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA SISTEMICO-RELAZIONALE.
RICEVO TUTTI I GIORNI PREVIO APPUNTAMENTO TELEFONICO AL NUMERO 3333072104.
LO STUDIO SI TROVA A CALVI RISORTA (CE), IN
VIA GUGLIELMO MARCONI N.30. SI HA LA POSSIBILITA' DI USUFRUIRE DELLA TERAPIA PSICOLOGICA ANCHE IN MODALITA' ONLINE.
SERVIZI OFFERTI: PSICOTERAPIA INDIVIDUALE, DI COPPIA E FAMILIARE, CONSULENZA E SOSTEGNO PSICOLOGICO.
sabato 30 marzo 2013
INTERVISTA SUL SETTIMANALE GRAZIA n°13 MARZO 2013
La Dott.ssa Rita Manzo, psicologa e psicoterapeuta, è stata recentemente intervistata dalla giornalista Marìka Surace sul settimanale nazionale di attualità, moda e spettacolo "GRAZIA" n°13 di marzo 2013.
Si propone qui un pezzo dell'articolo dal titolo "E' la febbre del gioco" che tratta appunto di un problema di grande attualità, quello del gioco d'azzardo patologico.
....Secondo il ministero della Sanità, quasi un milione di italiani soffre di ludopatia, ovvero il gioco d'azzardo patologico. E con un recente decreto il ministro Renato Balduzzi le ha riconosciuto lo status di vera e propria dipendenza che, come tale, va curato dal servizio sanitario nazionale. << Il gioco d'azzardo patologico è una malattia cronica>>, spiega Rita Manzo, psicologa e psicoterapeuta che alla ludopatia ha dedicato molti studi. << Serve dunque un intervento terapeutico strutturato, anche se, purtroppo, chi ne soffre difficilmente riconosce di essere malato>>. Non solo poker online e tavoli da gioco, ma gli apparentemente innoqui bingo, gratta e vinci e slot machine creano una dipendenza che coinvolge sempre più le donne. <<Colpite più delle altre categorie dalla crisi economica, sperano di riacquistare la perduta autonomia, o di risollevare le sorti della famiglia, attraverso una vincita>>, continua la psicoterapeuta. << A volte si inizia per noia o solitudine, poi il gioco diventa un'evasione dalle preoccupazioni quotidiane. Ma l'unico traguardo possibile è la dipendenza. E solo con un percorso psicologico, che coinvolga anche amici e familiari, si può sperare di guarire>>....
Per approfondire l'argomento si può consultare l'articolo dal titolo gioco d'azzardo patologico: con la ludopatia non si gioca!
mercoledì 27 marzo 2013
AGORAFOBIA: AIUTO, HO PAURA AD USCIRE DI CASA!
L'agorafobia (o sindrome agorafobica) costituisce una forma di ansia
innescata dal trovarsi in luoghi o situazioni in cui non sia possibile ricevere soccorso o da cui potrebbe
risultare difficile fuggire. Il
termine "agorafobia" significa "paura degli spazi aperti"
anche se il significato è esteso a tutti i luoghi o situazioni
dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe
non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico. L'elemento comune e caratterizzante
delle numerose situazioni che possono originare disturbi da agorafobia è
l'impossibilità dell'individuo a sottrarsi facilmente da esse, siano esse
fisiche (stare fuori casa da soli, trovarsi in mezzo a una folla o in un treno)
o psicologiche (la paura di malattie gravi o la volontà incontrollabile di
rifugiarsi in un luogo sicuro).
I pazienti con Agorafobia temono le situazioni in cui è difficile
scappare o ricevere soccorso; di conseguenza, essi evitano tali luoghi al fine
di controllare l’ansia legata alla prefigurazione di una nuova crisi di panico.
Evitano sistematicamente tutti i luoghi, le situazioni ed i contesti nei quali
ci potrebbero essere ostacoli alla possibilità di essere aiutati. Tra le
situazioni che più frequentemente vengono evitate si riscontrano: uscire da
soli o stare a casa da soli; guidare o viaggiare in automobile; frequentare
luoghi affollati come mercati o concerti; prendere l’autobus o l’aereo; essere
su un ponte o in ascensore.
Quando questi evitamenti iniziano a compromettere
le attività quotidiane ed il funzionamento socio-lavorativo della persona
allora si parla di Agorafobia.
Talvolta, il problema è più difficile da
individuare perché il soggetto non evita certe situazioni temute ma diviene
incapace di affrontarle senza l’assistenza di una persona di fiducia.
I criteri diagnostici per l’Agorafobia secondo il DSM-IV-TR sono i
seguenti:
A. Ansia relativa al
trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante)
allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un Attacco
di Panico inaspettato o sensibile alla situazione o di sintomi tipo panico. I
timori agorafobici riguardano tipicamente situazioni caratteristiche che
includono essere fuori casa da soli; essere in mezzo alla folla o in coda;
essere su un ponte e il viaggiare in autobus, treno o automobile.
Nota: Prendere in
considerazione la diagnosi di Fobia Specifica se l’evitamento è limitato a una
o solo a poche situazioni specifiche o la Fobia Sociale se l’evitamento è
limitato alle situazioni sociali.
B. Le situazioni vengono
evitate (per es., gli spostamenti vengono ridotti) oppure sopportate con molto
disagio o con l’ansia di avere un Attacco di Panico o sintomi tipo panico, o
viene richiesta la presenza di un compagno.
C. L’ansia o l’evitamento fobico
non sono meglio giustificabili da un disturbo mentale di altro tipo, come Fobia
Sociale(per es., evitamento limitato alle situazioni sociali per timore di
essere imbarazzato), Fobia Specifica (per es., evitamento limitato ad una
singola situazione, come gli ascensori), Disturbo Ossessivo-Compulsivo (per
es., evitamento dello sporco per gli individui con ossessioni di
contaminazione), Disturbo Post-traumatico da Stress (per es., evitamento di
stimoli associati con un grave fattore stressante) o Disturbo d’Ansia di
Separazione (per es., evitamento della separazione dalla casa o dai familiari).
I sintomi di agorafobia sono sia di natura fisica che psicologica. I
pazienti che hanno avuto un attacco di panico o altri sintomi di panico in
passato, possono temere di rimanere intrappolati in situazioni simili in cui è
difficile scappare o dove possono perdere il controllo in un luogo pubblico.
I sintomi psicologici dell'agorafobia possono includere: sensazione di
agitazione o irascibilità , rimanere chiusi in casa per lunghi periodi di
tempo, sensazione di essere staccati o lontani dagli altri, senso di impotenza
e di sentirsi dipendenti dagli altri, sensazione che il corpo e l'ambiente
siano irreali, pensieri confusi o disordinati. Tipicamente, i pazienti
sperimentano ansia o attacchi di panico e i relativi sintomi fisici che spesso
li accompagnano, come battito cardiaco accelerato, sudorazione eccessiva e
problemi respiratori. Altri sintomi fisici includono: dolore addominale, dolore
toracico, capogiri, spasmi muscolari o tremore, sensazione di testa vuota,
nausea e vomito, intorpidimento e formicolio, rossore della pelle.
Le persone con agorafobia spesso diventano frustrate e si vergognano
del loro comportamento. Di conseguenza, sono a rischio per lo sviluppo di molte
altre condizioni, tra cui la depressione e l'abuso di sostanze stupefacenti. L'isolamento
e l'evitamento sono tendenze tipiche di chi soffre di agorafobia. Le situazioni
vengono evitate oppure sopportate con molto disagio o con l'ansia di avere un
Attacco di Panico o sintomi tipo panico, o viene richiesta la presenza di un
compagno, di un partner solidale, di una persona in grado di rassicurare.
CAUSE DELL’AGORAFOBIA
La sindrome agorafobica è dovuta a un insieme di fattori
ambientali (esterni), fisici e psicologici (interni). Alla radice di
queste paure sussiste quasi sempre un disagio interno che porta le persone a
sentirsi inadeguate, per nulla fiduciose in sé stesse e alla ricerca continua
di una figura protettrice. Infine, ciò che aggrava le situazioni tipiche
dell'agorafobia, soprattutto quando esse si siano già verificate in passato, è
l'elemento della paura che esse possano ripetersi da un momento all'altro,
finendo così per instaurare un circolo vizioso da cui è molto difficile uscire
e che provoca, nei casi più gravi, violenti attacchi di panico.
Dal punto di vista ambientale, i luoghi tipici in cui può aversi agorafobia sono i mezzi di trasporto o i luoghi di ritrovo al chiuso (ristoranti o cinema) e all'aperto, in particolar modo quelli molto affollati (per esempio in mezzo al traffico), anche se il semplice trovarsi da solo in uno spazio molto vasto può provocare gli stessi effetti. Tuttavia gli elementi esterni vanno ben oltre la paura dei mezzi di trasporto o dei luoghi chiusi; ovvero, esistono condizioni particolari per cui l’individuo si fa prendere dal panico per motivi ingiustificati.
Tipico è il caso delle persone che associano sensazioni dolorose interne a gravi malattie o casi in cui l’ansia è talmente elevata da portare la persona a desiderare più di ogni altra cosa la fuga verso un luogo o una persona sicura e protettiva. In questo caso la lontananza da una persona di riferimento e la difficoltà a raggiungerla può generare ansia o attacchi di panico.
Dal punto di vista ambientale, i luoghi tipici in cui può aversi agorafobia sono i mezzi di trasporto o i luoghi di ritrovo al chiuso (ristoranti o cinema) e all'aperto, in particolar modo quelli molto affollati (per esempio in mezzo al traffico), anche se il semplice trovarsi da solo in uno spazio molto vasto può provocare gli stessi effetti. Tuttavia gli elementi esterni vanno ben oltre la paura dei mezzi di trasporto o dei luoghi chiusi; ovvero, esistono condizioni particolari per cui l’individuo si fa prendere dal panico per motivi ingiustificati.
Tipico è il caso delle persone che associano sensazioni dolorose interne a gravi malattie o casi in cui l’ansia è talmente elevata da portare la persona a desiderare più di ogni altra cosa la fuga verso un luogo o una persona sicura e protettiva. In questo caso la lontananza da una persona di riferimento e la difficoltà a raggiungerla può generare ansia o attacchi di panico.
COME CURARE L'AGORAFOBIA
Generalmente chi soffre di disturbi da agorafobia tende a evitare,
oltre alle situazioni potenzialmente pericolose, anche di parlare dei propri
problemi, avvertendo questo suo disagio interno come qualcosa di umiliante e
imbarazzante nei confronti della società.
Questo non permette né di comprendere
la reale portata del disturbo né una facile guarigione. Inoltre queste persone
spesso preferiscono rivolgersi alla farmacologia, con uso (e spesso abuso) di ansiolitici.
Quest'ultimi, tuttavia, nella maggior parte dei casi, non aiutano a curare la
malattia, ma anzi creano sintomi secondari quale ad esempio la dipendenza da
essi, una sorta di ancora di salvataggio, priva però di una concreta soluzione.
L'agorafobia richiede una terapia psicologica per la sua guarigione e solo se
strettamente necessario bisogna abbinare ad essa una terapia farmacologica. La
terapia psicologica per l’Agorafobia è mirata alla risoluzione e al
miglioramento della situazione di disagio attraverso una riorganizzazione delle
risorse della persona con lo scopo di individuare ed intervenire sulle cause del problema (e non solo sui
sintomi come fa la terapia farmacologica) e cercando, inoltre, di trasmettere una
maggiore convinzione e fiducia in sé stessi.
Se soffri di agorafobia ed hai bisogno di una consulenza puoi contattarmi al numero 3333072104
Dott.ssa Rita Manzo
Psicologa, Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Calvi Risorta (CE), Santa Maria Capua Vetere (CE)
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lunedì 4 marzo 2013
ANSIA E DISTURBI D’ANSIA
L’ansia è un'emozione di base che comporta uno stato di attivazione
dell’organismo quando una situazione viene percepita soggettivamente come
pericolosa. Nella specie umana l’ansia si traduce in una tendenza immediata
all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e
vie di fuga, nonché in una serie di fenomeni neurovegetativi come l’aumento
della frequenza del respiro, del battito cardiaco (tachicardia), della
sudorazione, vertigini, ecc.. Tali fenomeni dipendono dal fatto che,
ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l'organismo in
ansia ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter
scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e
garantendosi la sopravvivenza.
Dunque l’ansia ha una funzione adattiva. E’ un meccanismo utile per la
sopravvivenza e l’adattamento all’ambiente, permette di riconoscere segnali
minacciosi e pericoli, mobilitando le risorse più appropriate per fronteggiare situazioni
critiche come situazioni di pericolo fisico (rischio di morte o di danni al
proprio corpo), oppure situazioni di pericolo affettivo e sociale (rischio di
perdere la protezione e l’affetto della figura di accudimento, rischio di
essere isolati dal gruppo, rischio di essere abbandonati dal partner, di essere
derisi, ecc.).
L’ansia, quindi, non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce
una importante risorsa, perché è una condizione fisiologica, efficace in molti
momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e
migliorare le prestazioni.
Quando il sistema dell’ansia si attiva in maniera eccessiva,
ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, però, siamo di fronte
ad un disturbo d'ansia, che può complicare notevolmente la vita di una persona
e renderla incapace di affrontare anche le più comuni situazioni.
L’ansia diventa disadattiva quando è incongrua o esagerata rispetto
alla situazione ed interferisce in modo significativo con la vita di una
persona, con le sue scelte, con i suoi comportamenti quotidiani.
L’ansia è un’emozione alla base di attacchi di panico, fobie e di
altri disturbi, detti appunto disturbi d’ansia.
I disturbi d'ansia conosciuti e chiaramente diagnosticabili sono i
seguenti:
-Fobia specifica (aereo, spazi chiusi, ragni, cani, gatti, insetti,
ecc.).
-Disturbo di panico e agorafobia (paura di stare in situazioni da cui
non vi sia una rapida via di fuga).
-Disturbo
ossessivo-compulsivo.
-Fobia
sociale.
-Disturbo da
stress acuto o post-traumatico da stress.
-Disturbo
d'ansia generalizzata.
SINTOMI
L'ansia è connotata da varie sensazioni per lo più spiacevoli fra cui
il timore, la paura, l'apprensione, la preoccupazione, la sensazione che le
cose possano sfuggire di mano, il bisogno di trovare una soluzione immediata e,
nel caso di esposizione prolungata, la frustrazione e la disperazione.
L’ansia sproporzionata può manifestarsi con sintomi psichici, come
sensazione di pericolo imminente o di minaccia verso qualcosa di indefinito su
cui non si ha il controllo. Questo stato dà luogo a preoccupazioni immotivate
riguardo ogni settore della propria vita (salute, futuro, lavoro, persone care)
determinando uno stato di continua apprensione, ed eccessive reazioni di
allarme anche verso sollecitazioni di lieve entità. L’ansia può manifestarsi,
inoltre con sintomi somatici: disturbi cardiovascolari (tachicardia,
palpitazioni, variazioni della pressione, dolori al torace) o respiratori (sensazioni
di soffocamento o di mancanza del respiro), gastrointestinali (stitichezza,
diarrea, nausea, vomito, bruciore o dolore gastrico) e somatici (sudorazione,
sensazioni di freddo o di caldo, bocca secca, senso di vertigine o di
sbandamento), oltre a alterazioni del sonno e dell’appetito.
Il soggetto ansioso accusa difficoltà di concentrazione e un vago
senso di confusione che rendono difficoltosa la sua applicazione alle abituali
attività e possono portare ad una riduzione delle prestazioni e dell’efficienza
abituali. Inoltre, con l'accrescersi dell'ansia anticipatoria, molti soggetti
ansiosi preferiscono evitare luoghi e situazioni che possono essere fonte di
ansia.
TRATTAMENTO
Quando l’ansia supera un certo livello,
disperde troppe energie e porta ad un disagio insopportabile. Bisogna quindi
trovare una via d’uscita. E’
necessaria una cura quando l’ansia e i suoi sintomi compaiono spesso e per
periodi prolungati, quando hanno un’intensità eccessiva rispetto alla
situazione e sono vissuti con molto anticipo rispetto all’evento temuto (ansia
anticipatoria) e, in generale, quando si prova ansia in situazioni che la
maggior parte delle persone affronta senza particolare disagio.
Inoltre, quando le scelte di vita (sia nella quotidianità sia in tempi
più lunghi) sono condizionate dall’evitare situazioni di ansia è opportuno
valutare un intervento terapeutico specifico.
L’ansia è spesso collegata ad una paura cosciente, accettabile che ne
maschera una più profonda e meno accettabile. Il compito dello psicoterapeuta è
quello di capire le origini di tale ansia. Il lavoro terapeutico ha inoltre l’obiettivo
di permettere alla persona di gestire meglio le situazioni vissute con ansia
favorendo le scelte di vita coerenti con il proprio benessere, riducendo
l’ansia e superando i limiti dati dall’ansia e dai sintomi d’ansia.
Per superare un Disturbo d'ansia è opportuno rivolgersi ad un terapeuta
per chiedere una diagnosi e valutare l’indicazione per un trattamento, che in
alcuni casi, può essere integrato da una terapia farmacologica sotto controllo
medico.
Troppo spesso però i disturbi d’ansia sono trattati solo con la terapia farmacologica (di stretta competenza medica), utile a ridurre o eliminare la sintomatologia, ma non ad eliminare le cause del disturbo.
I disturbi d’ansia si possono affrontare rivolgendosi ad uno psicologo-psicoterapeuta, chiedendo una consulenza necessaria a raccogliere gli elementi utili per individuare un percorso specifico utile alla sua risoluzione.
Troppo spesso però i disturbi d’ansia sono trattati solo con la terapia farmacologica (di stretta competenza medica), utile a ridurre o eliminare la sintomatologia, ma non ad eliminare le cause del disturbo.
I disturbi d’ansia si possono affrontare rivolgendosi ad uno psicologo-psicoterapeuta, chiedendo una consulenza necessaria a raccogliere gli elementi utili per individuare un percorso specifico utile alla sua risoluzione.
Il percorso psicoterapeutico, ha una valenza importante, in quanto è
finalizzato non solo ad eliminare il sintomo, ma anche le sue cause,
percorrendo la strada che va alla radice del disagio.
La terapia Sistemico-Relazionale si
può rivelare utile nel trattamento di questo disturbo.
Dott.ssa Rita Manzo, Psicologa e Psicoterapeuta
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martedì 15 gennaio 2013
ORTORESSIA: L’OSSESSIONE PER IL CIBO SANO

L’ortoressia è un disturbo molto diffuso, ma non ancora ufficialmente
incluso tra i disturbi del comportamento alimentare.
È un’ossessione patologica che riguarda le proprietà e la qualità dei
cibi. Mentre nell’anoressia e nella bulimia nervosa è soprattutto la “quantità”
di cibo che rappresenta un problema, qui è soprattutto la “qualità” di ciò che
si ingerisce ad avere valore.
L’ortoressico elimina ampie categorie di alimenti ritenendoli
genericamente “dannosi”, senza che questa convinzione corrisponda né ad un
effettivo danno personale (allergie, intolleranze ecc.) né a riscontri
scientifici. I cibi vengono catalogati dall’individuo ortoressico, come “puri”,
se a suo avviso si possono mangiare, ed “impuri” quando invece vanno
accuratamente evitati. Il soggetto si astiene dal nutrirsi con alimenti che non
facciano parte della categoria classificata come “pura”.
Questo desiderio di “salute a tutti i costi” riguarda principalmente
il cibo, ma si manifesta anche con l’ossessione del fitness, dei massaggi,
della pulizia, del rilassamento, ecc.
Le fissazioni dell’ortoressico generalmente sono quelle di mangiare
verdure crude e frutta solo di stagione, insalate con foglie non tagliate
perché non perdano le loro qualità nutritive, escludere uova, latticini, carne,
conoscere in modo preciso le etichette di ciò che mangia, le percentuali delle
sostanze nutritive e dei componenti di ogni scatoletta, il valore calorico, i
carboidrati…
In tal modo la gamma alimentare
tende a restringersi progressivamente, fino a divenire limitata a
pochissimi ingredienti e a modalità di preparazione ripetitive e ritualistiche.
In molti casi queste fissazioni portano la persona ortoressica a
trascurare le relazioni sociali, ad isolarsi, giudicando “gli altri” con un
senso di superiorità: tutto ciò conduce all’isolamento, a ripiegarsi sui propri
pensieri, tutti centrati sul cibo, sulla pulizia non solo esteriore, ma anche
interiore.
I sintomi più comuni appartenenti ai soggetti ortoressici sono i
seguenti:
- necessità di conoscere ogni singolo ingrediente contenuto negli
alimenti
- necessità di programmare ogni pasto
- paura di contaminare il proprio corpo
- disgusto nel riempire il proprio corpo con sostanze non naturali
- desiderio continuo di depurarsi
- severità con se stessi e senso di colpa quando si trasgredisce alla
dieta
- disgusto per le persone che mangiano in modo normale
- difficoltà di relazione con chi non condivide le proprie idee sul
cibo.
L'ortoressia è sicuramente un disturbo del nostro tempo, che risente
di influenze culturali, in particolare della moda alimentare di consumare cibi
biologici che si è affermata solo recentemente.
L’ortoressia colpisce soprattutto soggetti adulti, over 30, ed è sempre più
diffuso tra gli uomini e tra le persone di buon livello culturale. Il maggior
coinvolgimento dei soggetti maschi si può spiegare col fatto che l’ideale
maschile condiviso non è la magrezza, ma piuttosto la salute, il benessere
fisico e l’apparente giovinezza.
Quella che nasce come desiderio di una dieta sana e bilanciata, con il
passare del tempo, si trasforma in una vera e propria ossessione, che influisce
fortemente anche sui rapporti affettivi e sociali, che assumono un ruolo subordinato
e sacrificato rispetto al cibo (per esempio, alimentazione solitaria,
prolungata per ore, rifiuto di cenare in ristorante, ecc.).
I soggetti pongono l’alimentazione al centro della loro esistenza e
finiscono per ridurre progressivamente i loro interessi al di fuori di questa
area.
L’ortoressico grave si impone regimi dietetici rigidi e restrittivi, e
fa di tutto per evitare di mangiare qualcosa che ritiene contaminato o che
possa nuocere alla sua salute. Se capita di dover mangiare qualcosa di “impuro”
l’ortoressico prova un senso di colpa: vomito, diarrea, mal di testa sono i
sintomi che sopraggiungono dopo essere caduti in tentazione. Tale senso di
colpa non si placa fino a quando l’inadempienza alle “regole” non viene
auto-punita. Le auto-punizioni non sono estreme come quelle a cui si sottopone
il soggetto colpito da anoressia o bulimia, ma implicano comunque una ancora
più drastica riduzione dello spettro di alimenti che “si possono mangiare”. Tutto
ciò porta la persona ad evitare sempre di più situazioni sociali che lo
costringono a mangiare cibo per lui contaminante e, dunque, la solitudine e la
depressione sono dietro l’angolo.
Naturalmente, oltre alle conseguenze sulla vita di relazione, a lungo andare possono crearsi anche scompensi metabolici di gravità variabile o sindromi da malnutrizione. Analogamente, la negazione di un’alimentazione diversificata favorisce la perdita del piacere del cibo, e addirittura la riduzione dei sensi dell’olfatto e del gusto, con conseguente ulteriore perdita di interesse verso il cibo in quanto tale.
Naturalmente, oltre alle conseguenze sulla vita di relazione, a lungo andare possono crearsi anche scompensi metabolici di gravità variabile o sindromi da malnutrizione. Analogamente, la negazione di un’alimentazione diversificata favorisce la perdita del piacere del cibo, e addirittura la riduzione dei sensi dell’olfatto e del gusto, con conseguente ulteriore perdita di interesse verso il cibo in quanto tale.
Dietro alla mania del mangiare solo cibo sano ci sono spesso
manifestazioni legate all’ipocondria e alla paura ossessiva di contrarre
malattie. Spesso gli ortoressici hanno in comorbidità anche un disturbo
ossessivo compulsivo di personalità. Le persone sono angosciate da fobie per
le malattie e dalla paura di
contaminazione. Spesso sono assillate dal desiderio di avere un corpo forte e
resistente agli attacchi infettivi o al trascorrere del tempo.
Anche se l’ortoressia nasce dal desiderio del soggetto di avere uno
stile di vita più “sano”, la linea tra uno stile di vita sano e questo disturbo
è davvero molto sottile, perciò, è molto
difficile individuarlo come problema psicologico.
I rischi non sono alti se la cerchia di alimenti “consentiti” è quella
di un vegetariano, ma possono aumentare, se il cibo inizia ad insinuarsi in
ogni pensiero, discorso ed azione intrapresa.
Nei casi lievi o transitori chi soffre di ortoressia non raggiunge
comportamenti dannosi, mentre nei casi gravi arriva a modificare il proprio stile
di vita, vivendo in uno stato di costante pericolo e arrivando a isolarsi e a
manifestare un vero e proprio disturbo di personalità.
Le conseguenze fisiche dipendono dalla gravità e dalla durata del
disturbo, ma possono prodursi notevoli conseguenze relazionali (isolamento
sociale, rituali ossessivi) ma soprattutto possono insorgere altri disturbi
dell’Alimentazione di grado più severo: infatti, la propensione a trasformarsi
in Anoressia Nervosa è molto comune.
La differenza principale con l’anoressia, che a prima vista appare
molto simile, è l’assenza di un pensiero continuo al peso, alle forme corporee
ed all’apporto calorico. L’interesse è rivolto solo alla qualità vera o
presunta dei cibi da introitare, che il soggetto, almeno per quanto riguarda le
porzioni, mangia sempre in quantità normali.
Le conseguenze a lungo termine di questa patologia dipendono principalmente dal regime calorico-dietetico, che l’individuo s’impone.
Le conseguenze a lungo termine di questa patologia dipendono principalmente dal regime calorico-dietetico, che l’individuo s’impone.
La terapia dell'ortoressia prevede
un approccio globale che comprende psicoterapia più seguimento dietologico.
Dott.ssa Rita Manzo
Dott.ssa Rita Manzo
Ne troverai due specifici per l'Ortoressia nella sezione Scale di Autovalutazione per i Disturbi dell'Alimentazione.
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domenica 13 gennaio 2013
LA TIMIDEZZA
COS’È LA TIMIDEZZA
La timidezza è un elemento che da sempre rappresenta e accompagna gli
esseri umani. E’ il senso di disagio e di impaccio che si prova nel rapporto
con gli altri, la mancanza di disinvoltura, l'incapacità di parlare in
pubblico. Essa dunque comporta sia un disagio interiore che una goffaggine
esteriore quando si è in presenza di persone o ci si trova in situazioni che
creano disagio.
Il timido si inibisce in un gran numero di situazioni sociali che
evita ogniqualvolta sia possibile. Di solito, però, dopo un periodo iniziale di
inibizione all'azione, il timido perviene ad un adattamento col moltiplicarsi
degli incontri. In sostanza in un ambiente familiare i timidi si comportano
normalmente.
Il disagio della persona timida rimane contenuto e non ha niente a che
vedere con il panico che si sperimenta nei casi di fobia sociale.
La persona timida ha difficoltà a sostenere sguardi, silenzi, e
situazioni imbarazzanti, come chiacchierare con un estraneo, parlare di sé o
passare davanti a persone che lo possono osservare. Fonte di timidezza
sono gli sconosciuti, le persone dell'altro sesso, parlare in pubblico, trovarsi
in un gruppo numeroso, avere uno status inferiore a quello dei propri
interlocutori, sentirsi inferiore a vario titolo.
Il timido ha la continua sensazione di sentirsi al centro
dell’attenzione, di essere sottoposto all’osservazione e al giudizio degli
altri, giudizio che teme essere negativo. Questo può alimentare bassa autostima
e scarsa fiducia in se stesso, che aumentano a loro volta il timore di non
essere accettato. Le aspettative negative del timido lo inducono a focalizzare
l’attenzione su sé stesso per tenere sotto controllo ciò che potrebbe essere
criticato dagli altri; il suo atteggiamento, dall’esterno, appare remissivo o
inibito. Spesso tende a sopravvalutare le difficoltà e a sottovalutare le
proprie capacità.
La persona timida nelle situazioni in cui è a disagio tende a
diventare con facilità rossa in viso, comincia a sudare, ha il battito cardiaco
accelerato, vive in uno stato d’ansia. Evita di contraddire gli altri e di
schierarsi per non perdere il consenso esterno. La sua paura del conflitto
riflette il timore di essere poco stimato. Infatti il problema che sta alla
base della timidezza è una scarsa autostima. Questo aspetto infatti non emerge
nelle situazioni in cui le persone timide si sentono sicure; in tali
situazioni, infatti, sembrano dimenticarsi completamente del loro disagio e spesso
esprimono delle doti e qualità di cui spesso loro stessi si stupiscono.
La timidezza può variare di intensità e anche diminuire o svanire del
tutto. Può variare a seconda del soggetto da un leggero disagio a una paura
irrazionale, a un vero e proprio disturbo d’ansia (fobia sociale).
La persona timida che si trova a vivere una situazione di disagio, a
livello fisiologico manifesta i seguenti sintomi:
- accelerazione del battito cardiaco
- sensazione di una morsa allo stomaco
- sudorazione eccessiva
- rossore.
A livello psicologico, la
timidezza dipende innanzitutto da una eccessiva focalizzazione su sé
stessi e sui propri errori, da una bassa stima di sé e da una eccessiva negatività.
La vergogna è uno dei vissuti che la persona timida vive: vergogna di
mostrare le emozioni, vergogna di uscire allo scoperto, vergogna di apparire e
vergogna, quindi, di mostrarsi per intero. La persona timida vive costantemente
la vita in una scissione perenne tra le sue parti: quelle buone e socialmente
accettate possono venir fuori a piccole dosi e con enorme controllo, quelle
“scabrose” devono essere celate e da queste, il primo a doversi difendere, è
proprio il timido.
QUANDO COMPARE LA TIMIDEZZA
In linea generale la comparsa della timidezza sembra essere abbastanza
precoce e si verificherebbe sin dalla prima infanzia e nell'adolescenza, al
contrario della fobia sociale che avrebbe inizio solo in seguito.
La timidezza durante l’infanzia può essere favorita da genitori timidi
e introversi che contribuiscono a creare un senso di insicurezza e
inadeguatezza all’interno della propria famiglia riproponendo il modello
appreso; oppure da genitori troppo protettivi e ansiosi che non forniscono ai
figli la sicurezza di cui hanno bisogno per affrontare le situazioni sociali; ma
anche da genitori rigidi e severi, che non consentono ai figli una libera
espressione delle emozioni. I figli che nei confronti di tali genitori si
sentono insicuri e timidi, ripropongono nelle relazioni sociali questa stessa
modalità di relazione.
La timidezza può comparire anche in adolescenza, periodo di grandi
trasformazioni, in cui si perdono le sicurezze apprese in precedenza, cambiano
i punti di riferimento, non più i genitori ma il gruppo dei pari.
I coetanei
diventano gli interlocutori più importanti, tanto che il rapporto con loro può
influenzare le sfera scolastica, sportiva e affettiva, ed essere timidi può
essere vissuto come un problema.
La timidezza non è né una malattia né un disturbo perché non è
caratterizzata da cronicità e non interferisce pesantemente con la vita lavorativa,
scolastica, sociale. Tuttavia, pur non essendo una malattia, la timidezza può
creare un disagio notevole se chi ne soffre manifesta una crescente difficoltà
nello stare in mezzo agli altri, sino ai giungere a casi estremi di isolamento
sociale. Tale difficoltà nei casi più gravi può portare a delle complicazioni
psicologiche, quali ad es. la depressione e il ricorso a droghe o alcol. In
altri casi meno estremi, la timidezza può condurre alla solitudine.
È importante non confondere la timidezza con la fobia sociale. Quest’ultima
è un disturbo più grave che porta la persona all’evitamento delle situazioni,
all’isolamento, a non fidarsi delle persone, a limitarsi pesantemente nelle
opportunità relazionali, sociali, lavorative. E la situazione può aggravarsi
portando a depressione, senso di inadeguatezza, rabbia verso se stessi.
Se la timidezza dovesse diventare un problema, tale da essere vissuta
con dolore e da portare ad un graduale isolamento sociale, essa può essere affrontata,
in tutta tranquillità, attraverso un percorso psicologico volto alla promozione del proprio
benessere.
Il sostegno psicologico e la psicoterapia possono offrire soluzioni
soddisfacenti per combattere la timidezza attraverso:
- l’incremento del senso
di autoefficacia nell’affrontare le
varie sfide della propria vita;
- l'aumento della fiducia nelle proprie capacità
- il miglioramento delle relazioni fondamentali che la persona vive con
gli altri e con il mondo.
- in miglioramento dell’autostima, della relazione che il soggetto
vive con sé stesso
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mercoledì 2 gennaio 2013
LE FOBIE
DEFINIZIONE DI FOBIA: UNA PAURA SPROPORZIONATA
La fobia è una paura
estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una
reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti
psicologici. Chi ne soffre, infatti, è sopraffatto dal terrore all'idea di
venire a contatto con un determinato oggetto (ad es. un animale, come un topo,
un ragno, uno scarafaggio o una lucertola), o di fronte alla prospettiva di
compiere un'azione che lascia indifferenti la maggior parte delle persone (ad
es. prendere l'ascensore o la metropolitana). Il soggetto riconosce che la
paura è eccessiva, e fa notevoli sforzi pur di evitare ciò che la provoca.
La situazione fobica viene evitata oppure sopportata
con intensa ansia o disagio. L’evitamento, l’ansia anticipatoria o il disagio
nella situazione temuta interferiscono in modo significativo con la normale
routine della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le
attività o le relazioni sociali, oppure è presente disagio marcato per il fatto
stesso di avere la fobia. I sintomi sono talmente intensi da causare disagio o
interferire con le normali attività sociali e lavorative della persona.
L’esposizione allo stimolo fobico provoca una risposta ansiosa
immediata. Nei bambini l’ansia può essere espressa piangendo, con scoppi di ira,
con irrigidimento, o con l’aggrapparsi a qualcuno. I bambini di solito non
riconoscono che le paure sono eccessive e raramente riferiscono disagio per il
fatto di avere qualche fobia.
Poiché si
manifesta un’ansia anticipatoria se la persona si confronta con la necessità di
entrare in contatto con la situazione fobica, tali situazioni vengono di solito
evitate.
L'ansia da
fobia, o "fobica", si esprime con sintomi fisiologici come
tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di
soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Si sta
male e si desidera solo fuggire. Scappare, d'altra parte, è una strategia di
emergenza. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che
possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti
della paura, in realtà costituisce una micidiale trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione
evitata e prepara l'evitamento successivo (ogni evitamento rinforza
negativamente la paura). Tale spirale di progressivi evitamenti produce l'incremento,
non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della
persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine
dell'individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le
attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più limitante.
La fobia può provocare
uno stile di vita limitato o un’interferenza con certe occupazioni a seconda
del tipo di fobia.
Le fobie specifiche tendono ad iniziare principalmente
nella fanciullezza, sebbene molti casi si manifestano verso l’età adulta. I
fattori che favoriscono l’esordio delle fobie specifiche includono eventi
traumatici, attacchi di panico inaspettati nella situazione temuta, il vedere
altri sottoposti ad un trauma o mostrare paura e la trasmissione di
informazioni.
TIPI DI FOBIE
Quando si parla di fobie ci si riferisce in genere alla fobia dei
cani, dei gatti, dei ragni, degli spazi chiusi, degli insetti, di volare, del
sangue, delle iniezioni, ecc.
Più precisamente, esistono le fobie
generalizzate (agorafobia e fobia sociale), fortemente invalidanti, e le
comuni fobie specifiche,
generalmente ben gestite dai soggetti evitando gli stimoli temuti, che si
classificano così:
Tipo animali. Fobia dei
ragni (aracnofobia), fobia degli uccelli o fobia dei piccioni (ornitofobia),
fobia degli insetti, fobia dei cani (cinofobia), fobia dei gatti (ailurofobia),
fobia dei topi, ecc..
Tipo ambiente naturale.
Fobia dei temporali (brontofobia), fobia delle altezze (acrofobia), fobia del
buio (scotofobia), fobia dell'acqua (idrofobia), ecc..
Tipo sangue-iniezioni-ferite.
Fobia del sangue (emofobia), fobia degli aghi, fobia delle siringhe, ecc.. In
generale, se la paura viene provocata dalla vista di sangue o di una ferita o
dal ricevere un'iniezione o altre procedure mediche invasive.
Tipo situazionale. Nei casi
in cui la paura è provocata da una situazione specifica, come trasporti
pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare (aviofobia), guidare, oppure luoghi
chiusi (claustrofobia o agorafobia).
Altro tipo. Nel caso in cui
la paura è scatenata da altri stimoli come: il timore o l'evitamento di
situazioni che potrebbero portare a soffocare o contrarre una malattia (vedi
anche disturbo ossessivo-compulsivo e ipocondria), ecc. Una forma particolare
di fobia riguarda il proprio corpo o una parte di esso, che la persona vede
come orrende, inguardabili, ripugnanti (dismorfofobia).
- Acrofobia -
Paura delle altezze
- Agorafobia -
Paura degli spazi aperti e affollati
- Aracnofobia -
Paura dei ragni
- Aviofobia -
Paura di volare
- Brontofobia -
Paura dei temporali
- Cinofobia -
Paura dei cani
- Ofidiofobia - Paura dei serpenti
- Misofobia -
Paura dei germi
- Emofobia - Paura della vista del sangue, di aghi e siringhe
- Acatartofobia - Paura dello sporco e della polvere
- Acatartofobia - Paura dello sporco e della polvere
- Claustrofobia - Paura degli spazi chiusi (esempio: ascensori)
- Scotofobia o Nictofobia- Paura del buio.
- Scotofobia o Nictofobia- Paura del buio.
CAUSA DELLE FOBIE
Non esiste una sola
causa per spiegare le fobie, poiché non vi è una relazione diretta tra il
passato di un paziente e lo sviluppo di una determinato disturbo.
Le ricerche a riguardo indicano che esistono dei fattori genetici e
ambienti che favoriscono l’insorgere di una fobia. Allo stesso modo, le
situazioni in cui si scatenano in modo più intenso sono quei momenti in cui la
persona, per motivi diversi, è sottoposta a stress.
Una della possibili cause per cui una fobia specifica insorge è che la
persona abbia avuto nella sua infanzia un’esperienza traumatica, a cui dopo
associa l’elemento che è causa della paura.
In molti casi, le persone non
ricordano le cause che hanno portato a sviluppare la loro fobia, specialmente
quando si tratta di fobie specifiche. Altre volte, invece, possono ricordare
uno o diversi avvenimenti che hanno portato alla fobia, specie quando si tratta
di fobie sociali.
TRATTAMENTO DELLE FOBIE
Quando
la fobia è tale da causare uno stato di sofferenza e disagio in grado di compromettere la qualità di vita
della persona, rivolgersi ad uno
specialista, come lo psicologo psicoterapeuta, per una valutazione accurata del
disagio è il primo necessario passo da compiere per giungere ad un trattamento
psicoterapeutico adeguato allo specifico caso e finalizzato al superamento del
disagio, poiché la fobia può e deve
essere curata. Se trascurata, infatti,la fobia rischia di cronicizzarsi o di
peggiorare. Le fobie specifiche di solito si trattano tramite la psicoterapia,
che permette al cliente sia di comprendere le cause della sua fobia, e di
acquisire tecniche per gestire lo stato emotivo di fronte allo stimolo
scatenante.
Dott.ssa Rita Manzo
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